Chiesa di Santa Fosca

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Chiesa di Santa Fosca - Cannaregio

Chiesa di Santa Fosca.

Storia della chiesa

Se deve prestarsi fede all’autore anonimo di una cronaca manoscritta da cui poi trassero alcuni altri scrittori, il fondatore della chiesa dedicata a Santa Fosca Vergine e Martire, fu Crasso Fazio vescovo di Olivolo che la fabbricò nell’anno di Cristo 873. Ma come questo Crasso Fazio, benché ammesso dal Sansovino, e dall’Ughelli nella serie dei vescovi olivolensi, ne deve esser per autorità del Dandolo, e d’altri accreditati scrittori totalmente cancellato, così in conseguenza viene ad essere dubbiosa nelle sue circostanze una tale asserta fondazione.

Egli è però verosimile, che essendosi portato da Tripoli provincia dell’Africa all’Isola di Torcello il corpo di questa illustre vergine, da quel tempo, che fu nel secolo X si estendesse anche in Venezia il di lei culto, e fosse però al di lei nome eretta una chiesa parrocchiale, la quale poi, come consta da documenti, fu rinnovata nell’anno 1297. Ridotta poi vicina rovina dal lungo trascorrere del tempo, fu nell’anno 1679 gettata a terra, ed indi in assai decente forma rinnovata dai fondamenti.

La decorò poi con l’ecclesiastica solenne consacrazione Girolamo Fonda Vescovo di Nona nel giorno 15 di agosto dell’anno 1733, dopo di che a compimento dei di lei abbellimenti ne eresse di marmo la facciata, e due altari Filippo Donato Senator Veneziano.

Gli ornamenti però più preziosi sono una porzione del legno della Santissima Croce già provata (come attesta la tradizione della chiesa) con l’esperimento del fuoco; una Spina della Sacra Corona di Gesù Redentore, ed una costa della Santa Martire Titolare, donata già a questa chiesa nell’anno 1592 da Antonio Grimani, allora vescovo di Torcello, e poi patriarca d’Aquileia. (1)

Visita della chiesa (1839)

Entrando si trova nella mezzaluna alla destra il fatto del Centurione sulla maniera tiepolesca. La tavola del primo altare col transito di San Giuseppe è di Antonio Novelli; e lasciati gli altri due altari, si vedono nella cappella maggiore due quadri l’uno con la disputa di Nostro Signore e l’altro coll’adultera sulla maniera del Celesti, mentre la tavola del maggior altare con la Trinità, Nostra Signora e le Marie nell’alto, e vari santi al basso, è di Filippo Bianchi.

Lasciate anche le tavole degli altri due altari del sinistro lato può osservarsi il quadro sopra il pulpito con la rappresentazione di un battesimo sulla buona maniera veneziana. Non sono di alcun momento né la tavola dell’ultimo altare, né il vicino quadro con Nostro Signore presentato al popolo, sullo stile tiepolesco. (2)

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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