L’illuminazione a Venezia, l’origine dei capitelli o cesendelli

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1852
Capitello di Calle del Duca (Cannaregio 4321)

L’illuminazione a Venezia, l’origine dei capitelli o cesendelli

E’ antico uso nella nostra città, che dal principio della notte fino al rischiarar del seguente giorno in tutte le strade vi siano accese delle lanterne a cinque vetri, quattro cioè laterali e uno che serve di piano o base, perché così le strade tutte restino illuminate. Questo costume ebbe l’origine così, secondo un antico Cronista all’anno 1128: “Ancora sotto questo Doge Domenico Michiel, se usava pur assai barbe postice alla grega, de sorte che veniva fatto de gran male la notte, e massime nelli passi cantonieri, come calle della bissa e ponte dei sassini, che si trovava molti ammazzati, non si sapeva chi fossero stati, perché non si conoscevano i malfattori, per il Dominio furono bandite dette barbe sotto pena della forca, che non le se portasse né di dì, né di notte, e così si dismesse“. E fu ordinato, che per le Contrade mal sicure fossero posti Cesendelli impizadi, che ardessero tutta la notte, dove furono poste le belli Ancone. “Et questo tal cargo fu dato ali Piovani, e la Signoria pagava la spesa”. Questo divieto di portare barba per i molti scandali, che nascevano ai tempi del Doge Domenico Michiel, si trova registrato in parecchi scrittori, ma nessuno da me veduto rende conto della forma della barba, e dei mali che nascevano, tranne l’anonimo da me qui allegato. Noi diciamo Ferali quelle lanterne che egli appella Cesendelli, il qual nome come osserva il Macri, viene da Cicindela, appellazione data dagli antichi a quelle piccole cantaridi o animaletti fosfori, che la notte rilucono sui prati, e sono da noi chiamati Lusarioi. La parola poi Ancona, e di greca origine, significa immagine, e come dicono i Greci Icon. Restò questo nome in Venezia alla Chiesa detta l’Anconetta, e all’altra verso Mestre, che si appellava dai vecchi Santa Maria della Drezzagna.

Nel 1450 il 2 settembre in Consiglio dei Dieci fu ordinato, che sotto al portego della drapparia ogni sera si accenda lampade quattro, che durino sino ore quattro di notte. E nel 1453, 16 gennaio: che i Provveditori al Sal paghino l’olio de li Cesendeli del Rialto. Sono portati questi due decreti dal Rosso nel suo Repertorio delle Leggi del Sal fatto nel 1521. Così successivamente furono fatti vari provvedimenti, ma come sembra tutti per luoghi particolari della città. Finalmente nel 1732, 23 maggio dal Senato fu decretata l’illuminazione intera della città quale oggi si scorge, con obbligo a tutti di contribuire, eccettuati i miserabili. I Bombardieri in virtù dei loro privilegi pretendevano essere immuni da quella contribuzione, ma per dichiarazioni del Senato in data 13 novembre, essi pure furono costretti a pagare. Appare dal decreto medesimo, che prima l’illuminazione si faceva colle volontarie obblazioni di persone caritatevoli. Oggi ardono ogni notte; un tempo non si accendevano nei plenilunio e da parecchi anni più, non si paga dai privati.(1)

(1) GIANBATTISTA GALLICCIOLLI. Delle memoria venete antiche profane ed ecclesiastiche. TOMO I. (VENEZIA 1795. Appresso Domenico Fracasso)

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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