Il Peàtone dogale

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La Scalè Reale, Padiglione delle navi - Arsenale

Il Peàtone dogale

Con questo nome di peatoni si distingueva, fino al cadere della repubblica, una barca di carena piatta di grandezza maggiore delle piatte o piati, barche civiche di eguale specie, sulle quali abbiamo tenuto ragionamento scrivendo del secolo XIII: i piattoni servivano esclusivamente al doge ed alla signoria in occasione di pubbliche solennità, di andate votive alla visita delle chiese, e per festeggiare la memoria di qualche fatto storico ragguardevole. Tre erano questi piattoni ducali, ornati magnificamente di vaghi intagli, messi ad oro tanto nei fianchi, come nell’ampio e ricchissimo coperto che si diceva tiemo; andavano remigati da 8 arsenalotti per cadauno, ricoperti di sfarzose assise. Troviamo memoria dei peatoni fin dal 14 settembre 1315. (1)

I Peatoni dogali: imbarcazioni che misuravano in lunghezza circa 1/3 del Bucintoro (10m ca), decorate con intagli dorati e provviste di un tetto (tiemo). Tali imbacazioni erano destinate al doge e al suo seguito per le visite annuali a chiese a chiese e monasteri (le cosiddette andate) e per condurre re, principi, ambasciatori e prelati in visita a Venezia. Esempi di questo tipo d’imbarcazione li troviamo nel dipinto di Joseph Heintz “Il solenne ingresso nella cattedrale di San Pietro di Castello del patriarca Federico Cornaro” (XVII secolo).

La Scalè* Reale

Venezia fu uno dei primi stati ad avere un cerimoniale sull’acqua in Europa. La Scalè è una imbarcazione da cerimonia o di alta rappresentanza. Quest’ultima non è stata l’unica utilizzata da Venezia nel corso della sua storia, tra le più famose vi erano: il Bucintoro (dall’836 al 9 gennaio 1798 quando, l’ultimo dei cinque Bucintoro costruiti dalla città, fu bruciato durante la prima dominazione Napoleonica), le scaule, i peatoni dogali e le peote.

La prima testimonianza sull’utilizzo della Scalè Reale ci viene fornito da Girolamo Induno, il quale produce un dipinto che ritrae il Re Vittorio Emanuele II davanti al Palazzo Ducale in occasione dell’annessione di Venezia al Regno d’Italia il 7 novembre 1866.

Probabilmente l’imbarcazione fu costruita prima del 1866, in quanto in quella stessa data la Scalè viene citata nell’opera di Giuseppe Boerio Dizionario del dialetto veneziano. Dunque, la sua realizzazione sembra sia dovuta al governatorato austriaco.

Lo scafo fu creata all’interno delle mura arsenalizie dal Cantiere Filippini e decorato da un certo sig. Garbato di cui non vi sono altre notizie. L’imbarcazione presenta tratti “internazionali”, diversi, quindi, dagli standard veneziani soprattutto per quel che riguarda i volumi della carena. Lo scafo ha dimensioni considerevoli e poteva ospitare 18 rematori.

L’imbarcazione fu nuovamente utilizzata nel 1878 in occasione della visita a Venezia del Re Umberto I e della Regina Margherita. Sempre nello stesso anno venne utilizzata per portare i Reali all’inaugurazione del monumento al Padre della Patria (in onore a Vittorio Emanuele II).

La statua poppiera rappresenta due donne, una delle quali in piedi e intenta ad incoronare l’altra seduta. Si tratta di un’allegoria: Venezia, coperta da un mantello e accompagnata dall’ancora, incorona d’alloro l’Italia, rappresentata seduta e con indosso la corona turrita, simbolo di unità nazionale. L’alloro simboleggia immortalità e gloria, perciò questa allegoria potrebbe significare che solo con l’annessione di Venezia il Regno d’Italia può trovare gloria e immortalità. (2)

* Termine di origine francese

(1) GIOVANNI CASONI in Venezia e le sue lagune, volume primo. Stabilimento Antonelli (Venezia, 1847)

(2) da delle targhe esposte in prossimità della Scalé Reale nel Padiglione delle Navi all’Arsenale

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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