
La reliquia del prezioso sangue di Gesù Cristo, nel tabernacolo santuario della Chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari
Il tabernacolo santuario, nella sacrestia della Chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari, conserva diverse reliquie che sono gli ornamenti più nobili di questo sontuoso tempio. La più pregiata è sicuramente la goccia del prezioso Sangue del Nostro Redentore Gesù Cristo, mescolata, come si dice, con l’unguento della Maddalena.
In questo santuario predomina il marmo rosso di Francia, e tre bassorilievi eseguiti in marmo bianco di Carrara da Francesco Penso detto Cabianca qui collocati nel 1711, i bassorilievi raffigurano scene della Passione di Cristo: la Crocifissione, la Deposizione e la Sepoltura, con altri due rilievi composti da angeli con simboli della Passione. Il santuario è coronato da drappeggi e putti scolpiti in marmo e con un baldacchino dorato e angeli scolpiti nel legno dallo scultore Andrea Brustolon. (1)
Il 3 settembre 1479 Melchiorre Trevisan, capitano della muda di Romania, imbarcò nella propria galera l’ambasciatore turco Firuz bey, che aveva il compito di accompagnare il pittore Gentile Bellini, richiesto alla corte di Istanbul da Maometto II il Conquistatore, il quale voleva essere ritratto dal celebre pittore. Il Trevisan ritornò l’anno seguente dal suo viaggio portando con se la reliquia del prezioso Sangue del Nostro Redentore Gesù Cristo. Tale reliquia si trovava nella chiesa di Santa Cristina, da dove, nel Giovedì Santo, lo stesso Imperatore e il Patriarca di Costantinopoli la trasportavano nell’imperiale Basilica di Santa Sofia, dove stava esposta tutto il Venerdì Santo, per poi ritornare nella sua chiesa.
Melchiorre Trevisan, ritornato a Venezia, donava la preziosa reliquia ai Frati Minori, i quali con solenne processione, nel giorno 19 di marzo 1480, la trasportavano nella loro chiesa, dove annualmente si esponeva ad un numeroso concorso di devoto popolo, che si portava a venerarla. Grati di tanto dono i religiosi assegnarono al benemerito patrizio ed ai posteri dello stesso una delle chiavi, sotto le quali si custodisce il venerabile tesoro, ed altresì una delle cappelle della chiesa dedicata all’Arcangelo San Michiele. Passò poi questa chiave per testamento di Andrea Trevisan ultimo della linea del donatore in possesso dei Procuratori della Basilica di San Marco. (2)
Ogni anno, nel Giovedì Santo, e nella cosi detta Domenica di Lazzaro (la domenica che precede quella delle Palme), giorno in cui la reliquia venne donata ai frati, la reliquia veniva esposta con una solenne funzione. In tale circostanza si era introdotto un curioso costume, alcuni chierici toccavano il cristallo racchiudente la sacra reliquia con certe bacchette rosse, le quali avevano sulla sommità una specie di bottone, e queste poi venivano date da baciare ai devoti. Ciò venne proibito nel 1743, dietro mozione del Procuratore de Supra Marco Foscarini da San Stae.
C’era in queste giornate anche il costume di condurre, alla Chiesa dei Frari, i cosi detti indemoniati per farli esorcizzare. Questa usanza si andò estinguendo con il progredire del tempo, nè si contano altri indemoniati posteriori a quello che, a meta dell’Ottocento, venne liberato dallo spirito maligno, il quale con lo scricchiolio e con la crepa di un lastrone, volle dare il segnale della propria partenza. (3)
Oltre queste si custodiscono nel Santuario le seguenti reliquie: dalla città di Corone nella Morea, allorché fu espugnata dai Turchi nel secolo XV capitarono a questa chiesa per dono del Generale dei Conventuali nell’anno 1500 tre reliquie, cioè un frammento della colonna a cui fu legato nella flagellazione Gesù Cristo; un dito di San Nicolò; ed un piede incorrotto del profeta San Daniele, a cui da qualche tempo manca il dito pollice; una particella del legno della Santissima Croce; una parte del cranio di Sant’ Antonio Abbate; dell’ossa dei Santi Innocenti Martiri di Betlemme; di San Giacomo Minore Apostolo; di Santo Stefano Protomartire; di Santa Caterina Vergine e Martire; una porzione della costa di San Bonaventura cardinale, ottenuta in Lione di Francia da un mercante tedesco nell’anno 1506. e da lui poi donata alla Chiesa di Santa Maria Gloriosa; due teste, che si dicono essere delle compagne di Sant’Orsola Vergine e Martire; corpo una mano intera ed incorrotta del Beato Pacifico Francescano il di cui corpo riposa nel magnifico mausoleo dorato vicino alla porta della Sacristia, fabbricato già da Scipione Bon nobile veneto allorché circa la metà del secolo XIV presedeva alla fabbrica della chiesa. (2)
(1) ConoscereVenezia
(2) Flaminio Corner. Notizie storiche delle chiese e monasteri di Venezia, e di Torcello tratte dalle chiese veneziane e torcellane (Padova, Stamperia del Seminario, 1763).
(3) G.Nissati (Giuseppe Tassini). Aneddoti Storici Veneziani. 1897
FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.


















































































