{"id":93322,"date":"2022-10-09T04:29:10","date_gmt":"2022-10-09T04:29:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=93322"},"modified":"2022-10-09T04:29:15","modified_gmt":"2022-10-09T04:29:15","slug":"prostitute-e-cortigiane-nella-venezia-del-rinascimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=93322","title":{"rendered":"Prostitute e cortigiane nella Venezia del Rinascimento"},"content":{"rendered":"\n<h3>Prostitute e cortigiane nella Venezia del Rinascimento<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una delle particolarit\u00e0 della societ\u00e0 veneziana in ogni sua epoca, e in particolare durante il Cinquecento, \u00e8 stato il gran numero di donne dedite alla prostituzione. Gli storici hanno giustificato questo fenomeno con la stessa connotazione di una citt\u00e0 tutta orientata verso il commercio e con molti \u201c<em>foresti<\/em>\u201d, mercanti soprattutto, che vi si recavano per curare i propri affari. Si trattava per lo pi\u00f9 di uomini soli &#8230; il resto potete immaginarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Eros a pagamento nel secolo dello splendore Veneziano.<\/strong> A favore delle \u201c<em>femene publiche<\/em>\u201d ci si erano messi pure i costumi del tempo: le ragazze di buona famiglia, ma anche le figlie di comuni cittadini, vivevano sotto controllo dei genitori e godevano di ben poche libert\u00e0 fino al giorno delle nozze. Quindi gli scapoli avevano rare occasioni di trovare compagnia femminile: circuire qualche poveraccia chiusa contro voglia in convento (casi come quello manzoniano della monaca di Monza e del \u201c<em>tristo<\/em>\u201d <strong>Egidio<\/strong> erano tutt\u2019altro che eccezioni e non solo in Lombardia!) oppure darsi all\u2019amore prezzolato. Fatto sta che a met\u00e0 del 1500 ne furono censite 11.654 in una citt\u00e0 gi\u00e0 popolosa di suo, passata dai 130.000 abitanti nel 1540 ai quasi 170.000 nel 1563, terza d\u2019Europa dopo Parigi e Napoli che verso la fine del secolo ne contavano pi\u00f9 di 200.000.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il governo della Serenissima controlla e tassa la prostituzione.<\/strong> La prostituzione a Venezia era fortemente controllata dal governo a partire da dove ammessa e dove no. In pratica era stata confinata entro certi limiti toponomastici, o almeno cos\u00ec avrebbe voluto chi governava la Serenissima. Per accalappiare i forestieri le meretrici fin dal XIV secolo avevano esercitato la professione nei dintorni di Rialto dove la presenza di mercanti e denaro era scontata. Nel 1421 il governo aveva deciso un giro di vite: le donne dedite al mestiere erano state relegate nel quartiere <em>Castelleto<\/em>, un vero e proprio ghetto vigilato dalle guardie e aperto dal mattino fino all\u2019ultima campana della sera. Poi tutte a casa, pena la frusta. Neanche mezzo secolo dopo il giro della prostituzione si era trasferito nelle case del patrizio <strong>Priamo Malipiero<\/strong>, sempre in zona Rialto, per poi dilagare un poco ovunque, tanto che dopo il decesso del nobiluomo gli eredi avevano chiesto sgravi fiscali: affittare alloggi alle prostitute rendeva oramai assai poco visto che nel frattempo erano sparse in mezza citt\u00e0. Se regolamentare la prostituzione aveva dato scarsi risultati, al contrario tassarla ne aveva dati di ottimi. Dalle imposte sull\u2019amore prezzolato ogni anno pareva uscissero i soldi per allestire quattro galee e nel 1514 le meretrici erano state bersaglio di una pesante tassa straordinaria destinata a finanziare il dragaggio dei fondali dell\u2019Arsenale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Misure per combattere l\u2019omosessualit\u00e0.<\/strong> Come detto poc\u2019anzi, un uomo solo aveva poche scelte per soddisfare certe voglie. Questo aveva determinato un ulteriore aspetto della societ\u00e0 veneziana: l\u2019omosessualit\u00e0, tanto diffusa che al fenomeno si era fatta perfino una certa abitudine. Tuttavia, contro quello che era ritenuto un vero flagello, ancorch\u00e9 generato dagli stessi costumi che tagliavano i ponti verso rapporti eterosessuali fuori dal matrimonio, e sollecitate dall\u2019incessante tuonare della Chiesa, le istituzioni ne avevano pensate di ogni, ma c\u2019era stato anche dell\u2019altro. Pareva che un bel giorno, tra omosessualit\u00e0 dilagante e nutrita concorrenza, i proventi delle prostitute avessero subito una forte contrazione, al contrario delle gabelle che erano rimaste intatte. Le \u201c<em>donnacce<\/em>\u201d avevano sollevato un gran polverone e animate proteste a seguito delle quali il <em>Consiglio dei Dieci<\/em>, una delle tante magistrature dell\u2019organigramma della Serenissima, era prontamente intervenuto. Ecco la sua \u201c<em>illuminata<\/em>\u201d delibera: facendo leva sulle attrattive pi\u00f9 arrapanti della bellezza femminile, aveva imposto alle prostitute di esibirsi alle finestre di casa a seno scoperto o gambe nude per invogliare gli uomini alla loro frequentazione. Accertata una conseguenza: un ponte di Venezia aveva preso il nome di <em>Ponte delle Tette<\/em>. Questo ponte esiste ancora oggi nella zona delle <em>Carampane<\/em> in contrada San Cassiano, dove era stato infine confinato il grosso della prostituzione sulla quale avevano continuato a piovere restrizioni. <em>Carampane<\/em> con il tempo diventer\u00e0 anche l\u2019epiteto per designare una donna avanti con l\u2019et\u00e0 e dalla bellezza sfiorita: vecchia carampana!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Donne colte, affascinanti e disinibite per i ricchi, \u201cdonnacce\u201d per il popolo.<\/strong> Allora come oggi nella professione pi\u00f9 antica del mondo si potevano individuare livelli d\u2019ogni sorta: c\u2019erano donne che rimediavano giusto un boccone, magari rischiando la morte per malattie orribili, e quelle che potevano permettersi paggi e servitori, tanto che tra le restrizioni di cui poco soprai una imponeva il divieto di assumere domestici minori di anni trenta. Per altro le limitazioni erano spesso allegramente disattese e senza nessun mal di testa da parte degli organi di controllo. La funzione sociale della prostituzione e il suo cospicuo gettito fiscale facevano chiudere un occhio al governo, anzi tutti e due. Probabilmente pi\u00f9 per quest\u2019ultimo motivo che non per il primo. Un discorso a s\u00e9 meritano le cortigiane, da non confondersi con le normali prostitute con le quali bastava pagare per entrare nel loro letto, anche a prezzi stracciati e squallore incluso. Al contrario le prime erano disponibili solo per persone di un certo rango e con le tasche ben provviste; per nulla scontato ottenerne i favori, perch\u00e9 non accettavano chiunque nelle proprie grazie. Erano spesso vere e proprie dame di buona educazione che sapevano intrattenere i loro amanti, oltre che soddisfarne gli ardori. Spesso vantavano una cultura raffinata e tra loro non erano rari i talenti in ambito letterario e artistico. Frequentavano i salotti e gli uomini non disdegnavano affatto farsi accompagnare da loro in momenti conviviali. Erano definite \u201c<em>cortigiane honeste<\/em>\u201d per distinguerle dalle normali meretrici, dette \u201c<em>cortigiane di lume<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La \u201czaffetta\u201d.<\/strong> Circa le prime, avevano avuto notoriet\u00e0 i componimenti di <strong>Pietro Aretino<\/strong> celebranti le lodi di <strong>Angela Dal Moro<\/strong>, alla quale era rimasto appiccicato il nomignolo di \u201c<em>zaffetta<\/em>\u201d perch\u00e9 figlia di uno \u201c<em>zaffo<\/em>\u201d. Gli <em>zaffi<\/em> erano gli informatori della polizia e questo tradisce le umili origini della donna dalle quali si era affrancata grazie al lavoro di cortigiana, ma anche con lo studio, abbinando profonde conoscenze d\u2019arte, musica, letteratura ad attrattive fisiche, modi amatori raffinati ed eleganza. Aveva goduto di un fascino capace di suscitare forti emozioni negli uomini che la avvicinavano. D&#8217;altronde, senza fascino e tutto il resto non si poteva svolgere questa professione che poteva garantire agi e ricchezze, ma anche dolori, come per una sua collega della quale leggerete poco avanti. Ripugnante lo stupro nei confronti della <strong>Dal Moro<\/strong> da parte di trentuno uomini in una sola notte organizzato per vendetta dal nobile <strong>Lorenzo Venier<\/strong> per essere stato da lei rifiutato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Pittori affascinati dalla \u201c<em>zaffetta<\/em>\u201d<\/strong> Della \u201c<em>zaffetta<\/em>\u201d era rimasto ammaliato il grande <strong>Tiziano Vecellio<\/strong> che la ritrasse nuda e, nel 1515, pare le abbia assegnato il ruolo di &#8230; amore sacro nel celebre dipinto \u201c<em>L\u2019Amor Sacro e l\u2019Amor Profano<\/em>\u201d. Niente in confronto dell\u2019ossessione avuta per lei dal collega <strong>Paris Bordon<\/strong> che la utilizz\u00f2 come modella in un numero impressionante di opere. Il che \u00e8 tutto dire per un pittore che aveva realizzato capolavori come la \u201c<em>Sacra Famiglia<\/em>\u201d, la \u201c<em>Sacra Conversazione<\/em>\u201d, il \u201c<em>Sant&#8217;Ambrogio<\/em>\u201d e una pala per la chiesa di Sant&#8217;Agostino a Crema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Veronica Franco.<\/strong> <strong>Veronica Franco<\/strong> (1546 \u2013 1591) di certo la pi\u00f9 famosa, poetessa oltre che cortigiana d\u2019alto rango. Su di lei si sono spesi fiumi di inchiostro e dedicati anche dei film. Appare anche nel recente documentario \u201c<em> Io sono Venezia<\/em> \u201d, pi\u00f9 volte trasmesso sui canali RAI, una carrellata sulle origini e storia della Serenissima. La <strong>Franco<\/strong>, donna affascinante, bellissima, era diventata tanto conosciuta da essere richiesta perfino dai monarchi in visita al governo, come <strong>Enrico III<\/strong> di Francia che soggiorn\u00f2 a Venezia nel 1574. Il \u201c<em>Catalogo delle principali e pi\u00f9 honorate cortigiane di Venezia<\/em>\u201d, un opuscolo del 1565 con nomi, indirizzi e tariffe delle donne dal letto facile pi\u00f9 in vista, a suo proposito aveva annotato che un suo bacio sarebbe costato sei scudi, cinquanta il servizio completo.\u200b Ovviamente non aveva potuto godere del rispetto dato alle donne \u201c<em>normali<\/em>\u201d e aveva dovuto farsi strada da sola. Aveva studiato da autodidatta e cercato i propri mecenati tra uomini colti ed entrando a far parte di circoli culturali. Dopo la pubblicazione e il successo dei suoi lavori letterari, aveva fondato un&#8217;istituzione caritatevole a favore delle cortigiane e dei loro figli. Lasciata Venezia per sfuggire alla peste del 1575, aveva avuto un rientro amaro: i suoi beni erano stati saccheggiati. Per lo pi\u00f9 nel 1580 era stata processata dall\u2019Inquisizione per incantesimi, un\u2019accusa comune per le cortigiane dell&#8217;epoca. Ne era uscita assolta, ma la sua vita non sarebbe tornata a essere quella di prima. Perse tutte le ricchezze, dopo la morte del suo ultimo benefattore, si ritrov\u00f2 priva di sostegno finanziario. Dei suoi ultimi anni si sa poco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di questo mondo ora oscuro, ora sfavillante, dell\u2019amore mercenario e dell\u2019erotismo a tariffe variabili troveranno molto altro i lettori de\u2019 Il Signore di Notte, un giallo con importanti risvolti storici. Altre informazioni nella pagina facebook e nel sito del libro dove alla voce \u201c<em>approfondimenti<\/em>\u201d sono pubblicati altri articoli sulla Venezia dei dogi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Gustavo Vitali. <em>Articolo originale<\/em>: <a href=\"https:\/\/www.ilsignoredinotte.it\/cortigiane.html\">Il Signore di Notte &#8211; Prostitute e cortigiane nella Venezia del Rinascimento<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Prostitute e cortigiane nella Venezia del Rinascimento Una delle particolarit\u00e0 della societ\u00e0 veneziana in ogni sua epoca, e in particolare durante il Cinquecento, \u00e8 stato il gran numero di donne dedite alla prostituzione. 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