{"id":94433,"date":"2022-11-06T07:20:19","date_gmt":"2022-11-06T07:20:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=94433"},"modified":"2022-11-06T07:20:56","modified_gmt":"2022-11-06T07:20:56","slug":"quando-a-venezia-otto-secchi-di-acqua-costavano-un-soldo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=94433","title":{"rendered":"Quando a Venezia otto secchi di acqua costavano un soldo"},"content":{"rendered":"\n<h3>Quando a Venezia otto secchi di acqua costavano un soldo<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>&#8220;Venexia \u00e8 in aqua et non ha aqua&#8221;<\/strong>. Con queste parole qualcuno cinque secoli or sono ha sentenziato quanto fosse paradossale per una citt\u00e0 come Venezia, circondata dall\u2019acqua, avere invece notevoli difficolt\u00e0 nell&#8217;approvvigionamento di acqua potabile. Addirittura l\u2019acqua dolce bisognava comprarla! Dobbiamo l\u2019osservazione alla penna di <strong>Marin Sanudo<\/strong> il <em>Giovane<\/em>, personaggio politico e scrittore vissuto tra il 1466 e il 1536, noto per i suoi diari che ci sono pervenuti in 58 volumi manoscritti per complessive 40.000 carte, tutt\u2019oggi insostituibile punto di riferimento per gli studiosi di storia veneziana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Acqua: una risorsa preziosa per Venezia<\/strong> Le condizioni geofisiche di Venezia, edificata in mezzo alle acque della laguna su 118 tra isole e isolette, hanno costituito nei secoli e sotto diversi punti di vista un elemento di sicurezza, oltre che una via facilmente disponibile per i traffici commerciali e per l\u2019espansione territoriale che hanno fatto della Serenissima una potenza mondiale fin dal Medio Evo. Ma stiamo parlando di acqua salata &#8230; Del tutto assente quella dolce, purtroppo, in una citt\u00e0 passata, tanto per restare nel secolo del <strong>Sanudo<\/strong>, dai 130 mila abitanti nel 1540 ai quasi 170 mila nel 1563, terza citt\u00e0 d\u2019Europa dopo Parigi e Napoli che alla fine del secolo ne contavano oltre 200 mila. Poi la peste, tra il 1575 e il 1577, ridurr\u00e0 drasticamente il numero, tanto che una decina d\u2019anni dopo si censiranno 148.627 abitanti. Quindi il pozzo aveva rappresentato fin dalle origini di Venezia un impianto di primaria e pubblica utilit\u00e0 per il benessere e per la sopravvivenza della citt\u00e0 stessa e per avere acqua potabile si era lavorato sodo di braccia e di cervello. Non essendo possibile scavare pozzi artesiani per la conformazione idro-geologica della laguna, l\u2019approvvigionamento idrico era stato affidato a un ingegnoso sistema per la raccolta di acqua piovana, l\u2019unica acqua dolce a disposizione, sebbene in modo saltuario e insufficiente alle esigenze della popolazione. Infatti si era dovuto integrare la pioggia con altra acqua trasportata per barca dalla terraferma come vedremo in seguito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il pozzo veneziano<\/strong>. Era nato cos\u00ec e si era perfezionato con il tempo il pozzo cosiddetto \u201c<em>veneziano<\/em>\u201d, impianto complesso e costoso, una vera e propria cisterna sotterranea dove veniva incanalata l\u2019acqua piovana opportunamente filtrata e depurata. L\u2019impegno era stato enorme dovendo innanzitutto disporre di superfici vaste attorno al pozzo per raccogliere quanta pi\u00f9 pioggia possibile e tale necessit\u00e0 aveva spinto a sfruttare per intero la superficie di \u201c<em>campi<\/em>\u201d e \u201c<em>campielli<\/em>\u201d, cio\u00e8 piazze grandi e piccole, e delle corti pi\u00f9 ampie. Si scavava tra le sette e le dieci braccia, cio\u00e8 approssimativamente tra i cinque e sette metri, scendendo sotto il livello della laguna, protetti da paratie provvisorie e stando accorti a non turbare la staticit\u00e0 degli edifici circostanti. Lo scavo veniva rivestito di argilla impermeabile per impedire le infiltrazioni di acqua salmastra. La natura del sottosuolo lagunare, argilloso gi\u00e0 di suo, favoriva l\u2019operazione. Lo spazio ottenuto veniva riempito di sabbia di fiume gettata a strati di diversa finezza che svolgeva un\u2019eccellente azione filtrante. Quando la profondit\u00e0 non era sufficiente, si provvedeva a sopraelevare anche l\u2019intero campo pur di ottimizzare l\u2019impianto. La pioggia veniva raccolta tramite le \u201cpilelle\u201d, tombini disposti in modo simmetrico attorno al pozzo sotto i quali era realizzata una struttura in mattoni a forma di campana aperta sul fondo, cosicch\u00e9 molta acqua veniva convogliata direttamente verso le sabbie di filtraggio. La pavimentazione attorno alle \u201c<em>pilelle<\/em>\u201d, inclinata verso queste per favorire una veloce raccolta, era costituita da lastre di pietra d\u2019Istria che poggiavano su uno strato di muratura. La canna del pozzo scendeva nel sottosuolo al centro dell\u2019area interessata. Sul fondo della cisterna poggiava su una base in pietra d\u2019Istria. Per l\u2019elevazione fino alla superficie si\u200b utilizzavano mattoni speciali, denominati \u201c<em>pozzali<\/em>\u201d, che consentivano all\u2019acqua filtrata dalle sabbie di entrare nella canna dove veniva prelevata con i secchi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le \u201cvere da pozzo\u201d, opere d\u2019arte<\/strong> La parte sporgente del pozzo, con accesso tramite un paio di gradini, terminava con il puteale, o ghiera, elemento architettonico chiamato anche \u201c<em>vera da pozzo<\/em>\u201d, estremo e appariscente lembo di tutta la vasta e laboriosa opera giacente sotto terra. In origine era stato solo un parapetto protettivo costruito sovente con materiale ricavato dalle rovine di Altino e Julia Concordia, antiche citt\u00e0 di terraferma. In seguito si era passati ancora una volta alla pietra d\u2019Istria e alle fusioni in metallo e le \u201c<em>vere da pozzo<\/em>\u201d erano andate via via acquistando notevoli connotazioni artistiche, a volte parecchio elaborate e di varie forme. Le si decorava con elementi ispirati alla natura, come piante, fiori e frutta, con animali, come pavoni e leoni, oppure con putti e angeli. Quasi tutte tra gli ornamenti recavano lo stemma della famiglia che aveva fatto costruire il pozzo come elemento connotativo e riconoscitivo. Infatti, essendo la costruzione di un pozzo un\u2019opera piuttosto costosa, il governo sollecitava le famiglie pi\u00f9 abbienti a costruirne a proprie spese per il pubblico utilizzo. Due esempi per tutte: le vere poste ai pozzi nella corte di Palazzo Ducale, forgiate in bronzo nel 1559 da <strong>Alfonso Alberghetti<\/strong>, antica famiglia di fonditori e nota come fornitrice di cannoni per la flotta della Serenissima, e <strong>Niccol\u00f2 dei Conti<\/strong> nel 1556. Notevole dal punto di vista artistico anche quella del pozzo della corte interna del <em>Fondaco dei Turchi<\/em> spartita in otto scomparti, due per lato e abbelliti da formelle, che modificano in quadrata l\u2019originale forma cilindrica del puteale. Il tocco finale era rappresentato dai \u201c<em>masegni<\/em>\u201d, tipico blocco di pietra intagliato in modo da formare un elemento della pavimentazione, che raccordavano il pozzo al campo o alla corte scelti per la sua costruzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019espansione dei pozzi in citt\u00e0<\/strong> Da sempre i governanti erano stati molto attenti al problema dell\u2019approvvigionamento idrico, incombenza diventata sempre pi\u00f9 urgente e delicata con l\u2019espandersi della citt\u00e0 e l\u2019aumento della popolazione, tanto che era stata ancor pi\u00f9 incoraggiata la costruzione di nuovi pozzi per soddisfare le necessit\u00e0 urbane. Nel 1322 il <em>Maggior Consiglio<\/em> aveva decretato l\u2019apertura di cinquanta pozzi e un secolo dopo altri trenta, ma non erano bastati. Verso la fine del \u2018500 il numero dei pozzi pubblici si attestava attorno a centoquaranta, salito a 157 nel corso del \u2018700. Altri pozzi privati erano stati ricavati nei cortili dei palazzi nobiliari, ma anche in quelli di costruzioni non proprio lussuose. Nel 1858 fu stimata la presenza in citt\u00e0 di quasi 7.000 pozzi suddivisi in 6.046 privati e 180 pubblici, oltre a 556 interrati. Nello stesso secolo con la costruzione dell&#8217;acquedotto l&#8217;impiego dei pozzi come fonte di approvvigionamento idrico venne progressivamente abbandonato fino a cessare del tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Regolamentazione dei pozzi<\/strong> Per assicurare che i pozzi fossero mantenuti nella pi\u00f9 assoluta efficienza, soprattutto dal punto di vista sanitario, il governo aveva preso le sue brave misure. Erano stati istituiti i <em>Provveditori alle Acque e alla Sanit\u00e0<\/em> con adeguato stuolo di \u201c<em>fanti<\/em>\u201d, cio\u00e8 funzionari, pronti a esplicare assidua sorveglianza, ma ne avevano il controllo anche parroci e capi contrada. A questi ultimi erano affidate le chiavi dei pozzi ai quali, secondo alcuni, si poteva accedere solo due volte al giorno. Venivano comunque aperti al mattino e chiusi alla sera al suono della \u201c<em>campana dei pozzi<\/em>\u201d, una delle tante che regolavano la vita cittadina, come la \u201c<em>marangona<\/em>\u201d che con i suoi rintocchi contrassegnava inizio e fine del lavoro in Arsenale e aveva preso il nome dagli operai che vi lavoravano, in maggioranza falegnami, cio\u00e8 in lingua veneziana \u201c<em>marangoni<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Gli \u201cacquaroli\u201d<\/strong> Tuttavia era stato calcolato che la pioggia non sarebbe stata sufficiente al fabbisogno di acqua. Pertanto si era provveduto a mettere in funzione un servizio ausiliario di approvvigionamento affidato agli \u201c<em>acquaroli<\/em>\u201d, detti anche \u201c<em>burchieri d\u2019acqua<\/em>\u201d dal nome delle barche che utilizzavano, cio\u00e8 i \u201c<em>burchielli<\/em>\u201d, o \u201c<em>burchi<\/em>\u201d, barconi a fondo piatto per la navigazione fluviale, nei canali e nei bassi fondali. Generalmente coperti e di varie dimensioni, erano adibiti al trasporto di merci e passeggeri; molto grandi quelli che collegavano Venezia con Padova e Verona navigando a remi o a vela nel tragitto in laguna, trainati da cavalli lungo la Riviera del Brenta. Alla confraternita degli \u201c<em>acquaroli<\/em>\u201d, gi\u00e0 costituiti in arte fin dal 1471, ma che affondavano le loro origini a circa un secolo prima, era stato assegnato il delicato incarico di trasportare a Venezia acqua potabile per immetterla nei pozzi pubblici e privati tramite canalette di legno. Era stato concesso loro anche di venderla all\u2019ingrosso alle attivit\u00e0 che pi\u00f9 necessitavano. Al costo di un soldo per otto secchi poteva comprarla pure chi non aveva voglia di faticare per attingerla al pozzo. Gli \u201c<em>acquaroli<\/em>\u201d andavano a prelevare il prezioso liquido alle foci del Brenta, dove apposite opere idrauliche provvedevano a mantenerle l\u2019acqua il pi\u00f9 possibile pulita. Infatti, non distante le autorit\u00e0 avevano dislocato il lavaggio e il risciacquo delle lane tinte, una coabitazione pericolosa che avrebbe potuto degenerare in contaminazione. L\u2019acqua, raccolta con secchi e mastelli, veniva trasportata a Venezia in appositi tini da non usarsi per altri scopi per evidenti motivi sanitari. Infatti con gli stessi burchi si provvedeva a sgombrare i rifiuti cittadini, tanto che i barconi erano chiamati anche \u201c<em>scoazzere<\/em>\u201d, da \u201c<em>scoazza<\/em>\u201d, cio\u00e8 immondizia. Nel trasporto di acqua e rifiuti non erano mancati gli illegali su barche dette \u201c<em>forastiere<\/em>\u201d per la vendita soltanto al minuto. Erano abusivi, ma il governo aveva chiuso un occhio perch\u00e9 si trattava pur sempre di altro rifornimento per la citt\u00e0. E poi aveva chiuso pure l\u2019altro in cambio di un contributo scucito ai clandestini a favore della corporazione ufficiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di tutto questo accenno nel libro <em>Il Signore di Notte<\/em> che, pur essendo un giallo ambientato nella Venezia nel 1605, contiene divagazioni su usi e costumi, fatti e fatterelli della Serenissima che addentrano il lettore nell\u2019atmosfera del tempo. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Gustavo Vitali. <em>Articolo originale<\/em>: <a href=\"https:\/\/www.ilsignoredinotte.it\/pozzo.html\">Il Signore di Notte &#8211; Quando a Venezia otto secchi di acqua costavano un soldo<\/a><\/p>\n<style id=\"bwg-style-0\">      #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 #bwg_mosaic_thumbnails_div_0 {        width: 100%;        position: relative;        background-color: rgba(255, 255, 255, 0.00);        text-align: center;        justify-content: center;                  margin-left: auto;          margin-right: auto;                    padding-left: 4px;          padding-top: 4px;                }          #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_spun_0 {        display: block;        position: absolute;\t\t\t\tborder-radius: 0;\t\t\t\tborder: 0px none #CCCCCC;    \t\t    \t\tbackground-color:rgba(0,0,0, 0.30);        -moz-box-sizing: content-box !important;        -webkit-box-sizing: content-box !important;        box-sizing: 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Apostoli; pozzo di Campo Santa Sofia; pozzo di Campo San Stin; pozzo di Campo San Tom\u00e0; pozzo di Campo Sant&#8217;Agnese; pozzo di Campo dei Gesuiti; pozzo di Campo San Canzian; pozzo di campo San Giovanni e Paolo; pozzo di campo Rialto Novo; pozzo in corte del Palazzo Ducale; pozzo di Campo San Filippo e Giacomo; particolare del pozzo di Campo San Geremia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Quando a Venezia otto secchi di acqua costavano un soldo \"Venexia \u00e8 in aqua et non ha aqua\". 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