La contrastata condanna di sier Gasparo Valier e il conflitto tra magistrature veneziane

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Sala del Consiglio dei Dieci. Palazzo Ducale

La contrastata condanna di sier Gasparo Valier e il conflitto tra magistrature veneziane

Scrive Marin Sanudo, nei suoi Diari, che la mattina del 26 aprile 1511, in Collegio (il Consiglio dei Savi e la Signoria), venne letta una lettera di sier Andrea Donado o Donà, podestà e capitano di Treviso, il quale informava che Gasparo Valier quondam sier Stefano era stato arrestato per avere ammazzato un certo Rocho, capo delle guardie poste a combattere il contrabbando del vino, il quale era sotto la protezione del Consiglio dei Dieci.

Il 21 maggio in Consiglio dei Dieci, dopo un breve processo, mediante ballottazione, il Valier venne condannato a morte. L’esito del processo venne tenuto segreto per due giorni, ma poi ne venne data la notizia, questa suscitò un’espressione di malcontento in tutta la città,  soprattutto perchè si venne a sapere che l’esito era stato sfavorevole al Valier per un  voto (una balota), e che il doge aveva votato per la sua condanna. Il giorno successivo il Patriarca di Venezia andò in Collegio per perorare la causa del Valier, ma venne allontanato, perché dissero i Savi le deliberazioni del Consiglio dei Dieci si dovevano solo esequire.

Il giorno 24 maggio, giorno fissato per l’esecuzione, i parenti del Valier, sier Marin Zorzi, sier Marin Morosini, sier Alessandro Gradenigo, fratello di sua madre, e altri Valier e amici, e un numero imprecisato di gentiluomini, andarono dagli Avogadori di Comun dolendosi che Rocho (la vittima) era stato condannato al bando dai Cinque alla Pace (magistratura incaricata di dirimere le questioni inerenti alle risse non mortali tra popolani), ma che tale condanna era stata cancellata contro ogni legge della Repubblica, e pregavano gli Avogadori di annullare la cancellazione, in modo tale che l’esecuzione del Valier fosse sospesa e si potesse ridiscuttere il suo caso in Consiglio dei Dieci.

I tre Avogadori de Comun accettarono di annullare la cancellazione del bando del Rocho (che era comunque già morto), ma il Consiglio dei Dieci giudicò gli Avogadori, per il loro comportamento, indegni di continuare il loro magistero e li privò in perpetuo delle loro cariche, nello stesso tempo ne fece eleggere altri tre di nuovi.

“E cussi, a horra di vesporo, in mezo le do colone fo taià la testa al dito sier Gasparo Valier, qual è zovene, con una barba e bella efìgie, et fo tutta la piaza piena di zente, el qual andava basando brigate; e, come el fu sopra el soler, temporizò assai, el poi disse liberamente: So a tutti vuj ve dispiace la mia morte, vi prego preghè Dio per mi; et il boja si cavò la bareta, et dimandoli perdonanza, et solicitando si conzasse, a la fin si conzò e li taiò la testa“,  il povero giovane fu poi posto in una cassa, e portato in barca a sepellire.  

Scrive ancora il Sanudo che questa morte dispiacque a tutta la città, e una grande simpatia venne provata per gli Avogadori che tentarono di salvare la vita al povero Valier, tuttavia essi meritarono la loro destituizione  perchè quello “che una volta è stà preso ne lo excellentissimo consejo di X, bisogna exequir, ch’ è il timon di questa terra“. (1)

ConoscereVenezia

 (1) Marin Sanudo. I Diari. Volume XII

FOTO: Alfonso Bussolin. Quest'opera viene distribuita con Licenza Creative Commons. Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 International.

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