La famiglia e i palazzi Pesaro a San Beneto e a San Cassiano, nei Sestiere di San Marco e di Santa Croce
Il genealogista Barbaro narra che i Pesaro provenissero dalla città di cui presero il nome verso la prima metà del 1200, costruendosi sul Canal Grande un palazzo conosciuto più tardi con il nome di “Fondaco dei Turchi“. I primi accenni nei vecchi documenti a questa famiglia li troviamo nel testamento di un Angelo Pesaro nel 1300 noto per i grandi lasciti ad opere pie, chiesa e conventi e un secolo dopo in una sentenza della Quarantia Criminal firmata da Caruso Pesaro, consigliere ducale, contro Piero Falier, drappiere, che tenne per molti anni prigioniere le sue otto figlie nutrendole di pane che un cane avrebbe rifiutato e dissetandole “de acqua cum aceto mista“.
Nel Quattrocento, un ramo della famiglia costruì il palazzo a San Benedetto, grandiosa costruzione gotico veneziana, comunemente conosciuto con il nome di “Palazzo degli Orfei” perchè nel 1786 veniva scelto come sede della famosa sosietà Filarmonica “Apollinea“, passata poi nelle sale della Fenice.
Apparteneva al ramo di San Benedetto il celebre generalissimo di mare Benetto Pesaro, che nella guerra contro il Turco, nei primissimi anni del Cinquecento, conquistò Cefalonia, Leucade, San Mauro e Alessio; fece decapitare sulla prora della sua “capitana” sier Carlo Contarini per tradimento dinanzi al nemico, e morì a Corfù dopo la firma del trattato di pace concluso con il sultano Baiazed II. In chiesa dei Frari, sulla porta della sacrestia, la Repubblica gli decretò un monumento: su l’urna classicheggiante sta la statua del condottiero, opera di Lorenzo Bregno da Richeggia sul quel di Lugano, ai lati sul fastigio Nettuno e Marte di Braccio da Montelupo, e sulla fronte del sarcofago a bassorilievo le fortezze di Leucade e Cafalonia.
Nel Cinquecento la barche fluviali che venivano a Venezia per la via di Padova, giunte a Fusina, per superare il dislivello delle acque erano alzate sopra una specie di carro “over lizza” a piani inclinati e passate dal canale del Brenta alla laguna o da questa al canale. Il carro, per il quale si pagava una tassa per il transito, dopo essere passato a vari proprietari, fu nel 1514 aggiudicato al pubblico incanto a un Antonio Pasaro che cognominato “del Carro“.
Sier Antonio era del ramo di San Cassiano e aveva la propria dimora in Calle dei Botteri in una casa dei patrizi Priuli, dove più tardi fu costruito un palazzo chiamato dei Pesaro, attiguo alla Calle Raspi che mette poi per un ponte al Campiello Sansoni.
Nel 1649 essendo stato eletto procuratore di San Marco Leonardo Pesaro del Carro di San Cassiano, uomo di precedenti assai discussi, sposato un anno prima con la bella Marietta di Giovanni Priuli, donna di facili costumi e di carattere irascibile, si videro nel giorno del suo ingresso solenne tutte le Mercerie tappezzate di varie satire, tra le quali una, la più feroce, diceva: “Viva il Pesaro del Caro, che l’è sta in preson per laro (ladro), e per ultima pazia, l’ha sposà donna Maria“.
La famiglia Pesaro ebbe anche un doge; il serenissimo Giovanni eletto nel 1658 che rimase in soglio appena diciasette mesi e passò nella storia senza infamia e senza lode. In quel tempo, nel 1657, il papa Alessandro VIII, presentò al Senato veneto un suo breve chiedendo alla Repubblica di abolire il famoso decreto concernente l’espulsione della Compagnia di Gesù avvenuta il 14 giugno 1606.
Per la riabilitazione i Gesuiti avevano sparso moltissimo denaro e in loro favore parlò in Senato con eloquente e calorosa parola il cavaliere Giovanni Pesaro di San Cassiano, gli fu contrario Francesco Querini uomo integerrimo replicò con più vivacità il Pesaro e solo a maggioranza di pochi voti venne accolta la riammissione dei Gesuiti.
Qualche anno più tardi sorse sul Canal Grande a San Stae, capolavoro di architettura secentesca, il famoso palazzo Pesaro, che il genio di Baldassare Longhena, ormai sessantenne, creò con baldanza giovanile. Il palazzo costò mezzo milione di ducati, e si mormorò allora che nella spesa della magnifica costruzione fosse concorsa in gran parte la gratitudine della Compagnia di Gesù. In questo palazzo dei Pesaro di San Cassiano si trasferirono anche i Pesaro di San Benedetto, e le sue sale ricche di affreschi, di stucchi, d’intagli furono testimoni nel Settecento di grandi feste e di sontuosi banchetti.
I Pesaro si estinsero in un Piero nel 1802 e il palazzo passò al patrizio Bortolo Gradenigo, marito di Laura Pesaro, ultima superstite della famiglia che lo affitò per qualche tempo ai padri Armeni per il loro collegio, e lo vendette poi al duca Bevilacqua. La vedova del duca lo regalò alla città di Venezia e oggi è “Galleria internazionale d’arte Moderna e Raccolta d’arte Orientale“. (1)
(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 8 febbraio 1931.
FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.



















































































