Busto del sacerdote e studioso Giambattista Gallicciolli, nel Panteon Veneto a Palazzo Loredan

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Busto dell'erudito Giambattista Gallicciolli, nel Panteon Veneto a Palazzo Loredan

Busto del sacerdote e studioso Giambattista Gallicciolli, nel Panteon Veneto a Palazzo Loredan

Giambattista Gallicciolli vide la luce, in Venezia, da Paolo e da Andrianna Grismondi, originari di Bergamo, il 15 maggio del 1733.

A sedici anni Giambattista indossa la veste clericale., e della lingua ebraica imparò i principi dal dotto giudeo Simon Callimani, ad apprendere quelli della greca si recava al collegio in Santa Maria della Salute dal Somasco padrea Zola, e a lui solamente si deve il merito di essersi istruito nell’arabica, nella siriaca, nella caldaica, non meno che in quella difficilissima dei rabbini, e ne sapeva pure di francese e d’inglese.

Venuto per la sua istruzione in grande estimazione presso il dotto e munifico Marco Foscarini; questi con le più dolci ed insinuanti maniere l’obbligo a dar l’ultima mano ed a formare il grande indice al Tesoro delle antichità Giudaiche di Biagio Ugolini, che terminò di vedere la luce nel 1766, per cura dei Librai Ertz e Coletti, in trentatre volumi in foglio. Venne pure eletto a dare compimento all’altra non meno utile collezione del p. Galland dell’Oratorio, intitolata: Bibliotheca Patrum. Finalmente diresse la nuova edizione del Dizionario delle Sette Lingue del Facciolati, che il Gatti, nel 1778, in due volumi in foglio pubblicava.

Ma egli è tempo ormai che da noi si miri il Gallicciolli, non più siccome editore od illustratore o continuatore di opere altrui, sebbene siccome autore di opere sue originali. Venne infatti alla pubblica luce, nel 1773, coi tipi di Francesco Sansoni, l’opera: Fraseologia Biblica o Dizionario Latino Italiano della Sacra Bibbia Volgata.  Le due opere che nell’ebraico idioma valentissimo lo valgono a dimostrare, una si è quella che, nel 1787, ha pubblicato: Dell’Antica Lezione degli Ebrei e dell’ Origine dei punti, in forma di ottavo; l’altra, impressa nel 1792: Pensieri sulle LXX Settimane di Daniele, in forma di dodicesimo.

Il Gallicciolli dal greco nell’italiano translatava: Le lettere di San Clemente papa; Le lettere genuine di San Ignazio M. vescovo di Antiochia, corredate dagli atti del suo martirio, e La Lettera di San Policarpo vescovo di Smirne con la circolare del suo martirio; Le Opere di San Giustino; L’Orazione di Taziano ai Greci, e il frammento del Dialogo di Bardesane sul destino, con prefazione e note; Le Opere di Atenagora Ateniese; I Libri di San Teofilo, vescovo di Antiochia, ad Autolico filosofo gentile, e la Derisione dei filosofi gentili di Ermia filosofo cristiano.

Poiché il Gallicciolli era della sua patria, dopo dieci anni di fatica, fece di pubblico dominio, nel 1792, presso Domenico Fracasso, in otto volumi in forma di ottavo, le sue Memorie Venete antiche, profane ed ecclesiastiche.

Affabilissimo e semplice di modi, benché alquanto rozzo di aspetto, per la sua scienza e per la natia sua giovialità, era la delizia e l’amore dei suoi discepoli, cui siccome padre egli amava. Vero prete, a tutto rigore di parola, con prontezza e con carità tutti ne forniva i doveri. Giunto agli anni suoi settantatre, dopo sei giorni di malattia, il 12 maggio 1806, in Dio placidamente s’addormiva. Ebbe decorosi funerali, da monsignore Marco Regolo Sambonifacio funebre elogio, da suo nipote in Sant’Agostino onorifica sepoltura; in San Cassiano elegante monumento.

“GIAMBATTISTA GALLICCIOLLI / SACERDOTE VENETO / NELLE / LINGVE ORIENTALI / E NELLA STORIA PATRIA / DOTTISSIMO / N. MDCCXXXIII M. MDCCCVI” (1)

(1) Giuseppe Veronese. Panteon Veneto o di alcuni Veneti illustri. Tipografia Giambattista Merlo. Venezia 1860

FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.

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