{"id":92763,"date":"2022-09-18T04:19:58","date_gmt":"2022-09-18T04:19:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=92763"},"modified":"2022-09-18T04:20:02","modified_gmt":"2022-09-18T04:20:02","slug":"quando-a-venezia-si-remava-sulle-galee","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=92763","title":{"rendered":"Quando a Venezia si remava sulle galee"},"content":{"rendered":"\n<h3>Quando a Venezia si remava sulle galee<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">La protagonista assoluta della politica commerciale ed espansionistica dell\u2019antica Venezia \u00e8 stata soprattutto la galea, detta anche galera nel senso pi\u00f9 detentivo del termine. Per alcuni l\u2019etimologia sarebbe derivata dal greco \u201c<em>galeos<\/em>\u201d, squalo, per la forma lunga, sottile e filante, ma c\u2019era anche chi lo faceva derivare da altro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un\u2019immagine abusata<\/strong> Distorta e abusata l\u2019immagine della galea che navigava a forza di remi. In realt\u00e0 la navigazione avveniva prevalentemente a vela per risparmiare i rematori, pena trovarsi con uomini esausti di fronte al nemico o in condizioni di tempo avverse. In generale su una galea \u201c<em>sottile<\/em>\u201d, le pi\u00f9 diffuse, si vogava per circa un quarto del tempo trascorso in mare impegnando un terzo della ciurma a rotazione; tutta durante le manovre nei porti o in combattimento. Sulle galee \u201c<em>grosse<\/em>\u201d, o \u201c<em>da merchato<\/em>\u201d, cio\u00e8 adibite prevalentemente a uso commerciale, i tempi al remo calavano di dieci volte. Le vele latine issate sugli alberi, da uno a quattro secondo le dimensioni della nave, erano quindi di gran lunga preferite ai remi, salvo che questi ultimi, a differenza dei velieri, permettevano alla galea di muoversi anche in assenza di vento. Le galee duravano bene dieci anni, una dozzina o poco pi\u00f9 a essere fortunati. Poi sopravveniva ineluttabile il degrado e finivano in disarmo. Erano prodotte in serie principalmente nell\u2019Arsenale di Venezia con pezzi intercambiabili per facilitare costruzione e manutenzione, un naviglio insuperabile per velocit\u00e0 e maneggevolezza. Al momento del varo veniva assegnato un numero progressivo, ma nel gergo della marineria finivano con il prendere i nomi dei <em>Sopracomiti<\/em> al comando scelti nella classe patrizia: \u201c<em>la barbarigo<\/em>\u201d, \u201c<em>la priula<\/em>\u201d, \u201c<em>la mocenigo<\/em>\u201d, ecc. rispettivamente se il comandante proveniva dalle casate <strong>Barbarigo<\/strong>, <strong>Priuli<\/strong>, <strong>Mocenigo<\/strong> e cos\u00ec via. Invece le galee fornite dalle citt\u00e0 di terraferma, comandate da nobili locali, prendevano il nome dalla citt\u00e0 che le armava: \u201c<em>la trevisana<\/em>\u201d, \u201c<em>la padovana<\/em>\u201d, ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Armata \u201cgrossa\u201d e armata \u201csottile\u201d<\/strong> La flotta delle galee era identificata come l\u2019\u201c<em>armata sottile<\/em>\u201d, quella a vela come l\u2019\u201c<em>armata grossa<\/em>\u201d. I velieri all\u2019inizio erano stati noleggiati o comprati all\u2019estero, soprattutto in Olanda e in Inghilterra, poi costruiti in proprio. Tuttavia le galee per le loro caratteristiche erano preferite alle navi a vela e avevano costituito a lungo il nerbo della flotta della Serenissima. Alla caduta della Repubblica nel 1797 i francesi ne troveranno ancora 20 in servizio e tre in costruzione su un totale di 184 navigli. Una galea \u201c<em>sottile<\/em>\u201d era lunga circa 45 m. e larga 5. Si vogava alla \u201c<em>sensile<\/em>\u201d, vale a dire che i 25 o 30 banchi di voga sulle triremi, ospitavano ciascuno tre rematori con un remo a testa. Alta la velocit\u00e0 se si otteneva un buon coordinamento. Con la progressiva introduzione dei forzati si era passati alla voga a \u201c<em>scaloccio<\/em>\u201d, cio\u00e8 cinque rematori agenti su un unico remo, fino a otto sulle galee pi\u00f9 grandi. Le pi\u00f9 veloci quadriremi erano adibite a particolari scopi militari o come navi ammiraglie. Senza avvenire le quinqueremi, ancora pi\u00f9 veloci, ma che richiedevano ciurme troppo numerose. Esse gi\u00e0 ammontavano a 150 uomini sulle sottili, che salivano a 200 e oltre sulle grosse e ancora di pi\u00f9 sulle galeazze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019Arsenale, \u201cofficina del mondo\u201d<\/strong> L\u2019Arsenale era un dispositivo tecnico e militare dove la suddivisione in corporazioni era applicata rigidamente. Una prima ripartizione delle maestranze annoverava i \u201c<em>marangoni<\/em>\u201d, cio\u00e8 i falegnami, che attendevano alla costruzione di chiglia e mura della nave, i \u201c<em>calafati<\/em>\u201d che ricoprivano lo scafo di pece e i \u201c<em>remieri<\/em>\u201d per la costruzione dei remi. Queste tre categorie, capeggiate da \u201c<em>proti<\/em>\u201d, cio\u00e8 maestri o architetti, coadiuvati da \u201c<em>sotto proti<\/em>\u201d, sorta di capi squadra, erano incluse in senso stretto tra gli Arsenalotti, letteralmente i \u201c<em>figli dell\u2019Arsenale<\/em>\u201d, prima corporazione e simbolo della citt\u00e0. Questa categoria di operai-soldati godeva di certi privilegi: trasmettere il posto ai figli, diritto alla pensione e garanzie in caso di malattia. All\u2019inizio del XVI secolo un arsenalotto percepiva circa venti zecchini annui di paga e ben cento i capi. In cambio erano stati imposti loro servizi di ordine pubblico in particolari occasioni, montare la guardia nella loggetta in piazza San Marco durante le riunioni del Maggior Consiglio e la sorveglianza della Zecca. Secondo le diverse incombenze, venivano armati di un bastone rosso, di alabarda, o del \u201c<em>brandistocco<\/em>\u201d, una massiccia arma inastata a tre lame. Accorrevano poi a spegnere i frequenti incendi in citt\u00e0 e fornivano un certo numero di rematori per le galee, obbligo che le frequenti esenzioni avevano fatto finire nel dimenticatoio. Remavano inoltre sulle imbarcazioni di stato nelle cerimonie pubbliche, come sul Bucintoro, la lussuosa galea del doge. Agli arsenalotti si aggiungevano gli addetti alle attivit\u00e0 collaterali: gli \u201c<em>alboranti<\/em>\u201d per l\u2019approntamento degli alberi, i \u201c<em>tagieri<\/em>\u201d per fabbricare carrucole e pulegge, gli \u201c<em>intagliatori<\/em>\u201d per curare le decorazioni, i \u201c<em>botteri<\/em>\u201d per le botti, i \u201c<em>filacanevi<\/em>\u201d filatori di cime di canapa al lavoro nella \u201c<em>tana<\/em>\u201d, dove erano impegnate anche maestranze femminili e duecento fanciulli circa fino al secolo XVI. Altre ottanta donne lavoravano a cucire le vele. C\u2019erano poi i fonditori di cannoni e altri lavoratori ausiliari: facchini, muratori, fabbri, \u201c<em>segadori<\/em>\u201d, raffinatori di polvere da sparo, fabbricanti di corazze e armi varie e altri ancora. Tutti insieme nei momenti di massima efficienza della struttura, secondo alcuni, erano arrivati a duemiladuecento persone. Per altri sarebbero stati oltre quattromila e probabilmente l\u2019aveva sparata grossa il doge <strong>Mocenigo<\/strong> quando, nel 1423, aveva valutato in seimila le unit\u00e0 impiegate. In ogni caso l\u2019Arsenale era la maggiore unit\u00e0 produttiva d\u2019Europa, definita l\u2019\u00ab<em>officina del mondo<\/em>\u00bb, capace in caso di guerra di varare venticinque navi al mese, tra le quaranta e le sessanta all\u2019anno di norma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I \u201cbonevoglie\u201d<\/strong> Fino alla met\u00e0 del \u2018500 per la voga sulle galee erano stati imbarcati uomini liberi chiamati \u201c<em>bonevoglie<\/em>\u201d che avevano costituito il nerbo principale delle flotte veneziane. La ferma durava tre anni; indispensabili robusta costituzione ed et\u00e0 compresa tra i diciotto e quarant\u2019anni. Purtroppo con il trascorrere del tempo racimolare braccia da mettere ai remi era diventato sempre pi\u00f9 difficile. Inaridite le principali fonti di arruolamento, Grecia, Albania, Istria, il Levante e le coste dalmate, i bonevoglie, detti anche \u201c<em>galioti di libert\u00e0<\/em>\u201d, erano diventati merce rara. Neppure erano bastati a rinfoltire i ranghi i cosiddetti \u201c<em>zontaroli<\/em>\u201d, un\u2019aggiunta di uomini fornita dai domini di terraferma, scelti a sorteggio per sei mesi, con esclusione di ecclesiastici, nobili locali ed ebrei. Questi ultimi non ebbero scampo dal metter mano alla borsa in cambio dell\u2019esenzione, nonostante questa fosse d\u2019ufficio. Il rendimento delle ciurme reclutate in terraferma, che non godevano di gran fama come uomini di mare e che crepavano di stenti a un ritmo impressionante, era scarso. Invece a Venezia chiunque poteva trovare miglior paga senza marcire a un banco di voga, un lavoro mai abbastanza retribuito di fronte a un\u2019esistenza sacrificata e a tutti i rischi connessi alla vita di mare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La paga e il vestiario<\/strong> I rematori prendevano circa dieci lire al mese quando ci volevano sei lire e quattro soldi per fare uno zecchino, mentre i comandanti ne guadagnavano novanta di zecchini. Neppure bastava a lenire gli affanni delle ciurme della flotta mercantile il beneficio di portare con s\u00e9 una certa quantit\u00e0 di merce da vendere al ritorno per conto proprio e in esenzione di dazio, diritto inesistente sulle galee militari che pure all\u2019occasione trasportavano merci, soprattutto le pi\u00f9 pregiate e meno ingombranti. Il bonavoglia incassava un anticipo al momento dell\u2019arruolamento e il saldo al rientro. Per\u00f2 l\u2019anticipo, ancorch\u00e9 congruo per invogliarlo, non doveva essere eccessivo per non spingerlo a sparire con i soldi e in barba alle pene comminate a chi non si fosse presentato all\u2019imbarco. D\u2019altra parte, una volta rientrati a casa, costoro incorrevano talora nell\u2019amara sorpresa del mancato pagamento del saldo pattuito. Erano cos\u00ec costretti a un nuovo imbarco per incassare quei soldi insieme a un nuovo anticipo, ma senza la certezza di intascare poi l\u2019ulteriore saldo. Il calcolo funambolico e dei pi\u00f9 biechi aveva suscitato le proteste di quei poveracci e clamorose rivolte, scontri di piazza, in un caso l\u2019assalto ai forni al grido di \u201c<em>fame, fame<\/em>\u201d, ma si era perseverato nel pagarli il meno possibile, meglio ancora non pagarli affatto. Si forniva loro un vestiario ridotto all\u2019essenziale: un cappelletto, una casacca, braghe e calze di panno ordinario, un cappotto con cappuccio per difendersi dalla pioggia e coprirsi durante il sonno, una cintura di cuoio e un coltello. Sistemati a cielo aperto, esposti alle intemperie, pressati in spazi angusti, mangiavano, dormivano e talvolta svolgevano pure le funzioni fisiologiche al posto di voga. Pare che il lezzo emanato da questi navigli fosse percepibile anche a grande distanza nonostante ogni mattina al sorgere del sole si provvedesse a lavare le galere con abbondante acqua \u200bdi mare e sottoporre gli imbarcati a identico trattamento. In generale gli stenti di una vita di gravi fatiche e pessima alimentazione scavavano vuoti spaventosi nei ranghi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Alla voga prigionieri di guerra, detenuti, schiavi e altra marmaglia<\/strong> Oltre ai <em>bonevoglie<\/em>, quando maggiore era la necessit\u00e0 di braccia, alla voga si mettevano in catene i prigionieri catturati su navi nemiche, predoni di mare, traditori, furfanti, ladri e compagnia cantando, disertori fuggiti dalle galere della Serenissima, da quelle del papa, di Napoli e chiss\u00e0 da dove ancora. Poi si compravano schiavi turchi da corsari cristiani come gli <em>Uscocchi.<\/em> Nonostante ci\u00f2 la penuria di vogatori era diventata cronica e aveva spinto il governo fin dal 1542 a riempire i banchi di voga con condannati per reati comuni, facendo scontare le pene in mare invece che in cella. In pi\u00f9, pur di racimolare braccia, si era chiesta la consegna di detenuti anche agli altri stati. <strong>Cristoforo Da Canal<\/strong>, uno dei pi\u00f9 validi uomini di mare della Serenissima, aveva persuaso il Senato a equipaggiare in tal modo parte della flotta, costituendo uno speciale reparto di galee mosse esclusivamente da \u201c<em>sforzati<\/em>\u201d. Assoluto divieto dal servirsi di galeotti per la voga sulle galeazze, evoluzione delle galee grosse, enormi, irte di artiglierie e cariche d\u2019armati, invenzione tutta veneziana e protagonista della battaglia di Lepanto. Stesso divieto anche per le \u201c<em>bastarde<\/em>\u201d, una via di mezzo tra le sottili e quelle grosse, dove si imbarcavano i \u201c<em>Capi da Mar<\/em>\u201d, cio\u00e8 alti ufficiali della flotta. Il Senato aveva inoltre stabilito che la condanna al remo variasse dai diciotto mesi ai dodici anni ed era invalso l\u2019uso di commutare la pena di morte in dieci anni di buona voga. Andando oltre il poveraccio diventava spesso inabile al servizio e cercava con ogni mezzo di fuggire. Tanto valeva liberarlo. Nelle galee mosse dai condannati il numero dei bonevoglie cal\u00f2 drasticamente fino a soli sei per unit\u00e0 e impiegati per regolare i ritmi di voga. <strong>Cristoforo Da Canal<\/strong> aveva riformato la flotta veneziana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il rancio<\/strong> Il punto debole della vita di bordo era l\u2019alimentazione. Piatto principale l\u2019eterna brodaglia di pan biscotto, cio\u00e8 gallette ammollate in acqua di mare con aggiunta di olio. Veniva somministrata alla sera per non far vedere cosa conteneva la scodella, brontolavano i poveri cristi nel trangugiare il misero rancio, termine derivato da \u201c<em>rancido<\/em>\u201d, il che dice molto. Il pan biscotto era prodotto dallo stato nei 32 forni dell\u2019Arsenale, ricetta segreta e con una complicata serie di cotture, durissimo, indeperibile anche nelle condizioni pi\u00f9 estreme, durava anni senza alterarsi. I condannati ne avevano diritto a ventidue once al giorno, ridotte a diciotto per gli schiavi turchi. Poi zuppa di fave al mattino, una tazza di vino a giorni alterni, abbondante in caso di grossi sforzi, immancabile prima della voga arrancata durante i combattimenti. Limitate le scorte di carne rappresentate da animali vivi destinati alla macellazione a bordo, verosimile appannaggio di comandanti e ufficiali. Cristoforo Da Canal si era sfiatato per convincere il governo a passare agli equipaggi quelle \u201c<em>minestre di herbette<\/em>\u201d gi\u00e0 in uso in altre marine per favorire le funzioni intestinali, ma si era continuato a remare con lo stomaco gonfiato dalle solite zuppe mal nutrienti. Con a bordo viveri per circa un mese, era soprattutto l\u2019acqua a preoccupare perch\u00e9 chi stava ai remi ne consumava parecchia. Gli spazi ristretti non consentivano scorte oltre i quattro giorni, massimo 12 sulle galee pi\u00f9 grandi. Sicch\u00e9 si era destinati a una navigazione sotto costa con frequenti soste per l\u2019\u201c<em>acquata<\/em>\u201d e altri rifornimenti essenziali. Si navigava possibilmente dalla primavera all\u2019autunno per evitare guai con il brutto tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il resto dell\u2019equipaggio<\/strong> L\u2019equipaggio di una galea comprendeva anche \u201c<em>compagni<\/em>\u201d, cio\u00e8 marinai addetti ai servizi di bordo, turni al timone, di vedetta, manovra delle vele e altro. Costituivano la cosiddetta \u201c<em>marinarezza<\/em>\u201d, punta di diamante della marina veneziana. Invece gli uomini di spada, detti \u201c<em>scapoli<\/em>\u201d, si occupavano della vigilanza a bordo e costituivano il principale nucleo di combattimento, una razza poco stimata comprendente pure banditelli e falliti, \u200bquesti ultimi a mezza paga. Tiravano a campare svolgendo un servizio penoso, esposti a ogni sorta di rischio, cause che ne rendevano difficile l\u2019arruolamento. Addetti alla navigazione erano l\u2019<em>Uomo di Consiglio<\/em>, il <em>Comito<\/em>, il <em>Sottocomito<\/em> e il <em>Pilota<\/em>; alle cure sanitarie provvedeva l\u2019<em>Eccellente<\/em>, detto anche <em>Cerusico<\/em>, coadiuvato dal <em>Barbierotto<\/em> per la rasatura delle teste; il <em>Cappellano<\/em> era tristemente addetto alla sepoltura dei defunti oltre alle funzioni religiose. Poi si imbarcavano il <em>Padrone<\/em>, il <em>Sottopadrone<\/em>, il <em>Padroncino<\/em>, il <em>Capo dei Provvisionati,<\/em> <em>Capi<\/em> e <em>Sottocapi Bombardieri<\/em>, l\u2019<em>Agozzino<\/em> e gli <em>Agozzinotti<\/em>, le maestranze per la manutenzione della nave con i rispettivi garzoni, lo <em>Scalco<\/em> e il <em>Caverner<\/em> addetti a carni e cambusa, il <em>Fante di Pizzuol<\/em>, cio\u00e8 la camera di poppa destinata al comandante e infine lo <em>Scrivano<\/em> coadiuvato dallo <em>Scrivanello<\/em> che, quali persone di lettere e computo, annotavano in appositi libri i rapporti di tutti gli altri. In buona sostanza, si viveva pigiati l\u2019uno sull\u2019altro e si facevano salti mortali per tenere infoltiti i ranghi.<\/p>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Gustavo Vitali. <em>Articolo originale<\/em>: <a href=\"https:\/\/www.ilsignoredinotte.it\/galea.html\">Il Signore di Notte &#8211; Quando a Venezia si remava sulle galee<\/a><\/p>\n \n<style id=\"bwg-style-0\">      #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 #bwg_mosaic_thumbnails_div_0 {        width: 100%;        position: relative;        background-color: rgba(255, 255, 255, 0.00);        text-align: center;        justify-content: center;                  margin-left: auto;          margin-right: auto;                    padding-left: 4px;          padding-top: 4px;                }          #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_spun_0 {        display: block;        position: absolute;\t\t\t\tborder-radius: 0;\t\t\t\tborder: 0px none #CCCCCC;    \t\t    \t\tbackground-color:rgba(0,0,0, 0.30);        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XVIII; Museo Correr Modello di galera grossa del sec. XVIII; Museo Correr Modello di galera grossa del sec. XVIII; Museo Correr Modello di galera grossa del sec XVIII; Museo Correr Modello di galera<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando a Venezia si remava sulle galee La protagonista assoluta della politica commerciale ed espansionistica dell\u2019antica Venezia \u00e8 stata soprattutto la galea, detta anche galera nel senso pi\u00f9 detentivo del termine. Per alcuni l\u2019etimologia sarebbe derivata dal greco \u201cgaleos\u201d, squalo, per la forma lunga, sottile e filante, ma c\u2019era anche chi lo faceva derivare da [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":92774,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[2788],"tags":[4287,4286],"class_list":{"0":"post-92763","1":"post","2":"type-post","3":"status-publish","4":"format-standard","5":"has-post-thumbnail","7":"category-storie-e-leggende","8":"tag-galee","9":"tag-https-www-conoscerevenezia-it-p92763"},"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/Domenico-Tintoretto-Battaglia-di-Salvore.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/92763","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=92763"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/92763\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":92912,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/92763\/revisions\/92912"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/92774"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=92763"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=92763"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=92763"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}