La famiglia e il palazzo Gussoni a Santa Fosca, nel Sestiere di Cannaregio
Si dice che la piccola chiesa di Santa Sofia, a metà circa della Strada Nova, sia stata costruita dalla famiglia Gussoni verso il 1025, famiglia patrizia di origine Bellunese arricchita con la mercatura e venuta a Venezia alla fine del secolo ottavo.
La famiglia nel principio del Cinquecento era divisa in due rami, quello di Santa Fosca e quello di San Vidal: il primo faceva costruire il palazzo a Santa Fosca dopo il Rio de Noal sul Canale Grande, l’altro ramo invece il palazzo dirimpetto alla Carità, divenuto nell’Ottocento proprietà dei Franchetti acquistato dopo dall’Istituo Federale di Credito per il Risorgimento delle Venezie.
Ma il più bello nel Cinquecento era il palazzo del ramo di Santa Fosca, costruito da Marco Gussoni figlio di Andrea su disegno di Michele Sammichieli, con la bella facciata animata dai famosi freschi, ora quasi del tutto scomparsi, di Jacopo Tintoretto rappresentanti l’Aurora e il Crepuscolo, magnifica ispirazione tolta in gran parte dalle creazioni michelangiolesche delle tombe mediceee. Il cortile era uno splendore con la sua monumentale “vera da pozzo“, la scala scoperta a due rampe e gli affreschi sulle mura di Giambattista Zelotti, uno dei valenti collaboratori di Paolo Veronese; le sue sale erano quasi una ricca galleria di quadri fra cui primeggiavano i tre grandi pittori del tempo: il Tiziano, il Veronese, il Tintoretto.
Dai poggiuoli del palazzo Gussoni l’arciduca Carlo d’Austria, fratello dell’imperatore Massimiliano, assistette ad una ragata datasi in suo onore il 17 maggio dell’anno 1569 e la cronaca Agostini si tale festa contiene dei curiosi particolari.
“Le regate, furono tre, si partivano da sant’Antonio“, la chiesa che stava al limite estremo verso Sant’Elena degli attuali pubblici Giardini, “et andavano fino a santa Croce giramdosi attorno di una zattera et venivano poi per mezzo li Gussoni al ponte di Noale dove vi era l’arciduca a vedere lo spettacolo et ivi in mezzo del canale vi era un palo con due bandiere sopra et chi primo spiantava la prima bandiera era primo del palo et chi la seconda secondo, e questo bagordo durò sin a notte. Et fu speso in quella regate più di ducati trecento“. Col calare della sera il palazzo venne tutto illuminato a candeke e tante erano che pareva “un grande fuogo”, mentre nelle sue sale dozzine di servi recavano rinfreschi, dolci, frutta, bevande in recipienti d’argento.
Nel 1668 il cavaliere Vincenzo Gussoni fondò nel palazzo l’accademia Delfica, chiamata anche Gussonia, un’accademia di musica e canto che sorse ben presto in gran fama nel mondo patrizio. E furono feste mussuose e banchetti e balli magnifici in cui se ne andò la più gran parte delle richezze di casa Gussoni, finché nel 1731 si aggiunse anche lo scandalo e fu scandalo grave con intervento della magistratura veneziana.
L’ultimo rampollo del ramo Gussoni di Santa Fosca era il senatore Giulio, ammogliato con Faustina Lazzari e aveva una figlia diciotenne la bellissima Giustiniana, una bellezza formosa che ricordava le bionde madonne tizianesche. Innamoratasi del conte Francesco Tassis di Bergamo, fuggì con l’amante riparando a Mantova; il Consiglio dei Dieci bandiva capitalmente il conte con taglia di seicento ducati e il padre malediceva la figlia.
Quattro anni dopo il conte Francesco moriva esausto dai bagordi e Giustiniana nel 1736 si maritava con un Pietro Martire Curti, vicentino, ma il nuovo amore fu breve poichè a soli ventisette anni, nel 1739, finiva i suoi giorni e la madre, ornmai vedova del senatore Giulio, la faceva seppellire nella chiesa degli Scalzi.
Faustina Lazzari con suo testamento in data 16 febbraio 1747 lasciò il palazzo al fratello Giovanni Lazzari e Marin Minio e in mancanza di questi alla casa professa dei Gesuiti di Venezia.Per questa ultima clausola, morta Faustina, Giovanni Lazzari fece lite ai Gesuiti e la vinse.
Così il palazzo nel 1798 passò ai Minio che lo vendettero nello stesso anno a Benedetto Grimani. Nel 1816 il famoso palazzo dei Gussoni venne comperato da un ebreo tale Dalla Vida, e fu questo il primo ebreo che acquistò un palazzo patrizio sul Canal Grande. (1)
(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 13 settembre 1929.
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