{"id":95104,"date":"2022-12-23T07:05:40","date_gmt":"2022-12-23T07:05:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=95104"},"modified":"2022-12-23T07:05:43","modified_gmt":"2022-12-23T07:05:43","slug":"la-morte-del-cardinale-giovanni-battista-zen","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=95104","title":{"rendered":"La morte del cardinale Giovanni Battista Zen"},"content":{"rendered":"\n<h3>La morte del cardinale Giovanni Battista Zen<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 5 maggio 1501, giunse a Venezia la notizia che il cardinale <strong>Giovanni Battista Zen<\/strong> della contrada dei Crociferi, oggi dei Gesuiti, era gravemente ammalato nel suo palazzo a Padova &#8220;<em>et non poteva scapolar<\/em> (sfuggire)&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Egli era tra i cardinali forse uno dei pi\u00f9 ricchi, poich\u00e9 le sole abbazie di Ravenna, di Verona e di Carrara gli fruttavano una rendita annuale di quasi tredicimila ducati &#8220;<em>et lui poco spendeva con l&#8217;opinion di farsi papa con li soi ducati<\/em>&#8220;. Per\u00f2, se non fosse riuscito nel suo intento, egli aveva disposto che gran parte della sua sostanza fosse della Repubblica, e cos\u00ec appena si seppe della grave malattia, il <em>Consiglio dei Dieci<\/em> mand\u00f2 a Padova il suo segretario <strong>Alvise Manenti<\/strong>, secondo l&#8217;ordine ai due rettori, sier <strong>Luca Mocenigo<\/strong> e sier <strong>Nicol\u00f2 Foscarini<\/strong>, &#8220;<em>di far custodir la casa et non permetter che li parenti entrasse<\/em>&#8220;. Infatti quando giunsero a Padova in gran fretta &#8220;<em>acci\u00f2 li beneficiasse<\/em>&#8221; sier <strong>Tom\u00e0<\/strong>, sier <strong>Alvise, <\/strong>sier <strong>Bastian<\/strong> e sier <strong>Piero Zen<\/strong>, suoi nipoti, trovarono chiuso il portone e venti fanti di custodia che ne impedivano l&#8217;accesso. Proteste, reclami, doglianze, ma i rettori tennero fermo l&#8217;ordine avuto dal <em>Consiglio dei Dieci.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giorno 8, a tredici ore, il cardinale moriva e subito, vestito da vescovo, &#8220;fo posto in portego sopra una tavola coverta da uno panno d&#8217;oro con &#8220;<em>torze atorno<\/em>&#8220;, e, mentre il segretario <strong>Manenti<\/strong> procedeva all&#8217;inventario dei denari, degli argenti e delle ricche tappezzerie, i rettori aprivano il testamento dinanzi ai parenti. Il defunto, dopo alcuni legati ai fratelli e ai nipoti, lasciava buona parte del suo patrimonio alla Repubblica &#8220;<em>et vuol essere sepulto in chiesa san Marco et sia l&#8217;arca di bronzo alta di tera tre pe&#8217; et mezo, stia sempre coverta di panno d&#8217;oro qual fruado<\/em> (consumato) <em>quello sia posto uno novo con uno tapedo<\/em>&#8220;. Il giorno dopo portarono a Venezia cinque forzieri contenenti novantamila ducati e sei casse di argenti e di tappezzerie; dal convento di Betlemme a Padova vennero consegnati ai rettori altri ventimila ducati col\u00e0 depositati dal cardinale, &#8220;<em>et in uno camin di una camera dil vescovado fu trovadi altri trentamila ducati<\/em>&#8220;. La Repubblica tra denaro e argenterie e altro aveva ereditato dal cardinale la bella somma di duecentomila ducati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I funerali di <strong>Giovanni Battista Zen<\/strong> furono fatti in San Marco il 16 maggio; costarono alla <em>Signoria<\/em> tremila ducati e le messi funebri si ripeterono per otto giorni. Nel 1503 il Senato gli decret\u00f2 il famoso mausoleo di bronzo nella <em>Cappella della Vergine della Scarpa<\/em> o <em>Cappella Zen<\/em> in chiesa San Marco, opera magnifica di <strong>Antonio Lombardo<\/strong>, <strong>Giovanni Alberghetti<\/strong> e <strong>Piero Campanato<\/strong>. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 23 marzo 1927<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La morte del cardinale Giovanni Battista Zen Il 5 maggio 1501, giunse a Venezia la notizia che il cardinale Giovanni Battista Zen della contrada dei Crociferi, oggi dei Gesuiti, era gravemente ammalato nel suo palazzo a Padova \"et non poteva scapolar (sfuggire)\". 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