Manifattura dei Tabacchi, Fondamenta dei Tabacchi, nel Sestiere di Santa Croce

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Manifattura dei Tabacchi. Fondamenta dei Tabacchi - Santa Croce

Manifattura dei Tabacchi, Fondamenta dei Tabacchi, nel Sestiere di Santa Croce

Il primo insediamento della Manifattura fu costruito, nel 1786 da Girolamo Manfrin, fra i rii di Sant’Andrea e delle Burchielle, un’area libera, privilegiata dall’espansione industriale e portuale ottocentesca per la sua proiezione verso la terraferma.

Nel progetto, attribuito all’architetto Bernardino Maccaruzzi, la manifattura del Manfrin aveva un carattere di villa veneta con barchessa, gli edifici in pietra chiudevano un ampio cortile (con pozzo al centro) utilizzato per asciugare le foglie di tabacco al sole, intorno si aprivano laboratori, servizi, stalle per l’alloggio degli animali, depositi per il fieno, stufe per asciugarle. Il progetto settecentesco venne rivisto e ampliato in epoca napoleonica e la facciata assunse l’aspetto attuale. Altri edifici dislocati nelle vicinanze (l’ex chiesa di Santa Maria Maggiore e l’ex chiesa di Santa Marta), ma anche in zone lontane della città come la Giudecca (l’ex chiesa dei Santi Cosma e Damiano) erano utilizzati come deposito.

Nel 1884 il Ministero delle Finanze razionalizzò la produzione, introdusse nuovi macchinari per le sigarette e disciplinò le confezioni dei sigari, l’introduzione del lavoro a cottimo portò un notevole aumento della produzione. Nei decenni a cavallo tra Ottocento e Novecento, in seguito anche a ripetuti incendi che la devastarono, la Manifattura veneziana acquistò un aspetto di area industriale moderna e razionale. Nel 1877 nel vicino Rio Terà dei Pensieri, la contessa Elisabetta Michiel Giustinian aprì, in un edificio di sua proprietà, un asilo per accogliere i figli, ancora lattanti o gia svezzati, delle operaie della manifattura.

Il tabacco arrivava greggio in balle e veniva trattato e trasformato in sei diversi reparti che corrispondevano ad altrettante fasi di lavorazione (apprestamento, formazione sigari, tabacco da pipa, tabacco da fiuto, sigarette, recupero scarti), quindi impacchettato e spedito. Nei primi del Novecento vi lavoravano circa 1500 persone, un sistema produttivo complesso che si mantenne quasi inalterato fino agli anni Sessanta, quando la lavorazione manuale viene quasi interamente meccanizzata.

La figura professionale più rappresentativa era la “sigaraia“; le sigaraie entravano in Manifattura giovanissime, lavoravano in grandi saloni, sedute ai due lati di grandi banconi. I sigari “Roma” i più piccoli, “Toscani” i più grossi, “Virginia” lunghi e con la paglietta all’interno, dovevano risultare tutti uguali.

Nel secondo dopoguerra in Manifattura il ciclo produttivo venne sempre più meccanizzato, sparirono alcune lavorazioni, come i sigari. Negli anni Ottanta entro in crisi tutto il settore dei tabacchi, mettendo in pericolo gli ultimi 240 posti di lavoro. A Venezia si producevano le sigarette “Sax” e “Alfa“, di tabacco scuro e di scarsa qualità, mentre il mercato richiede il tabacco biondo americano, poi nel 1992 cadde il monopolio dei tabacchi, dando un colpo mortale alla produzione della Manifattura. Il 1 gennaio 1997, con decreto del ministro delle Finanze, cessò definitivamente l’attività produttiva della Manifattura dei Tabacchi di Venezia.

In Fondamenta dei Tabacchi, ci sono ancora due piloni in muratura che reggono il cancello attraverso il quale si accedeva alla fabbrica, erano una volta sormontate da due palle di pietra con fascio littorio, l’andar fuori dalle palle significava allora, per i lavoratori, un sinonimo di libertà!

È in corso la trasformazione di tutta l’area della Manifattura in “Cittadella della Giustizia”. (1)

(1) MARIA TERESA SEGA Manifattura Tabacchi. Il Poligrafo 2008

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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