
Il busto di Jacopo Robusti detto Tintoretto nella Cappella Bonetti, nella Chiesa della Madonna dell’Orto.
Questa cappella apparteneva alla famiglia Bonetti come si può vedere dalla lapide nel mezzo del pavimento. In questa cappella con ottimo divisamento si riposero le ossa di Jacopo Robusti detto il Tintoretto che stavano prima ai piedi della medesima cappella quasi sotto l’antico organo nella tomba di Marco dei Vescovi suo suocero.
Figlio di un tintore di seta (da cui il nome ‘Tintoretto’) che si era guadagnato l’appellativo di Robusti per aver difeso le porte di Padova durante la guerra della Lega di Cambrai, Jacopo utilizzava fin da piccolo i colori che trovava nel laboratorio del padre, tanto che questi lo inviava ben presto a bottega dal Tiziano (1530). Qui il pittore, a quanto si narra, veduto un disegno del giovane allievo, per timore di future concorrenze lo fece cacciare su due piedi.
Sembra che nel 1539 Tintoretto si potesse già fregiare del titolo di maestro, con uno studio indipendente presso il Campo San Cassiàn, nel Sestiere di San Polo. Nel 1541, appena ventitreenne, ricevette dal nobile Vettor Pisani l’incarico di realizzare, in occasione delle sue nozze, 16 tavole raffiguranti le Metamorfosi di Ovidio. Nella circostanza si recava al Palazzo Te di Mantova per studiare gli affreschi di Giulio Romano.
Nel 1548 dipinse Il miracolo di San Marco e ricevette le lodi dell’Aretino. Sempre per la Scuola Grande di San Marco, lavorava fino al 1566 alle tre tele raffiguranti i miracoli postumi del Santo: San Marco salva un saraceno durante un naufragio, Trafugamento del corpo di San Marco e Ritrovamento del corpo di San Marco.
Per l’albergo della Scuola della Trinità, una confraternita minore, eseguì invece, tra il 1551 e il 1552, un ciclo di dipinti con storie tratte dal libro della Genesi, tra cui la Creazione degli animali, il Peccato originale e Caino e Abele. Nel 1564 Tintoretto si aggiudicò il concorso bandito dalla Scuola Grande di San Rocco per la realizzazione di un San Rocco in gloria, da collocare nella sala principale dell’albergo. L’anno successivo divenne membro della Scuola e venne incaricato di eseguire un ciclo di dipinti sulla Passione di Cristo.
Nel 1566 dipinse cinque tele allegoriche collocate nella Saletta degli Inquisitori nel Palazzo Ducale. Pur impegnato con il Palazzo Ducale e con la Scuola Grande di San Rocco, Tintoretto accettò nel 1579 l’invito di Guglielmo Gonzaga e realizzò otto grandi tele per il Palazzo Ducale di Mantova in cui si esaltavano le gesta della famiglia Gonzaga. Nel 1588, alla morte di Veronese, subentrò a quest’ultimo nella decorazione della parete della Sala del Maggior Consiglio.
L’opera che ne risultò, una immensa tela di più di 7 metri di altezza e 24 di lunghezza, raffigurante il Paradiso con al centro il Cristo Pantocratore. Tintoretto morì all’età di settantacinque anni dopo aver realizzato tre ultime opere per la Basilica di San Giorgio Maggiore: gli Ebrei nel deserto e la caduta della manna, l’Ultima Cena e la Deposizione nel sepolcro (1592 – 1594). (1)
Nel 1937, in occasione di una mostra sul pittore, si volle dare più degna sepoltura alle reliquie, che furono trasferite a centro della cappella. In quella occasione fu collocato alla parete un busto in terracotta modellato da Napoleone Martinuzzi.
Sotto il busto una targa riporta:
“ALLA SPOGLIA MORTALE / DI / IACOPO TINTORETTO / QVI NELLE GRANDI OPERE D’IM / MORTALE VITA VIVENTE ONO / RE DI SEPOLTVRA PIV DEGNA / VENEZIA OFFRIVA L’ANNO 1937”
(1) https://www.arte.it/artista/jacopo-robusti-detto-tintoretto-119
FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.















































































