Pozzo di Corte Contarina

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Pozzo di Contarini - San Marco

Pozzo di Corte Contarina

Vera: in pietra d’Istria di forma cilindrica con una cornice quadrata con quattro archi sui lati e quattro vele agli angoli. Base: quadrata, scantonata agli angoli. Copertura: lastra metallica piatta.

Corte Contarina. I Contarini uscirono nei suoi principi dalla Germania, ove furono Conti del Reno, come sono stati chiamati per un pezzo. Presero stanza prima a Roma, d’onde vennero a reggere, al tempo d’Onorio Imperatore d’Occidente, come Vicari Imperiali, la città di Concordia; quale distrutta dai barbari, si ricoverarono nelle laguna dell’Adriatico, e furono dei primi antichi Tribuni, prima del 700, dei dodici Elettori del primo Doge Paoluccio Anafesto; e fecero edificare la chiesa di San Nicolò pel Lido e dell’Angelo Raffaele. Benché adesso oltre le due arme che qui si vedono, abbiano alcuni poi messa l’arma in petto all’aquila, chi un giglio, chi inquartata colla croce rossa, e chi con i leoni, portavano però anticamente solo un’arma che é quella delle sbarre azzurre in campo d’oro; finché trovandosi ad un viaggio assieme due galere Contarini, quando erano i galeotti su per le corde e chiamavano lo schiffo1 della galera Contarini, veniva uno schiffo per l’altro, e nasceva della confusione. Allora uno dei padroni cenando in un giardino, per togliere una sera questo disturbo fece una gioia di verde, e tornato alla galera la pose sulla bandiera di vento, e seccandosi, la rinnovava; finché tornato in patria, recò l’arma e la gioia di verde, che restò cosi coronata ai successori. Altri però vogliono che i Contarini della gioia siano venuti dall’Ungheria dopo degli altri delle sbarre, né siano di una medesima stirpe: comunque sia é certo che ebbe questa  famiglia illustre fino al presente otto Dogi: Domenico 1042, Giacomo 1278, Andrea 1368, Francesco 1565, Nicolò 1630, Carlo 1663, Domenico 1639, Alvise 1676. Ora diramata dura questa famiglia in molte case.

1 Piccola imbarcazione a remi.(1)

(1) Libro dei Nobili Veneti ora per la prima volta messo in luce. Tipografia delle Murate. Firenze 1866.

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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