Chiesa e Monastero di San Nicola Vescovo vulgo San Nicoleto de la Latuga

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Calle San Nicoleto. Luogo dove si ergeva la Chiesa di San Nicolò vulgo San Nicolò de la Latuga - San Polo

Chiesa di San Nicola Vescovo vulgo San Nicoleto de la Latuga. Monastero dei frati Minori Conventuali. Chiesa demolita, monastero secolarizzato

Storia della chiesa e del monastero

Languiva appresso da lunga e pericolosa infermità Niccolò Lion Procuratore di San Marco uomo illustre nella Repubblica, massimamente per la congiura da lui scoperta di Marino Faliero doge, quando sentisse con ansietà invogliato di mangiare lattughe. Ricercate queste inutilmente in ogni luogo, furono finalmente rinvenute nell’orto dei Frati Minori di Santa Maria Gloriosa onde gustatele l’infermo si sentì rinvigorire, e riebbe ben presto la sua salute. Grato a Dio il buon senatore, sopra i confini di quell’orto, da cui tratte si erano le benefiche lattughe, ergere fece una chiesa sotto l’invocazione del Santo vescovo Niccolò, e vi aggiunse non molto dopo fabbriche sufficienti per l’abitazione di pochi frati, rimettendo poi tutto nell’anno 1332, in perpetuo giuspatronato dei Procuratori di Ultra. Nell’anno poi 1353, essendo stato spedito dal Senato ambasciatore al pontefice Innocenzo VI, in Avignone, fatto nel giorno 13 di febbraio il suo testamento, assegnò il piccolo monastero da sé fabbricato insieme con la chiesa alla religione dei minori, che riconosceva come suoi benefattori per la ricuperata salute. La chiesa tutta nel suo interno coperta di pitture stimatissime fu consacrata nel giorno 17 di settembre dell’anno 1582, da Marco Medici vescovo di Chioggia.

Vicine a questa chiesa furono fabbricate due piccole cappelle; l’una dedicata al serafico San Francesco; l’altra (di casa Basadonna) alla Beata Vergine sotto il titolo della Pietà, il di cui altare primo fra tutti della città di Venezia fu decorato da Gregorio XIII, dell’indulgenza plenaria per i defunti.

Per un incendio fatalmente eccitato nell’anno 1743, testò questo monastero quasi interamente consumato dalle fiamme, dalle di cui rovine andò poscia in assai conveniente forma rialzandosi.

Visita della chiesa (1733)

La prima tavola entrando in chiesa a mano sinistra rappresenta la Vergine di pietà con Santi Andrea, e Nicolò opera di Paolo Fiamingo.

Segue la famosa tavola di Tiziano nella Cappellla maggiore con la Vergine in aria, ed alcuni angeletti; nel piano i Santi Nicolò, Catterina, Antonio da Padova, Francesco, e Sebastiano, e la figura tra gli altri di quest’ultimo è quanto si può dipingere, e intendere, essendo divinamente rappresentato il corpo d’un giovine con pochi, ma eruditi sentimenti così delicato, che sembra di vera carne, e cosi grazioso, e mosso, che sembra vivo. Qui dà il Tiziano una gran scuola come si debba imitare il naturale. Nel San Nicolò poi, che mira in alto ritrasse la testa del famoso Lacoonte da lui assai stimata. Di questa palla si vede le stampe di Valentino le Febre, e si vede ancora un’altra stampa in legno solamente con i Santi sul piano, la quale però ha la figura di San Sebastiano variata specialmente nella testa, che mira all’insu; si dice essere stata detta stampa disegnata dallo stesso Tiziano.

Dal lato destro nella detta Cappella maggiore il quadro nell’alto con la Cena di Cristo è opera bella di Benedetto Caliari, creduta di Paolo dal Ridolfi. Al disotto San Giovanni che batteza Cristo, ed in lontano Cristo pure tentato dal Demonio è opera bellissima di Paolo Veronese. Dall’altro lato al di sopra; la risurrezione è di Carletto Caliari; il Ridolfi la mette nell’opere di Paolo, e il Cristo al Limbo al di sotto è opera famosa del Palma. Vi sono poi alcuni comparti dalle parti dell’Altare maggiore cioè puttini, ed adornati con misteri della passione, opere di Carletto, e li due profeti, e due sibille sono di Paolo. Segue poi dietro la risurrezione; Cristo avanti Pilato opera di Benedetto creduta dal Ridolfi di Paolo. Indi Cristo in Croce di Paolo. E poi Cristo condotto al Monte Calvario, opera di Alvise dal Friso. Dai lati dell’organo l’Annunziata, il Padre Eterno, ed un profeta sono di Marco di Tiziano. Sulle portelle dell’organo nel di fuori Adamo ed Eva; nel di dentro il sacrificio di Caino ed Abelle sono opere belle di Paolo Fiamingo. E dopo questo Cristo deposto di Croce opera di Carletto. La tavola di Sant’Antonio è di Santo Piatti. La tavola poi dell’altare di San Giovambattista con il detto Santo, che predica è opera rara del sopraccennato Fiamingo. Il soffitto è tutto nobilissimamente dipinto da Paolo Veronese. Nel mezzo vi è la visita dei Re Maggi. Dalla parte dell’altare maggiore vi è San Nicolò riconosciuto dal clero Vescovo di Mirra. Dalla parte dell’organo San Francesco riceve le stimmate questo va alla stampa del Lovisa, e nei quattro cantoni i quattro Evangelisti due dei quali cioè i Santi Matteo e Luca vanno alla stampa di Valentino le Febre. Nella sacrestia la tavola con Nostro Signore in Croce la Beata Vergine, i Santi Maria Maddalena, Giovanni, Francesco, e Bernardino in vago paese è opera rara di Donato Viniziano. D’intorno le pareti sopra le sedie vi sono vari Santi Francescani, e figure di chiaro scuro di Antonio Fumiani, come pure due quadretti ai due inginocchiatoi.

Nell’antisala del Refettorio San Francesco, che riceve le stimate è di Donato Viniziano. Nel Refettorio la Cena di Cristo è di Alvise dal Friso. La Cappella fuori di chiesa è tutta dipinta dal Palma. Nella Cappella di Casa Basadonna l’Assunta con molti angeli, cd abbasso i Santi Nicola, Chiara di Montefalco è di Odoardo Fialetti. Vi sono ancora vari quadri moderni. Quello sopra la porta con la Santissima Trinità è di Girolamo Brusaferro. Quello con l’Angelo Raffaello è di Giovambattista Pittoni e gli altri d’ altri autori. (2)

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) ANTONIO MARIA ZANETTI. Descrizione di tutte le pubbliche pitture della città di Venezia ossia Rinnovazione delle Ricche Miniere di Marco Boschini (Pietro Bassaglia al segno di Salamandra – Venezia 1733)

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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