Chiesa di San Paolo Apostolo vulgo San Polo

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Chiesa di San Paolo vulgo San Polo - San Polo

Chiesa di San Paolo Apostolo vulgo San Polo

Storia della chiesa

Cacciato per una congiura dal trono ducale Giovanni Partecipazio, gli fu nell’anno 836 sostituito per acclamazione del popolo Pietro Tradonico, nativo di Jesolo, il quale tosto assunse collega nella dignità Giovanni suo figlio. Questi dogi (come scrive il Dandolo nella sua Cronica) devoti di Dio nel secondo anno del loro principato, che fu di Cristo 837, appresso l’isola di Rialto ad onore di San Paolo Apostolo fondarono una chiesa parrocchiale, da cui prese il nome nella parte della città, che ora si chiama Sestiere di San Polo. Ignoto è l’anno, in cui ella fu consacrata; ma per antichissima consuetudine se ne celebra l’anniversario, e da un marmo posto sopra la porta del campanile si rileva, essere stata la sacra torre ridotta a perfezione nel giorno 22 di dicembre dell’anno 1352, per opera di Filippo Dandolo che era procuratore della fabbrica.

Non vi è notizia alcuna di rinnovazione, o restaurazione di chiesa cotanto antica, e questa forse sarà la cagione, per cui da alcuni scrittori vien attribuito il merito della fondazione di essa ad alcune famiglie, che per avventura l’avranno rifabbricata. L’altare, e la cappella maggiore ebbero una assai decorosa rinnovazione dalla pietà del piovano, Antonio Gatta nel finire del secolo XVI, e la ricca palla d’argento collocata nello stesso altare fama è, che fosse tratta dall’imperiale Chiesa di Santa Sofia di Costantinopoli, quando fu acquistata dai francesi, e dai veneziani.

Preziose sono le reliquie, che decorosamente in questa chiesa sono conservate, fra le quali sono le più venerabili una spina, ed un insigne frammento della salutare Croce del Redentore. Furono queste per dono di molti prelati della Germania ottenute nell’anno 1546, da Francesco Ferdinandez del Gado, segretario di Girolamo Verallo arcivescovo rosanense, e legato apostolico nella Germania, e poscia insieme coi loro documenti autentici pervennero in potere di Marco Desiderati, che le destinò a sacro ornamento della Chiesa di San Paolo sua parrocchiale. Essendo poi egli stato prevenuto dalla morte, i di lui eredi trascurando la nota disposizione del defunto, volevano consegnarle alla Scuola Grande di San Rocco; ma oppostosi il capitolo di San Paolo furono i sacri tesori per sentenza di Lorenzo cardinal Priuli patriarca di Venezia consegnati alla Chiesa di San Paolo, che fu poi nell’anno 1740, decorata da Federico Figlio primogenito d’Augusto III Re di Polonia col dono di una reliquia del celebre martire San Giovanni Nepomuceno, a di cui onore fu poi in quella chiesa eretto un magnifico altare.

L’atrio della chiesa vien formato da un egualmente sontuoso, che devoto oratorio, in cui ad un altare eretto di sceltissimi marmi si venera un’antica immagine del Redentore Crocifisso dipinta a maniera greca, ed all’intorno su vedono rappresentati in vaghe pitture i di lui viaggi dolorosi dal Pretorio al Calvario, chiamati comunemente la Via Crucis, divozione frequentata in questo luogo con solennità dai fedeli.

Frequenti erano nei tempi antichi nella piazza vicina alla chiesa i pubblici mercati, i quali poi dalla pubblica previdenza furono ridotti al solo giorno del mercoledì.

Decorosa assai per questa chiesa è la serie dei piovani, fra i quali oltre molti soggetti illustri per dottrina, e per delegazioni apostoliche a loro fatte, ne conta due elevati ad illustri mitrie del cristianesimo, e sono Vital Michele nell’anno 1148, piovano di San Paolo eletto vescovo di Castello: Pantaleone Giustiniano prima piovano della chiesa matrice di Santa Maria di Murano, e poi di San Paolo, riformator illustre del veneto statuto, e cappellano d’Innocenzo papa IV, da cui fu dichiarato è patriarca di Costantinopoli. Si potrebbe a questi aggiungere un altro (del di cui nome altro non si rileva dai pubblici documenti che la prima lettera L) il quale essendo piovano di San Paolo fu da una parte del capitolo di Costantinopoli eletto patriarca di quella imperiale città. Ma avendo l’altra parte di eguale in circa numero di canonici chiamato a quella sede l’arcivescovo di Eraclea, il pontefice Innocenzo III, fatta esaminare la controversia dai delegati apostolici dichiarò patriarca Everardo di nazione toscana. (1)

Visita della chiesa (1839)

Alla destra dell’organo Jacopo Tintoretto, con bella invenzione e con una condotta studiata e gentile, dipinse la cena di Nostro Signore. Ferdinando Toniolo fece nel primo altare la pala coi Santi Jacopo, Sebastiano, Antonio, Stefano; e Pietro Zandomeneghi ultimamente operò la statua della Beata Vergine pel secondo altare.

Nella cappella del Santissimo Gioachino Pizzoli con molta grazia dipinse a fresco Mosè che scende dal monte, il sacramento circondato dagli angeli, ed Elia nel deserto. I quattro quadri laterali poi della cappella medesima, colla lavanda dei piedi, con l’orazione all’Orto, colla via al Calvario e colla morte del Redentore sono opere di Giuseppe Salviati.

Jacopo Palma fece nella cappella maggiore e la pala colla conversione di San Paolo, ed i quattro quadri laterali. Nei due a destra fece la tentazione ed il transito di Sant’Antonio abate e negli altri due alla sinistra San Pietro che riceve le chiavi da Cristo, e lo stesso San Pietro seduto cogli altri apostoli.

La tavola dell’altra cappella, collo sposalizio di Nostra Donna è di Paolo Veronese, e per il susseguente altare Cosimo Piazza fece la predicazione di San Paolo, mentre Giambattista Tiepolo per l’altare di mezzo raffigurò San Giovanni Nepomuceno e Jacopo Guarana ad estrema sua fattura faceva per l’ultimo altare la tavola col cuore di Gesù adorato dai Santi Luigi Gonzaga e Francesco di Sales.

A fianco dell’organo è di Paolo Piazza il gran quadro col battesimo di Costantino, e passando all’oratorio che occupa lo spazio destinato all’ atrio della chiesa, in un altare di scelti marmi vi è l’immagine del Redentore dipinta alla maniera greca, mentre all’intorno si vedono rappresentati per mano di Domenico Tiepolo i viaggi del Redentore dal pretorio al Calvario, detti comunemente la via Crucis.

Il campanile della chiesa di prospetto a questo oratorio fu fatto nel 1 352, ed i due leoni coricati l’uno in faccia all’altro alludono alla morte data al generale Francesco Carmagnola.

Quello alla destra tiene tra le branche una serpe che però si difende, anzi uscendo colla testa dalle zampe del leone e rizzandosi gli addenta il collo. In esso par che si simboleggino i danni che la repubblica riportò da Filippo Visconti per colpa del Carmagnola. L’altro tiene fra le zampe anteriori un capo umano, il quale sembra indicare Carmagnola decapitato. Nessuna iscrizione portano le due figure; goffa ne è la scultura forse più che non doveva attendersi dal secolo XV, ma la tradizione è costante che a monumento sussistano della pena inflitta a quel generale.(2)

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.

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