{"id":93723,"date":"2022-10-23T04:16:11","date_gmt":"2022-10-23T04:16:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=93723"},"modified":"2022-11-02T07:10:12","modified_gmt":"2022-11-02T07:10:12","slug":"quando-a-venezia-inventarono-le-prigioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=93723","title":{"rendered":"Quando a Venezia inventarono le prigioni"},"content":{"rendered":"\n<h3>Quando a Venezia inventarono le prigioni<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le mete turistiche veneziane pi\u00f9 gettonate c\u2019\u00e8 il solenne immobile delle Prigioni Nuove, primo esempio al mondo di una struttura dedicata esclusivamente alla detenzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Carceri improvvisate in strutture nate per altri scopi.<\/strong> Fino alla fine del Rinascimento ovunque i governi usavano adattare a carceri strutture nate per altri scopi e avrebbero continuato a farlo anche in periodi successivi. Un esempio per tutti, la Bastiglia di Parigi, nata tra il 1367 e il 1382 come fortezza per difendere le mura della citt\u00e0 presso la porta Sant\u2019Antonio, trasformata poi in prigione e abbattuta dal popolo parigino il 14 luglio 1789, era allora in minima parte utilizzata ancora come prigione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Valeva il duro principio che il colpevole espiasse la colpa nel modo pi\u00f9 atroce, quando non sul patibolo. Le prigioni erano luoghi davvero infami dove i carcerati vivevano in condizioni disumane, in ambienti umidi, oscuri e con igiene azzerata. Difficilmente sopravvivevano fino alla scarcerazione, se mai fosse avvenuta. Le prigioni di Palazzo Ducale Venezia non aveva fatto eccezione con l\u2019uso del piano terra e del mezzanino di Palazzo Ducale, cercando di recuperare tutti gli spazi disponibili, perfino i sottoscala. In certe gattabuie con spazi talmente esigui i reclusi facevano perfino fatica ad allungare le gambe o a tenersi dritti in piedi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Addirittura le cosiddette celle chiamate \u201c<em>Prigioni dei Signori Capi<\/em>\u201d, conosciute in seguito come \u201c<em>Pozzi<\/em>\u201d, avevano la triste fama di essere poste sotto il livello dell\u2019acqua. Erano invece a pian terreno e probabilmente devono l\u2019immeritata nomea all\u2019accesso tramite una stretta e buia scaletta di sedici gradini. Alcune avevano finestre sul Rio di Palazzo, altre, dette \u201c<em>orbe<\/em>\u201d, erano buie e umide. Insieme a quelle dei \u201c<em>Piombi<\/em>\u201d nel sottotetto, dove, a causa dei questo materiale usato come copertura, si pativa il freddo in inverno e la peggiore canicola d\u2019estate, erano destinate ad accogliere gli ospiti del <em>Consiglio dei Dieci<\/em> e degli <em>Inquisitori di Stato<\/em>, ma non tutte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di sicuro lo erano due celle segrete dei <em>Pozzi<\/em>, dette \u201c<em>giardini<\/em>\u201d. Il secolo scorso, nella cella numero 10 dei <em>Pozzi<\/em> durante un restauro, sotto una coltre di calce malandata, saltarono fuori dei graffiti rappresentanti la Vergine con bambino attorniata da santi, un Cristo crocifisso e altro ancora. Si sono poi rivelati come affreschi opera di tale <strong>Riccardo Perucolo<\/strong> in carcere per ordine del Sant\u2019Uffizio in quanto sospetto di eresia luterana. Li aveva dipinti per convincere i giudici della sua buona fede, ma, dopo varie peripezie, finir\u00e0 sul rogo vent\u2019anni dopo a Conegliano perch\u00e9 luterano lo era davvero. Dalle gattabuie dei <em>Piombi<\/em> e dei <em>Pozzi<\/em> non si poteva avere contatti con l\u2019esterno, mentre le altre sotto la loggia del palazzo erano dotate di ampie finestre chiuse da sbarre e rivolte sulla pubblica piazza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Trattamento dei carcerati.<\/strong> A parte le suddette celle dei <em>Pozzi<\/em> e dei <em>Piombi<\/em>, rispetto al resto del mondo, le carceri della Serenissima erano quasi un salotto. Ai detenuti era concesso intrattenersi liberamente con chi stava fuori, ricevere conforto morale e materiale, addirittura chiedere l\u2019elemosina per pagare poi il conto dell\u2019indesiderato soggiorno. Di tanta liberalit\u00e0 era rimasta memorabile una serenata di musici virtuosi offerta dai familiari a conforto di tale <strong>Antonio Grimani<\/strong>, detenuto in attesa di giudizio. Cronisti stranieri avevano annotato l\u2019umanit\u00e0 delle prigioni veneziane dove i reclusi si dedicavano a lavoretti artigianali, giocavano a dadi o a scacchi, si intrattenevano con amici e parenti presso i cancelli, oppure&#8230; organizzavano piani di fuga, perch\u00e9 ogni prigione \u00e8 pur sempre prigione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche da quelle di Palazzo Ducale non erano mancate le evasioni, a volte eclatanti, addirittura di massa con il popolo a tener la parte dei fuggiaschi. Manica larga anche in materia di esigenze sessuali, tolleranza che prevedeva addirittura lo sgombero di celle e corpi di guardia per consentire gli incontri dei prigionieri con mogli e amiche. Peraltro la reclusione era quasi promiscua. I colpevoli dei delitti pi\u00f9 gravi venivano rinchiusi nelle celle cosiddette \u201c<em>orbe<\/em>\u201d, oscure e isolate, e con incatenamento di mani o piedi ai ceppi nei casi di riconosciuta pericolosit\u00e0. Riguardo, invece, per i debitori e per coloro che si presentavano spontaneamente a seguito dell\u2019ordine di comparizione. Per un certo periodo era stata concessa ad alcuni la libert\u00e0 di movimento all\u2019interno dell\u2019area marciana delimitata dai canali. Inevitabile che qualcuno ne avesse approfittato per diventare uccel di bosco, tanto che, verso la met\u00e0 del \u2018500, vigeva la licenza che chiunque potesse uccidere impunemente gli evasi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un caso oltre il tollerabile.<\/strong> Grazie al diarista <strong>Marin Sanudo<\/strong> (1466 &#8211; 1536) resteranno negli annali i banchetti dello scrivano <strong>Zuane Ferman<\/strong>, finito in cella per grosse truffe commesse nell\u2019espletamento delle funzioni e che lo avevano letteralmente ricoperto d\u2019oro, tanto da poter tranquillamente corrompere il capitano delle prigioni <strong>Giovanni Batochio<\/strong>. Costui lo lasciava uscire di notte e tornare con tutto il necessario per banchettare allegramente insieme a donne di moralit\u00e0 non impeccabile. Purtroppo la bella vita dietro le sbarre dur\u00f2 solo una manciata di giorni. Infatti la cosa era giunta alle orecchie delle autorit\u00e0. A <strong>Marco Zambotto<\/strong>, che svolgeva le funzioni di \u201c<em>Missier Grande<\/em>\u201d, vale a dire una specie di collettore di tutte le informazioni raccolte dagli \u201c<em>zaffi<\/em>\u201d, cio\u00e8 i confidenti della polizia, era stato ordinato di sorvegliare le porte delle prigioni durante la notte. Il mattino dopo furono arrestati il <strong>Ferman<\/strong>, il <strong>Batochio<\/strong> e due meritrici alle quali sar\u00e0 inferta una dose di venti scudisciate sulla pubblica piazza. Al capitano sar\u00e0 revocato il grado e mandato in esilio a Candia, cio\u00e8 Creta, per cinque anni, mentre il <strong>Ferman<\/strong> aveva gi\u00e0 la sua bella pena da scontare e senza bagordi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La giustizia aiuta i reclusi.<\/strong> Notevole era lo sforzo per evitare il protrarsi di indebite carcerazioni, garantire solleciti processi e verificare la situazione giudiziaria dei detenuti. A vigilare sulle carceri e ascoltare le lagne dei reclusi erano chiamate svariate magistrature, gli onnipresenti <em>Avogadori di Comun<\/em> in primis, seguiti dai capi della <em>Quarantia Criminal<\/em> e dall\u2019 \u201c<em>avvocato de\u2019 poveri prixoni<\/em>\u201d, un funzionario obbligato a visitare le carceri, comprese le celle di sestiere, dette \u201c<em>cameroti<\/em>\u201d, e curare le esigenze dei detenuti, raccoglierne le lagne e perorare i loro diritti davanti ai tribunali. Erano due che, con avvicendamento quadrimestrale, dovevano pure assistere i bisognosi di patrocinio l\u2019uno presso la <em>Quarantia<\/em> e il secondo presso le altre magistrature che trattavano materia criminale. I tre capi del <em>Consiglio dei Dieci<\/em> vigilavano sulle celle dei <em>Piombi<\/em> e dei <em>Pozzi<\/em>. Durante i processi l\u2019accusato, se non poteva permettersi un avvocato che a Venezia abbondavano, era assistito da un difensore d\u2019ufficio, perch\u00e9 la difesa dell\u2019imputato era intesa come cardine imprescindibile dell\u2019ordinamento giudiziario, senza eccezioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le lamentele dei guardiani.<\/strong> Alla lunga, tra affollamento in spazi ricavati alla meglio e pericolo d\u2019incendi provocati da fuochi accesi dai detenuti per scaldarsi mettendo a rischio la soprastante sala del <em>Maggior Consiglio<\/em>, se non l\u2019intero palazzo, la situazione era diventata insostenibile. Per lo pi\u00f9 i sorveglianti, insieme alle suppliche perch\u00e9 fossero aumentati i loro miseri salari, lamentavano la fatica di svolgere il loro servizio in una struttura drammaticamente inadeguata, obbligati a sedare risse dove a volte ci scappava il morto, \u201c<em>tenir li rei in cepi<\/em>\u201d se pericolosi, scongiurare fughe e fornire la collaborazione agli interrogatori. Questa si espletava principalmente nel condurre l\u2019accusato alla presenza dei giudici che, se non cantava con le buone, lo sottoponevano ai \u201c<em>tratti di corda<\/em>\u201d. Dopo alle guardie era imposto di aiutare i medici a \u201c<em>radrizar i brazi<\/em>\u201d, se mai fosse stato possibile porre rimedio alle conseguenze di quella devastante tortura. Questa prevedeva di legare i polsi del malcapitato dietro la schiena e issarlo con una fune pendente dal soffitto per poi lasciarlo piombare fin quasi a terra. Non ne potevano pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il progetto delle Prigioni Nuove.<\/strong> Riconosciuta la improrogabilit\u00e0 della situazione, si era deciso per un intervento drastico e risolutivo con la costruzione del nuovo carcere in un\u2019area attigua a Palazzo Ducale e divisa da questo dall\u2019omonimo rio. La prima delibera del <em>Consiglio dei X<\/em> risale al marzo del 1563 e prevedeva una struttura mono funzionale, cio\u00e8 adibita a solo scopo detentivo come mai nessuno al mondo aveva pensato prima. Tempo massimo concesso \u201c<em>non pi\u00f9 tardi del 1610<\/em>\u201d, ma i tempi sforeranno di qualche anno. Nella progettazione e costruzione ci metteranno le mani parecchi architetti: <strong>Antonio da Ponte<\/strong> il primo insieme a <strong>Zamaria dai Piombi<\/strong>, poi <strong>Tommaso<\/strong> e <strong>Antonio Contin<\/strong>, autore del cosiddetto \u201c<em>Ponte dei Sospiri<\/em>\u201d che collega il nuovo blocco detentivo con Palazzo Ducale, e infine <strong>Bartolomeo Manopola<\/strong>. Ne verr\u00e0 fuori un edificio dalle forme austere e solenni affacciato sulla Riva degli Schiavoni, con un profondo porticato a piano terra e ampie finestroni al primo piano dove saranno alloggiati in una apposita stanza I <em>Signori di Notte<\/em>, magistrati e insieme capi della polizia ai quali era stato affidato l\u2019ordine pubblico in citt\u00e0 e altro ancora. Il proposito iniziale di migliorare la vita dei detenuti con celle pi\u00f9 grandi, bene areate e illuminate, sar\u00e0 realizzato quasi per intero, salvo alcune sezioni dell\u2019edificio, come i gruppi di celle disposti verso l\u2019interno. Particolarmente critica la vivibilit\u00e0 dei settori con un corridoio di ronda lungo i quattro lati. Ogni cella era rivestita con tavole di legno di larice incrociate e inchiodate fittamente alle pareti, sul pavimento e sulla volta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Trasferimento dei detenuti.<\/strong> Il cantiere andr\u00e0 avanti fino al 1614 con la realizzazione del cosiddetto \u201c<em>Ponte dei Sospiri<\/em>\u201d, denominazione che non si riferisce ai sospiri degli innamorati che oggi lo fotografano dal <em>Ponte della Paglia<\/em>, come qualcuno potrebbe pensare. Erano invece quelli dei detenuti che andavano verso il giudizio e tornavano poi in cella per scontare la pena. Infatti il ponte \u00e8 diviso in due corridoi dai quali i poveracci potevano dare un\u2019occhiata all\u2019esterno, al <em>Rio di Palazzo<\/em> da un lato e dall\u2019altro al <em>Ponte della Paglia<\/em> che separa i sestieri San Marco e Castello dove sorgono le Prigioni Nuove. Gi\u00e0 a lavori in corso si attiveranno progressivamente le celle disponibili. Cosicch\u00e9 alla fine del 1601 la maggior parte dei detenuti risultavano \u201c<em>accomodati<\/em>\u201d nelle prigioni \u201c<em>Nuovissime<\/em>\u201d; nel 1603 i carcerati che si trovavano ancora a Palazzo Ducale erano stati tutti spostati e gli spazi liberati destinati ad altri uffici. Erano rimasti in funzione <em>Piombi,<\/em> <em>Pozzi<\/em> e una cella al piano dell\u2019armeria, detta \u201c<em>Torresella<\/em>\u201d, perch\u00e9 alle celle i carcerati avevano dato i nomi pi\u00f9 curiosi e pittoreschi: \u201c<em>Liona<\/em>\u201d, \u201c<em>Fresca Zoia<\/em>\u201d, \u201c<em>Armamento<\/em>\u201d e cos\u00ec via, nomi che si erano portati dietro alle <em>Prigioni Nuove<\/em>. Le <em>Prigioni Nuove<\/em>, che a lavori ultimati conteranno ben 400 posti, resteranno in funzione fino al 1919, sopravvivendo alla Serenissima, alle dominazioni francese e austriaca e a un pezzo del Regno d\u2019Italia. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Gustavo Vitali. <em>Articolo originale<\/em>: <a href=\"https:\/\/www.ilsignoredinotte.it\/prigioni-nuove.html\">Il Signore di Notte &#8211; Quando a Venezia hanno inventato le prigioni<\/a><\/p>\n<style id=\"bwg-style-0\">      #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 #bwg_mosaic_thumbnails_div_0 {        width: 100%;        position: relative;        background-color: rgba(255, 255, 255, 0.00);        text-align: center;        justify-content: center;                  margin-left: auto;          margin-right: auto;                    padding-left: 4px;          padding-top: 4px;                }          #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_spun_0 {        display: block;        position: absolute;\t\t\t\tborder-radius: 0;\t\t\t\tborder: 0px none #CCCCCC;    \t\t    \t\tbackground-color:rgba(0,0,0, 0.30);        -moz-box-sizing: content-box !important;        -webkit-box-sizing: content-box !important;        box-sizing: 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Pozzi<\/p>\n\n\n\n\n\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando a Venezia inventarono le prigioni Tra le mete turistiche veneziane pi\u00f9 gettonate c\u2019\u00e8 il solenne immobile delle Prigioni Nuove, primo esempio al mondo di una struttura dedicata esclusivamente alla detenzione. 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