Chiesa di San Cassiano vulgo San Cassan

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Chiesa di San Cassiano vulgo San Cassan - San Polo

Chiesa di San Cassiano vulgo San Cassan

Storia della chiesa

Asserisce il Sansovino nel suo libro sopra Venezia, che la chiesa parrocchiale ora denominata di San Cassiano, sia stata nella sua fondazione dalle famiglie Michele, e Minotta, che la fabbricarono, dedicata alla Vergine e Martire Santa Cecilia; ed il Savina nella sua Cronaca ne assegna per epoca l’anno 926. Aggiunge poi il citato Sansovino, che nei suoi principi ella fosse ufficiata da monache, e perciò vi si conservi il capo di detta santa; il che però non è di prova per asserire, che ivi abitassero donne religiose. Egli è ben vero per altro, che la santa martire possiede in questa chiesa culto e rito di contitolare, e che all’altare, in di lei nome consacrato vi si conserva una testa, la quale per una lamina di piombo ad essa unita, in cui inciso si legge il nome di Santa Cecilia, si dice appartener alla santa vergine, congettura assai debole per stabilire l’identità di una sì singolare reliquia.

Né deve esser meraviglia, che tanto oscuri e confusi siano i principi di questa chiesa; stante che i di lei documenti (con una disgrazia comune a tante altre) perirono nel memorabile incendio dell’anno 1105, che divorò una gran parte della città. Consta però di certo da autentiche carte posteriori all’incendio, che verso la fine del secolo XII, si nominava questa chiesa coll’unico titolo di San Cassiano, come appunto si legge in un apostolico diploma, col quale Clemente papa III, nell’anno 1188, riceve la chiesa di San Cassiano di Venezia sotto la protezione della sede apostolica, conservandole il possesso di tutti i beni, e privilegi ad essa concessi.

Che poi sotto tal titolo anche nei tempi susseguenti ella continuasse, apertamente si rileva dalla di lei solenne consacrazione fatta nel giorno 25 luglio dell’anno 1367 da Paolo Foscari vescovo Castellano unitamente ad Ubaldo vescovo di Caorle, e Fra Pietro vescovo in Candia, i quali la dedicarono a Dio sotto la sola invocazione di San Cassiano vescovo e martire.

Egli è però vero, che in altri documenti, e carte posteriori di molto tempo si legge questa chiesa fregiata del doppio titolo dei Santi Cassiano, e Cecilia, come si rileva fra gli altri da una sentenza promulgata nel giorno 10 di luglio dell’anno 1523, in cui vien nominato Giovanni Trevisano piovano dei Santi Cassiano e Cecilia di Venezia; dal che ragionevolmente può dedursi, che sin dall’origine della chiesa il santo vescovo e martire ne sia stato l’unico titolare, e che dappoi verso il secolo XVI, sia stata aggiunta per particolar devozione la Santa vergine e martire Cecilia in contitolare di essa chiesa.

Dal deplorabile incendio, che di sopra si è ricordato risorse poi con nuova fabbrica l’abbruciata chiesa, a cui poi nell’anno 1232, Giacomo Minotto discendente dai primi fondatori di essa offrì in perpetuo dono alquante case situate nel distretto della parrocchia.

Con una seconda rifabbrica fu poi rinnovata in più decorosa maniera questa chiesa con altari magnifici, in uno dei quali dedicato a Gesù Crocifisso si conserva il corpo di San Cassiano martire (non però vescovo) tratto dalle Catacombe di Roma. In altri altari poi si custodiscono altre reliquie, delle quali le più riguardevoli sono una porzione del cranio di San Dionisio Areopagita; ed una porzione pure, del mento di San Lorenzo levita e martire. (1)

Visita della chiesa (1839)

Costantino Cedini dipinse, nel secolo trascorso, il soffitto a fresco di questa chiesa, in cui sta espressa la gloria del santo titolare ed i quattro evangelisti in quattro minori comparti.

Nel primo altare, alla destra di chi entra, Jacopo Palma il vecchio dipinse nella sua prima maniera i Santi Giambattista, Pietro, Paolo, Marco, e Girolamo. Esser deve delle sue prime opere, molto tenendo dello stile antico comunque affatto giorgionesco ne sia il colorito.

Passato il grandioso altare susseguente, dedicato a Nostra Donna, nel terzo altare è di Leandro Bassano la tavola con la Visitazione di Maria Vergine.

Fu aperta nell’anno 1611 la cappella a fianco della maggiore, la cui pala fu dipinta con somma correzione dal vivente professore Odorico Politi, mentre Giuseppe Paoletti, nei primordi di questo secolo, ne dipingeva il soffitto. Di Leandro Bassano sono i due quadri laterali colla Nascita di Maria Vergine nell’uno, e con San Zaccaria che arde l’incenso nell’altro.

Jacopo Tintoretto nel 1565 fece la pregiatissima tavola del magnifico altar maggiore con Gesù risorto, San Cassiano e San Cecilia ai lati del monumento, ed il medesimo pittore, nei due quadri laterali, espresse nel 1568 la Crocifissione e la discesa al Limbo.

Trascorsa a fianco della maggiore l’altra cappella ornatissima di marmi, nel primo altare laterale Matteo Ponzone dipinse la pala con Cristo in croce ed i Santi Lorenzo, Domenico, Francesco e Bernardo.

Di sotto al pulpito è chiuso il battistero da pregevoli colonne di serpentino. La pala dell’ultimo altare con Sant’Antonio di Padova è di Lattanzio Querena.

I piccoli comparti della cantoria dell’organo si tengono siccome opera di Jacopo Tintoretto. In quello alla destra espresse egli San Cassiano nell’atto di tenere scuola; in quelle di mezzo il santo perseguitato; nell’ ultimo il santo consacrato vescovo. Parecchie scuole di devozione erano addette a questa chiesa, cioè: del Santissimo che dispensava due grazie all’anno di 50 ducati per il collocamento di due donzelle; di Santa Cecilia; di Santa Maria Elisabetta; dell’Annunziata; degli Osti; di San Francesco dei Salumieri, ed un sovvegno di cento religiosi sotto la protezione di Sant’Antonio. Ora la scuola di Sant’Antonio, fatta numerosissima di confratelli, e resa filiale a quella del Santo di Padova, serve di decoro a questa chiesa.

II campanile è antico, e pare che fosse fatto ad uso di torre.(2)

(1) FLAMINIO CORNER. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).

(2) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia ossia i quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi. (Tommaso Fontana editore. Venezia 1839).

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FOTO: Alfonso Bussolin. Pubblicazione riservata. Non è consentita nessuna riproduzione, con qualunque mezzo, senza l'autorizzazione scritta del detentore del copyright.

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