Il monumento “adhuc viventi” al doge Francesco Morosini nella Sala degli Armamenti, e altri monumenti al Peloponnesiaco

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Monumento al doge Francesco Morosini nella Sala degli Armamenti,. Palazzo Ducale

Il monumento “adhuc viventi” al doge Francesco Morosini nella Sala degli Armamenti, e altri monumenti al Peloponnesiaco

Nacque Francesco Morosini nel 1618 da Pietro Procuratore di San Marco, e a soli 18 anni si applicò alla militar disciplina, imbarcandosi come nobile sulla galea di Pietro Badoaro, capitano della guardia di Candia. Tre anni dopo, cioé nel 1639, combatté nel fatto della Vallona, contro i pirati che infestavano l’Arcipelago; e l’anno appresso passò Sopraccomito di galea, e fu spedito a Messina ad incontrare il principe Ludovisi, generale di santa Chiesa. Il suo valore apparve più spiccato nel 1645, nella battaglia combattutasi a Milo, ove abbordò una nave sultana sottomettendola: poi nel 1647, promosso Governatore di galeazza, difese la breccia fatta dai Turchi alle mura di Candia, richiamando, col suo esempio, le milizie che l’avevano abbandonata. L’anno appresso, pugnando ai Dardanelli, sottomise una galeazza nemica, sicché, a premio del suo valore, l’anno dopo, fu nominato Capitano del Golfo.

Eletto, nel 1651, alla carica di Capitano delle galeazze, pugnò a Trio, e nella battaglia data nelle acque di Paros, fece schiavo il rinegato Nicolò di Natalino Furlano, grande almirante delle navi ottomane, e fece cattivi altri cinquecento infedeli, predando la sua nave, munita di settantacinque cannoni, e disfece la galea del capudan-pascià. Fatto Provveditore dell’armata, nel 1653, prese la galea del bei di Cipro, ed altri legni nemici carichi di munizioni e di vettovaglie. L’anno dopo combatté ai Dardanelli, sottomise Egina, prese due saicche cariche di biscotto, e rese tributarie Scopulo ed altre isole. Tornò l’anno seguente mi Egina e vi distrusse tutti i munimenti guerreschi; acquistò le fortezze di Volo e di Megara, e nelle acque della Prevesa catturò tredici galeotte.

Eletto, nel 1656, Governatore e generale in Candia, disperse la flotta turca, che ne bloccava il porto, obbligandola ad abbandonar l’Arcipelago. Perito miseramente, nella battaglia datasi ai Dardanelli, nel 1657, il generalissimo Luigi Leonardo Mocenigo, fu a lui sostituito il nostro Morosini; il quale soggiogava, l’anno appresso, l’ isola di Canea; e nel seguente s’impadroniva di Calamata, fugava la flotta nemica nelle acque di Samo, correva le coste della Natolia, conquistava i castelli di Torm, di Cismes, di Ruggio, recandosi a svernare a Milo.

Nel 1660, tentò di dare assalto improvviso al campo turco, sotto Candia; ma le truppe che aveva poste a terra furono accerchiate e poste in fuga prima che potessero occupare posizione vantaggiosa. Di tale sinistro accusò il Morosini il provveditore Antonio Barbaro, e quindi lo puniva di bando capitale. Ma il Barbaro volò a Venezia, si discolpò e fu assolto; ed in quella vece il Morosini fu richiamato e rimosso dal supremo comando, vedendosi obbligato a difendersi da gravi imputazioni, dalle quali si lavò e fu dichiarato innocente.

Nel 1663 fu eletto Provveditore in Friuli, indi Provveditore di armata; e nel 1667, per la seconda volta, era designato Generalissimo del mare, recandosi alla difesa di Candia. Per quasi tre anni, durante i quali il Morosini ritardò la caduta di quella città, fece prodigii di valore, operando ciò tutto si poteva fare a salute di quella misera terra, onde a premio veniva eletto nel 1668 Cavaliere di San Marco; ma alfine ceder dovette alla necessità prepotente, abbandonato da ogni aiuto, e cesse la piazza a condizioni onorevolissime, stabilendo in pari tempo la pace. Rinpatriatosi, fu il 20 settembre 1669 creato Procuratore straordinario di San Marco de supra; ma venendo tosto accusato siccome violatore delle patrie leggi ed usurpatore della sovrana potestà, perché senza permissione del Senato aveva ceduto Candia e fermata la pace, fu inquisito, e per la difesa eloquente di Giovanni Sagredo e di Michele Foscarini fu assolto pienamente. Venne poi eletto Savio del consiglio; e nel 1678 Revisore alle fortificazioni in Terraferma; passando nel I683 Provveditore generale in Friuli.

Rottasi nuovamente, nel 1684, la guerra con la Porta ottomana, veniva per la terza volta, eletto il nostro Morosini a Capitan generale. Salpò nel mese di luglio, e corse subitamente ad assediare Santa Maura, e se ne impadronì in capo a sedici giorni; prese poi Nicopoli, occupò la Prevesa e il Zeromero. L’anno dopo, conquistò Corone, Calamata, Zarnata, Chiefalà, Passava e la fortezza delle Gomenizze, ed in ogni incontro riportò sopra i nemici vittoria. Nella campagna del 1686, fugò l’ esercito turco sotto Chiefalà, prese Napoli di Romagna, Navarino, Modone, Argos ed altri luoghi. L’ anno dopo disfece l’ oste turca, prese Patrasso e Lepanto, e, con lo flotta del golfo, Castel Tornese, Misistra ed altre terre, traducendo cattivi da circa tremila nemici. Poi acquistò Corinto ed Atene, la quale ultima città bombardando, a grande sventura, da lui stesso compianta, sofferse mina gran parte del tempio famoso di Minerva, il Partenone.

Tante splendide vittorie valsero a far sì che, con nuovo esempio, il Senato decretasse l’erezione del suo busto fuso in bronzo, nelle sale d’armi del Consiglio dei Dieci, e gli valsero il soprannome di Peloponnesiaco. Poco appresso, passato alla seconda vita il doge Marc’Antonio Giustiniano, quantunque assente il Morosini dalla patria, fu eletto a succedergli, finché venne a morte nell’ età sua di  anni 76, dopo sei anni circa di principato.

Il Morosini fu un eroe che illustrò la patria e la fece splendere di gloria non peritura, e la storia narra essere stata la sua morte pianta sinceramente dall’armata, la quale aveva sempre ammirato in lui il valoroso guerriero, l’esperto capitano, il padre dei suoi soldati, l’ ottimo cittadino; e narra del pari che la città tutta fu a quell’amara notizia immersa nel lutto.

Il sepolcro del Morosini é situato poco lontano dalla porta centrale della chiesa di Santo Stefano, nella navata maggiore. Il sigillo é ricco di ornamenti in bronzo fusi da Filippo Parodi, e reca questa inscrizione :

“FRANCISCI MAVROCENI / PELOPONNESIACI / VENETIARVM PRINCIPIS / OSSA MDCXCIV” (1)

Altri monumenti a Francesco Morosini

Il Senato veneziano l’11 agosto del 1687 decretò di dedicare ad Francesco Morosini, quando era ancora in vita, adhuc viventi, un busto celebrativo in bronzo commissionato allo scultore genovese Filippo Parodi. Morosini è ritratto nella veste di Capitano Generale da Mar, con la tipica bereta a tozzo, l’armatura con il rilievo del leone di San Marco e la clamide con cinque bottoni d’oro. Nella destra impugna il bastone di comando che appoggia su una mappa della Morea; alla base altri due bastoni di comando, a ricordo dei precedenti incarichi di comandante supremo della flotta in tempo di guerra e lo stemma gentilizio. (2) L’opera è in mostra nella Sale dell’Armamento del Palazzo Ducale, una copia in marmo venne fatta per il Palazzo Morosini a San Stefano, dove un targa del 1817 lo ricorda.

Un altro busto in marmo del Morosini, opera di Giovanni Comin, si trova in mostra al Museo Correr.  (3)

L’Arco Trionfale ad onore del doge Francesco Morosini detto il Peloponnesiaco architettato da Andrea Tirali ed ornatio con sei dipinti di Gregorio Lazzarini nella Sala dello Scrutinio. 

Si eleva questo arco di fronte alla parete ove stava il trono ducale, e serve d’ingresso alla sala dello Scrutinio, venendo dalle scale che metton piede nella loggia del cortile. Occupa tutta l’altezza della sala fin sotto il fregio che la circonda, nel quale son collocate, per ordine di tempo, le imagini dei Dogi, e sì che la effigie del Morosini cade, per avventura, sulla medietà dell’arco in parola.

Si decorava con quattro colonne canalate, che sopportano capitelli compositi di nuova forma, formati di scudi, corazze, manopole, trombe guerriere, contornanti la campana, e sopra esse stanno disposti elmi chiusi da visiere, che tengono luogo delle volute.  Due Fame occupano gli interstizi dell’arco, le quali ostentano in mano, una il corno di dogale, l’altra una corona reale; allusioni alla ubertà ed all’impero del Peloponneso; e la serraglia dell’arco è formata dallo scudo gentilizio del Morosini. Fra gli intercolumnii sono collocati quattro dipinti, due per lato, e l’attico coronante il monumento, diviso in tre comparti, da pilastrini che sorgono in corrispondenza delle sottoposte colonne, decorati pur questi da trofei guerrieri, accoglie ne due comparti laterali altri dipinti, e nel centrale l’iscrizione seguente, scritta in caratteri aurati: “FRANCISCO / MAVROCENO / PELOPONNESIACO / SENATVS / ANNO MDCVIC”.

I sei dipinti tra gli intercolumni e l’attico sono opera di Gregorio Lazzarini: il primo,  incominciando a sinistra dell’osservatore, e dall’inferior parte dell’arco, figura la Pace in atto di coronare la Difesa e la Costanza, alla sinistra dell’osservatore, lontano lontano, è l’isola di Candia, teatro delle memorabili gesta dell’eroe Morosini. Il secondo, dall’opposta parte, figura Venezia fatta persona, seduta su ricco trono, al cui lato sta il leone; la quale riceve, dal doge Morosini, la sommessa Morea.  La terza tela è collocata sopra la prima, figura un’allegoria relativa alle due insigni vittorie riportate dal Morosini l’anno 1684, per le quali conseguì l’isola di Leucade e la piazza di Prevesa, l’antica Nicopoli. La quarta opera sta sopra la seconda, ed è pur questa un’allegoria dell’altra vittoria navale notturna ottenuta dal Morosini nel giugno dell’anno 1685, sotto Corone, la quale pochi dì appresso cadeva in sua mano.  La quinta e la sesta tela raffigurano gli onori che ricevette il Morosini dalla Chiesa e dalla patria. Quindi la prima, a sinistra dell’osservatore, mostra l’imagine della Religione seduta sulle nubi, velata il capo, e con alla manca un angelo che le sorregge la croce sull’ omero. Ostenta con ambe mani il pileo spedito in dono al Morosini dal Pontefice unitamente alla spada, che qui pure osservasi portata da due altri angeli. Nella seconda tela, a destra, è figurato il Merito accompagnato da due genii; il quale ed i quali recano, il primo il corno ducale, i secondi quattro bastoni generalizi, per alludere agli onori che ricevette l’eroe dalla patria, cioè quattro volte le insegne di supremo rettore delle armi, e quelle di capo della Repubblica. (1)

 (1) Il Palazzo Ducale di Venezia Volumi IV e V. Francesco Zanotto. Venezia MDCCCLXI

 (2) “Francesco Morosini. Ultimo Eroe della Serenissima tra storia e mito”. Mostra al Museo Correr 2019

 (3) ConoscereVenezia

Da sinistra a destra, dall’alto in basso: Busto in marmo, opera di Filippo Parodi nel Museo Correr; Busto in marmo, opera di Giovanni Comin, nel Museo Correr; Busto in bronzo, opera di Filippo Parodi, Sale dell’armamento in Palazzo Ducale; Base del busto in marmo nel Museo Correr; Arco di trinonfo nella Sala dello Scrutinio in Palazzo Ducale; Busto in marmo, opera di Filippo Parodi, nel Museo Correr; Targa ricordo nel Palazzo Norosini a San Stefano; Busto in bronzo, opera di Filippo Parodi, nelle Sale dell’Armamento in Palazzo Ducale

FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.

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