Chiesa, Convento e Ospizio di Santa Maria del Rosario

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Calle de le Muneghete. Luogo dove sorgeva la Chiesa di Santa Maria del Rosario

Chiesa di Santa Maria del Rosario. Convento e Ospizio di Monache Terziarie Domenicane vulgo le Muneghete. Chiesa e Convento secolarizzati

Storia della chiesa e del convento

Il terzo ordine ora detto della Penitenza di San Domenico, fu dal santo vivente nel fervore dell’apostoliche sue fatiche istituito a beneficio, e difesa di chiesa santa, sorto nome di Milizia di Gesù Cristo, sotto vesti di colore nero e bianco, contrassegno dell’umiltà ed innocenza, che egli desiderava in chi si arruolava a così sacra milizia. Prescrisse pure loro un certo numero di orazioni, che usare dovessero nei tempi delle ore canoniche. Cessata poi con l’estirpazione dell’eresie di quei tempi anche l’occasione di questa milizia, gli ascritti ad essa mutarono il nome, chiamandosi d’indi in poi frati della Penitenza di San Domenico.

Si accomunò poi anche alle donne quest’ordine di penitenza. Perciò le mogli di quei primi ascritti alla milizia di Gesù Cristo, volendo vivere dopo la morte dei loro mariti in un religioso celibato, abbracciarono l’ordine di penitenza, detto il terzo ordine di San Domenico, nel qual santo proposito furono seguitate anche da virtuosissime vergini, una delle quali fu la serafica Santa Caterina da Siena.

Fu poi questo terzo ordine confermato dai sommi pontefici, e dotato di amplissimi privilegi, i quali tutti esattamente furono distesi in un suo trattato dell’origine, e conferma di esso ordine di penitenza,dal Beato Tommaso d’Antonio Caffarelli senese, che molti e molte in Venezia ammise a professare detto ordine, in cui esemplarmente vissero, e santamente morirono. Fra questi merita distintamente essere ricordata la Beata Maria Storioni, di cui stese latinamente la vita il Beato Tommaso suddetto, e che al fine della narrazione di questo monastero sarà compendiosamente prodotta.

Diedero dunque, come dicemmo, molti e molte al principio il loro nome a questo istituto; ma intepiditosi a poco a poco il fervore degli uomini, perseverarono solo alquante donne nel santo loro proponimento, prima vivendo separatamente nelle loro paterne case, e poi per maggior decoro dell’ordine, e comodo dei loro pii esercizi unendosi raccolte in due separate case, l’una nella Parrocchia dei Santi Apostoli, e l’altra situata non molto lungi dalla chiesa parrocchiale di San Martino. Quivi dunque congregate vivevano secondo le loro costituzioni, godendo non solo di quei privilegi, che avevano universalmente concessi al loro ordine molti sommi pontefici, e che nell’anno 1406, erano stati riconosciuti dal patriarca di Grado Giovanni Zamboni, ma di quelli ancora, che in particolare alla congregazione delle sorelle Beghine, ovvero Bízocare, quali sotto l’abito ed istituto dei frati predicatori servivano in Venezia al Signore, aveva concesso nell’anno 1475, Sisto IV sommo pontefice. Ma perché reggendosi queste due case sotto un solo capo, bene spesso avveniva, che per l’elezione della superiora si suscitassero litigi, e discordie: perciò prudentemente pensò Bernardino Goselini provinciale nell’anno 1616, di unir in una sola abitazione le due famiglie. Che però si portò alla casa situata nella parrocchia dei Santi Apostoli, ove le sorelle erano in minor numero, comandò loro in virtù di santa ubbidienza, che trasportare si dovessero ad abitar nella casa più spaziosa, e comoda presso la parrocchiale di San Martino. Ubbidirono tosto con prodigio di rassegnazione le devote donne, e l’unione delle due case fu poi nell’anno stesso approvata dal capitolo provinciale radunato in Treviso.

In una sola abitazione dunque radunate vissero le religiose sorelle con quiete bensì, ma con estremo incomodo, dovendo tutte le feste portarsi alla lontana chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, per udirvi la parola di Dio, e frequentarvi i sacramenti. Ricorsero perciò nell’anno 1649 alla carità del patriarca di Venezia Giovanni Francesco Morosini, ed impetrarono la permissione di erigere un pubblico oratorio, in cui potesse celebrarsi un’unica messa, e riceversi dalle suore il Sacramento dell’Eucarista dalla mano del celebrante, salve nel resto le prerogative della chiesa parrocchiale, che dovevano riconoscere ai tempi debiti con ricever in essa i sacramenti pasquali.

Dopo ciò le suore si ridussero a fiato di perfetta comunità, e stabilirono, che in avvenire le vergini solamente potessero essere ammesse nel loro consorzio, alle quali anche prescrissero l’età di 18 anni per potervi ricevere l’abito della religione.

Si estese indi il privilegio dell’unica messa prima a due, e poi a quattro; e nell’ anno 1448 fu loro concesso il poter nel loro oratorio custodire il santissimo sacramento, per uso però unicamente delle suore. Per viver intanto con intera quiete nel godimento dei lor privilegi offersero le monache al doge ed al senato la loro chiesa, ed il monastero già perfezionato in libero juspatronato, che accolti dalla pietà del senato furono annessi alla Basilica Ducale con decreto emanato nel giorno 1 marzo 1649, e vennero ammessi alla partecipazione di quelle prerogative e preminenze, che godono altri pubblici Juspatronati.

Uscirono di questo sacro recinto nell’anno 1672, due vergini veneziane di esimia virtù, per esser compagne di suor Maria Domenica del Cuor di Gesù nella fondazione del monastero di Conegliano, in cui abitano monache del terzo ordine di San Domenico. L’una di queste fu Maria Pisenti, la quale dopo perfezionato il convento di Conegliano ritornò a Venezia, ove piamente morì. L’altra fu Maria Geneuna Basso chiamata da Dio alla fondazione di tre altri monasteri dello stesso istituto nei castelli di Montefiore, e Monteloro, e nella città di Macerata: nell’ultimo dei quali consumata dalle fatiche, e colma di meriti passò agli amplessi del suo sposo, resa illustre dalle sue virtù, e dai miracoli, con i quali Dio onorata la volle. (1)

Eventi più recenti

Dopo la loro soppressione, il locale, per decreto 28 novembre 1806, si consegnò alla Marina, che vi stabili le carceri militari. In seguito restò chiuso per alquanti anni, ed ora fu comperato dalla Congregazione di Carità, affine di concentrarvi gli ospizi del Morion, di San Vito, e della Corte dei Pignoli in Frezzeria, ridotti a stato rovinoso. (2)

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) GIUSEPPE TASSINI. Edifici di Venezia. Distrutti o vòlti ad uso diverso da quello a cui furono in origine destinati. (Reale Tipografia Giovanni Cecchini. Venezia 1885).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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