Ponte de l’Anzolo, tra il Rio de San Zulian e il Rio de Palazzo o de Canonica

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Ponte de l’Anzolo, tra il Rio de San Zulian e il Rio de Palazzo o de Canonica - San Marco/Castello

Ponte de l’Anzolo, tra il Rio de San Zulian e il Rio de Palazzo o de Canonica. Fondamenta de l’Anzolo – Calle va al Ponte de l’Anzolo

Ponte in pietra; struttura in mattoni e pietre, balaustre in ferro a cuori rovesciati sovrapposti e volute. Su un fianco del ponte, al centro dell’arco, tre stemmi in pietra di Provveditori di Comun, sull’altro fianco resti di un leone marciano scalpellato.

ANGELO (Calle del Ponte, Ramo Calle del Ponte, Ponte, Fondamenta, Calle al Ponte dell’). Sul prospetto di una prossima casa, che, malgrado le riduzioni, palesa l’originario stile archiacuto, si scorge innestato una specie di altarino di marmo, il quale nella parte superiore ha un dipinto rappresentante la Vergine col Bambino fra due angeli, e nell’inferiore altro angelo sculto in basso rilievo, ritto con le ali aperte, in atto di benedire con la destra un globo, decorato dalla croce, da lui tenuto colla sinistra. La figura di quest’angelo dalla cintura in giù rimane coperta da due scudi sopra cui ci sembra di scorgere l’arma gentilizia della famiglia Nani, quantunque la casa nel secolo XVI appartenesse ai Minotto. Curiosa è poi la storiella che si dice aver dato origine a tale scultura. Noi la trarremo dagli Annali dei Cappuccini del padre Boverio, servendoci in parte delle medesime di lui parole.

Racconta adunque il buon frate che nella casa predetta abitava l’anno 1552 un avvocato della Curia Ducale, il quale con tutto che fosse devoto della Beata Vergine, aveva accresciuto le entrate con disonesti guadagni. Invitò questi un giorno a desinare il padre Matteo da Bascio, primo generale dei Cappuccini, ed uomo di santissima vita, o gli raccontò, prima di sedersi a mensa, di avere in casa una scimmia brava ed esperta in modo che lo serviva in tutte le sue domestiche faccende. Conobbe subito il padre per grazia divina, che sotto quelle spoglie si celava un demonio, e, fattasi venire innanzi la scimmia, la quale stava appiattata sotto un letto, le disse: Io ti comando da parte di Dio di spiegarci chi tu sia, e por qual cagione entrasti in questa casa. Io sono il demonio, né per altro fine qui mi sono condotto che per trar meco l’anima di questo avvocato, la quale per molti titoli mi si deve. E perché dunque, essendone tu tanto famelico, non l’hai ancora ucciso e portato teco all’Inferno? Soltanto perché prima di andare a letto si è sempre raccomandato a Dio ed alla Vergine; che se una sola volta tralasciava l’orazione consueta, io senza indugio lo trasportava fra gli eterni tormenti. Il padre Matteo, ciò udito, s’affrettò a comandare al nemico di Dio di uscir tosto da quella casa. Ed opponendogli questi che gli era stato dato dall’alto il permesso di non partir di colà senza far qualche danno. Ebbene, gli disse il padre, farai qualche danno sì, ma quel solo che ti prescriverò io, e non più! Forerai partendo questo muro, ed il buco che farai servirli a testimonio dell’accaduto. Il diavolo obbedì, ed il padre, messosi a desinare con l’avvocato, lo riprese della sua vita passata, o nel fine dell’ammonizione, prendendo in mano un capo della tovaglia, e torcendolo, ne fece uscire miracolosamente sangue in gran copia, dicendogli, essere quello il sangue dei poveri da lui succhiato con tante ingiuste estorsioni. Pianse il dottore i propri trascorsi, e ringraziò caldamente il cappuccino della grazia ottenuta, gli manifestando però il proprio timore per quel buco lasciato dal diavolo, o chiamandosi poco sicuro finché restasse libero il passo a sì fiero avversario. Ma fra’ Matteo lo rassicurò, e gli ingiunse di far porre in quel buco l’immagine di un angelo, perché alla vista degli angeli santi fuggirebbero gli angeli cattivi. Fu questo successo così pubblico, conchiude il Boverio, che un ponte vicino alla casa ove si scorga la scultura dell’Angelo si chiama oggidì Ponte dell’Angelo.

Checché ne sia di tale storiella, ripetuta nel Segnori (Cristiano Istruito, e nel Cod. CCCCXXXI, Classe VII, della Marciana, col titolo: Casi memorabili Veneziani, raccolti dal gentiluomo Pietro Gradenigo da S. Giustina), osserveremo che lo stile della scultura suddetta sembra di un’epoca anteriore al 1552, in cui si vuole accaduto il miracolo, il che non toglie però che essa potesse essere stata tolta da altro luogo ove prima si trovava, e posta noi 1552 colà dove oggi si ammira.

La casa dell’Angelo è celebre altresì per gli affreschi del Tintoretto, dei quali però non rimano che qualche languida traccia. Si narra che avendo gli emuli del sommo pittore vociferato,che egli avrebbe dovuto mettere mani o piedi per condurre a termino l’impresa, quel bizzarrissimo ingegno dipinse bensì nello facce esteriori degli appartamenti molti gruppi e figure di battaglie, ma nel cornicione volle figurare una quantità di mani e piedi che sostengono, afferrano, premono, o spingono, burlandosi in tal guisa piacevolmente dell’astio degli invidiosi. (1)

(1) GIUSEPPE TASSINI. Curiosità Veneziane ovvero Origini delle denominazioni stradali di Venezia. (VENEZIA, Tipografia Grimaldo. 1872).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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