Isola di San Giorgio in Alga.

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Francesco Guardi (Venezia 1712-1793) - Isola di Giorgio in Alga

Isola di San Giorgio in Alga. Chiesa e Monastero dei Carmelitani Scalzi. Chiesa e Monastero demoliti

Storia dell’isola, della chiesa e del monastero

In un’isola della veneta laguna, che dall’alga marina ivi in molta copia solita di fermarsi acquistò il nome, la famiglia Gattara fondò una chiesa, e la dedicò al martire San Giorgio, la di cui devozione era molto invalsa tra i veneziani. Ne fece la solenne consacrazione il vescovo di Castello Marco Michieli nel giorno 29 di aprile dell’anno 1228, e si ha per tradizione, che vi abitassero in un monastero presso di essa religiosi Benedettini. Partiti poi questi dall’isola vi si introdussero eremiti Agostiniani del di cui antico istituto molti si contavano i luoghi sparsi per la veneta laguna. È opinione di alcuni scrittori, che un eremita spagnolo di nome Lorenzo disceso in Italia nell’anno 1350, fabbricasse un monastero sotto la regola di Sant’Agostino in quest’isola, ove visse tre anni e adunò sotto la sua disciplina molti discepoli; d’onde ebbe origine la congregazione, detta del Beato Lorenzo in Alga di Venezia, che fu poi unita nell’anno 1579 alla congregazione degli eremiti di San Girolamo, fondata dal Beato Pietro da Pisa. Desideroso però di maggior ritiro si ritirò nella riviera occidentale di Genova detta Sestri di Ponente, ed ivi nell’anno 1353 fabbricate per sé e per i suoi discepoli alcune cellette, stabilì la sua congregazione, detta in Alga di Venezia. Stette il monastero in potere degli eremiti Agostiniani sinché al declinare del secolo XIV mancati a poco a poco i religiosi e la osservanza, essendo rimasto col solo priore per nome Beltramo, fu dal pontefice Bonifacio IX ridotto in commenda, e con tale titolo concesso a Lodovico Barbo patrizio veneto, quanto giovine d’anni, altrettanto maturo per pietà, e per dottrina, per di cui beneficio ivi fondò la celebre congregazione dei Canonici Secolari, detti di San Giorgio in Alga. Tali furono d’essa i principi.

Deliberarono nell’anno 1400, due giovani veneti Antonio Correr e Gabriel Condulmero, ambi nipoti di Angelo Corraro, patriarca allora di Costantinopoli, e poi sommo pontefice sotto nome di Gregorio XII, di abbracciare lo stato ecclesiastico: indi fu il Corraro eletto decano della Chiesa di Coron, ed il Condulmero ottenne un canonicato nella Cattedrale di Verona. Dimorarono quindi insieme in Verona per un anno intero, esercitandosi in continui atti di religione, sinché richiamati dai loro parenti a Venezia, continuarono nelle loro case paterne a dare tali esempi di virtù, che molti giovani nobili loro si diedero per discepoli e compagni. Adunati dunque tutti insieme nella privata casa di Antonio Correr nella parrocchia di San Biagio, ivi concordemente vissero, servendo con esemplarità al Signore, sino a tanto che giunto in Venezia il sopra menzionato Angelo patriarca di Costantinopoli li trasferì primieramente alla propria più comoda abitazione, da dove poi col consenso dello stesso patriarca per desiderio di più quieto ritiro passarono al monastero di San Nicolò del Lido, che per le guerre avute contro i Genovesi ridotto quasi a forma di albergo militare era restato vuoto dei monaci Benedettini antichi abitatori di esso.

Mentre quivi esemplarmente vivevano, col timore però di dover quanto prima cedere il luogo a monaci, che ritornassero, Lodovico Barbo, priore (come si disse) di San Giorgio in Alga, ansioso di promuovere nel luogo a sé raccomandato il divino culto li invitò a ritirarsi nel suo priorato, ove in totale sicurezza, e in libera quiete potessero come bramavano servire a Dio. Erano allora quei, che si ridussero a San Giorgio in Alga, in numero di otto, e fra essi Marin Quirini uomo di singolare spirito, a cui portandosi bene spesso per visitarlo l’angelico giovine Lorenzo Giustiniani figlio di una di lui sorella, restò talmente rapito dalla modesta e santa conversazione dei giovani congregati, che secondando gli inviti della divina sapienza, che lo chiamava, ivi destinò di dedicarsi al divino servigio. Si accrebbe indi a poco la nascente congregazione con altri sette soggetti di nobile sangue ai quali tutti concesse papa Bonifacio IX a preghiere del priore Lodovico Barbo il titolo di canonici secolari, istituendo nel Monastero di San Giorgio in Alga una nuova congregazione, alla quale per commissione pontificia diede le leggi, ed ordinò le costituzioni Angelo Barbarigo vescovo allora di Chissamo, e poi cardinale di Santa Chiesa. Convocati poi avanti di sé nel giorno 30 di ottobre dell’anno 1404 gli uomini venerabili Marin, Quirini, Antonio Carraro e gli altri tutti di lor religiosa compagnia, e dichiarati a nome del pontefice, e con consenso del priore Barbo, canonici della chiesa collegiata di San Giorgio in Alga, assegnò le due terze parti delle rendite dell’antico monastero alla loro comune sussistenza, riservando l’altra terza parte all’onesto mantenimento del Barbo, che tuttavia si ritenne il titolo di priore.

Eletto poi al supremo apostolato col nome di Gregorio XII, il sopra lodato Angelo Corraro, chiamò egli tosto a Roma i due suoi nipoti, i quali per prima grazia impetrarono dal zio, che confermasse con apostolica autorità la nuovamente stabilita congregazione. Indirizzò il pontefice al priore Barbo la bolla della conferma nel giorno 27 di gennaio dell’anno 1407, e poco dopo decorò i canonici con le facoltà di poter usare abito di colore violaceo. Corrisposero i nuovi canonici alle beneficenze pontificie, ed alla santità dell’ordine con tali esempi di virtù, e di buoni costumi, che ben tosto molte città del veneto stato gli invitarono a fondare nei loro recinti nuovi monasteri, e fra queste prima di tutte Padova per donazione fatta dal vescovo Stefano Carrarese gli accolse nell’antico Monastero di San Giovanni Decollato, che prima si chiamava di San Giovanni Evangelista dell’ordine benedettino.

Furono non molto dopo dal pontefice Gregorio XII dichiarati cardinali di santa chiesa i due suoi nipoti Antonio Correr, e Gabriel Condulmero, dei quali il Condulmero aveva prima di essere assunto alla porpora rinunziato alla sua congregazione il priorato della Collegiata Chiesa di Sant’Antonino fuori delle mura di Vicenza, a cui era annesso il priorato dei Santi Fermo e Rustico di Lonigo, dichiarandovi priore il sacerdote Lorenzo Giustiniano uomo per santità di vita, onestà di costumi e per tutte le virtù sommamente laudabile.

Negli stessi tempi Lodovico Barbo assai noto per la sua prudenza e virtù al pontefice Gregorio XII fu da esso istituito abbate commendatario di Santa Giustina di Padova, ove con tale fervore intraprese la riforma di quel monastero, che ridotto al primiero stato di regolare osservanza lo vide divenuto Capo dell’illustre congregazione, detta di Santa Giustina di Padova. Vacando dunque per la partenza del Barbo il priorato veneto di San Giorgio in Alga, ad esso fu chiamato per unanime consenso dei canonici nel giorno 9 di settembre dell’anno 1409 San Lorenzo Giustiniani.

Si dilatò sotto capo sì venerabile la nuova congregazione, la quale acquistò tre monasteri nelle illustri città di Verona, Bologna e Padova, cosicché credendo opportuno che a questi fra se lontani membri soprastesse un solo capo, destinarono i religiosi di eleggere un rettore generale, che governando di presenza il Monastero di San Giorgio in Alga presedesse nello stesso tempo anche agli altri monasteri della congregazione, e primo di tutti assunsero a tal peso nell’anno 1424 il lodato San Lorenzo Giustiniano, che per ben otto volte amministrò l’intera congregazione con titolo di Rettore Generale. Presedeva egli dunque per la quarta volta nel 1421, quando con giubilo universale, e massimamente dei canonici di San Giorgio in Alga fu esaltato alla sede di San Pietro il cardinal Gabriel Condulmero col nome di Eugenio IV, il quale confermò tosto con amplissimo diploma tutti i privilegi concessi alla congregazione da Bonifacio IX, da Gregorio XII, e da Martino V, sommi pontefici, e le unì il priorato di Santa Margarita di Polverara, e di Santa Maria d’Ispida.

Mentre però il corpo della congregazione andava ampliandosi coll’acquisto di nuovi monasteri, la chiesa, e le altre fabbriche di San Giorgio in Alga infiacchite dalla loro vecchiezza davano non piccoli indizi di vicina caduta. Perloché accorrendo all’istantaneo bisogno i canonici posero mano all’opera, a di cui sussidio assegnò Eugenio IV una determinata, non però grande, somma di soldo, e con fatica terminarono nell’anno 1458, la chiesa grande bensì, ma povera, e di abbellimenti materiali affatto disadorna, il di cui pregio consisteva nei soli spirituali tesori da essa posseduti. Erano questi un frammento del legno della Santissima Croce, provato già dal vescovo di Chioggia coll’esperimento del fuoco; una spina, e della veste inconsutile del Redentore; ed un piede del martire titolare San Giorgio; le quali reliquie in adattato nicchio riposte furono nell’anno 1589.

Nuovo accrescimento di monasteri ottenne in questo frattempo la congregazione. Poiché nell’anno 1437 le fu unito il Convento di San Pietro di Brescia; e nell’anno 1462 per concessione del senato ottenne in Venezia l’antica Abbazia di San Cristoforo degli Umiliati, detta volgarmente della Madonna dell’Orto; e vi si aggiunsero nell’anno 1468 il Convento di San Salvatore in Lauro di Roma per dono del cardinal Latino Orsini, e finalmente nell’anno 1486 quello di San Rocco nella città di Vicenza.

Progressi così fortunati furono però di tratto in tratto amareggiati per la morte di quegli illustri soggetti, che sortiti dal seno della congregazione le davano decoro non meno per le esimie virtù, che per le dignità da loro sostenute; mentre nell’anno 1445 morì nel Monastero di San Giovanni decollato di Padova il piissimo cardinale Antonio Corraro, il di cui corpo, come egli prescrisse, fu portato a seppellire nella Chiesa di San Giorgio in Alga, ed al di lui sepolcro fu inciso il titolo di fondatore della congregazione. Due anni dopo mancò di vita il pontefice Eugenio IV, nel giorno 22 di febbraio 1447 e nell’anno 1456 addì 8 gennaio volò al cielo il santissimo patriarca Lorenzo Giustiniani, di cui fu discepolo e successore il patriarca Maffeo Contarini figlio di questa congregazione, la di cui morte segui nell’anno 1460.

Maggiore però era il danno, che riceveva lo stato spirituale dei canonici da una certa tepidezza di vivere, che li ritraeva dal loro primiero fervore. Perloché sollecitò il pontefice Paolo II di conservare lo splendore di una congregazione fondata dai suoi maggiori prescrisse nell’anno 1470 al patriarca di Venezia, ed all’abbate di San Giorgio, che sceglier dovessero dodici dei più provetti canonici, dei quali cura fosse il fare rifiorire negli altri l’antica santità dei costumi, per la conservazione della quale si affaticò poi con merito Gregorio Scalpi padovano, eletto rettore generale nell’anno 1485.

Restituita dunque la congregazione all’esattezza dell’osservanza, ottenne circa l’anno 1496 il Monastero di San Giovanni di Rimini, e vide nell’anno 1508 uno dei suoi canonici Luigi Contarini innalzato alla sede patriarcale di Venezia.

Tale fu lo stato della congregazione dei Canonici Secolari di San Giorgio in Alga, i quali servirono a Dio, ed alla chiesa senza legame dei voti, perché assunto al pontificato San Pio V, per maggiormente unirli a Dio loro prescrisse nell’anno 1568 che col solito rito dei regolari dovessero pronunziare la solenne professione dei voti. Non fu però bastante nè men questo quantunque fortissimo vincolo per trattenere in una costante disciplina il vivere dei canonici divenuti regolari. Poiché col solito corso delle cose umane raffreddandosi l’antico fervore, e l’amore della solitudine e dello studio a poco a poco si allontanarono dall’esatta osservanza di quelle regole, nelle quali erano stati fondati. Uscì perciò dall’apostolica autorità di Clemente IX nell’anno 1668 un decreto, che sciolse, ed annullò perpetuamente la congregazione dei Canonici di San Giorgio in Alga di Venezia, applicandone i beni così sacri, che profani ad altri usi pii, e massime a sussidio dell’aspra guerra, che sosteneva la Repubblica veneziana contra il nemico comune della cristianità. In tal modo perì una congregazione, che aveva dato alla chiesa, ed a Venezia tanto decoro, e numerava tra i suoi figli un sommo pontefice, cardinali, patriarchi, vescovi, e sopra tutti l’ammirabile ornamento della sua patria, lode e gloria dei Prelati l’incomparabile San Lorenzo Giustiniani .

Perché però il sacro luogo non andasse per la mancanza di abitatori in presta rovina, fu consegnato al sacro Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola, i quali per la loro professata povertà, e per la mancanza di esterni sussidi, furono ben presto sforzati ad abbandonarlo.  Sottentrarono poi in loro luogo nell’anno 1690 i religiosi Carmelitani della Riforma di Santa Teresa, detti gli Scalzi, i quali ridussero ben presto l’orrida deformità dell’abbandonato monastero ad una modesta, e religiosa vaghezza, ed amenità. Convenne però, che una non mediocre spesa fatta nel restauro si della chiesa, che dell’altre abitazioni si replicasse per un funesto incendio, che fortuitamente insorto nel giorno 11 di luglio dell’anno 1716 consumò la chiesa, ed una gran parte del monastero, riducendo con deplorabile disgrazia in cenere la famosa libreria, fondata già dal cardinal Antonio Corraro, in cui oltre i di lui molti libri si accoglievano anche quelli che aveva donati il pontefice Eugenio IV e moltissimi altri lasciati già in testamento alla congregazione dal cardinal Girolamo Aleandro. Si preservò però prodigiosamente illesa tra il fuoco, che l’attorniava, la parte più nobile del monastero, ove trasse la regolare sua vita mentre era canonico il santo patriarca Lorenzo. Imperocché le fiamme divoratrici scorrendo con impeto, tostoché arrivarono a lambire quelle fortunate mura quasi in segno di riverenza retrocessero, nessun segno nemmeno in esse lasciando d’averle toccate. Nel rinnovamento del monastero, che ben presto nobilmente restò compito, fu espressa in una iscrizione di marmo la memoria di tal prodigio. (1)

Visita della chiesa (1733)

Questa chiesa si incendiò con tutte le pitture che ora si vedono tre tavole del Litterini ed alcuni quadri negli angoli in alto, ed altro con vari Santi del Medi. Nella cappella di San Lorenzo Giustiniani nel convento vi è quanto al santo apparve la Divina Sapienza, ed il miracolo quando la sua stanza rimase illesa in mezzo alle fiamme dell’ultimo sopraccennato incendio, opere del Cav Bambini. Nel refettorio vi è la Crocifissione di Cristo opera preziosa di Donato Veneziano fu conservata dal fuoco. (2)

Eventi più recenti

Il governo veneziano aveva una cura speciale per san Giorgio in alga poiché era costante usanza di ricevere nell’isola gli ambasciatori dell’Impero e di Spagna e tutti i principi che venivano a Venezia dalla parte di terra. L’occasione più solenne ebbero la chiesa e il convento di sfoggiare tutta la loro pompa nel 1782, quando il 5 di maggio papa Pio VI giungeva a Venezia. La città era tutta in festa, poiché fin dalla mattina gli spari della fusta ormeggiata in bacino di san Marco aveva annunziato che il serenissimo Paolo Renier con i consiglieri della Quarantia Criminale e i Savi erano montati sui tre peatoni ducali, tutti ricoperti di broccato d’oro e di velluto cremisi, per recarsi ad incontrare il pontefice che se ne ritornava da Vienna. Le barche seguivano a migliaia il doge, che scese a san Giorgio in alga, mentre il patriarca a capo di tutti i vescovi dello stato veneto, si spingeva fino alla sosta del Moranzan per aspettare lì l’arrivo del papa. (3)

Nel 1806 l’isola venne consegnata ai militari, i carmelitani si contrarono nel convento degli Scalzi di Venezia. Fu demolita la chiesa, il campanile, gli adiacenti edifici ed asportato il portale gotico, servì da carcere politico, venne qui relegato anche Domenico Morosini a causa di un sonetto scritto contro l’imperatore d’Austria Federico II, ed infine servì come polveriera. Nel 1961 il patriarca di Venezia Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII, comprò l’isola dal comune di Venezia e progettava di ridarne nuova vita, ma nel 1973 il patriarcato la ritornò allo stesso comune, nello stesso anno venne asportato e rubato il bassorilievo raffigurante San Giorgio e il drago.

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della città di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra – Venezia 1733)

(3) CESARE ZANGIROLAMI. Storia delle chiese dei monasteri delle scuole di Venezia rapinate e distrutte da Napoleone Bonaparte (Arti Grafiche Vianelli Mestre 1962).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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