{"id":92109,"date":"2022-09-08T05:26:22","date_gmt":"2022-09-08T05:26:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=92109"},"modified":"2024-01-11T20:37:43","modified_gmt":"2024-01-11T20:37:43","slug":"il-bando-contro-i-giochi-e-le-bestemmie-sulla-facciata-di-una-casa-in-campiello-a-lo-spirito-santo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=92109","title":{"rendered":"Il Bando contro i giochi e le bestemmie, sulla facciata di una casa in campiello allo Spirito Santo"},"content":{"rendered":"\n<h3>Il Bando contro i giochi e le bestemmie, sulla facciata di una casa in campiello allo Spirito Santo<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Serenissima aveva diversi modi per portare a conoscenza dei veneziani le sue leggi e le sue deliberazioni: tramite stampa, mediante la pubblicazione di queste stampe sulla porta del <em>Bando<\/em> (cfr. <strong>Sanudo<\/strong> in <em>Vite dei Dogi<\/em>) o della <em>Carta<\/em>, o tramite la lettura dalle pietre del Bando in Piazza San Marco e in Campo San Giacomo di Rialto (si diceva allora &#8220;<em>alle scale<\/em>&#8220;, cfr. <strong>Sanudo<\/strong> nei <em>Diari<\/em>) o rendere imperiture le leggi e i decreti incidendoli sul marmo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I bandi incisi su marmo riguardano soprattutto i divieti contro i giochi (a palla, pallone, pandolo, borelle e qualsiasi altro gioco di possa imaginare), e divieti contro la bestemmia e le parole di oscene, su questi stessi marmi la Serenissima ricordava le pene, per gli eventuali trasgressori, che andavano dalla prigione, alla galera, alla frusta, alla berlina, ed altre ad arbitrio dei giudici, che potevano prevedere anche il taglio della punta della lingua, il taglio del naso e la perdita degli occhi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste leggi incise su pietra si trovano ancora oggi in prossimit\u00e0&nbsp; di chiese e di monasteri, poich\u00e9 era quasi impossile proibire i giochi e la bestemmia in in giro per tutta la citt\u00e0, ma non erano tollerabili nelle vicinanze dei luoghi sacri.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La bestemmia a Venezia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei diari di <strong>Girolamo Priuli<\/strong> si legge nel maggio 1512: &#8220;<em>a Venezia la bestemmia era usata da ogni grado di persone<\/em>&#8220;, sebbene fossero gravissime le pene contro i bestemmiatori, ma ormai le rabbiose maledizioni e le bestemmie atroci uscivano quasi inconsciamente dalle labra esecrande, non solo del popolo, ma degli stessi patrizi e, cosa pi\u00f9 orribile, da parecchi preti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Repubblica cercava anche con le punizioni pi\u00f9 crudeli di porre un argine all&#8217;abbominevole delitto ma il male era troppo inveterato, era un male cronico, a cui invano si cercava un rimedio, e lo seppe la <em>Signoria<\/em> quando nel marzo del 1510, dopo qualche lieto successo delle armi veneziane contro i collegati della famosa <em>Lega di Cambrai<\/em>, la Serenissima scriveva una lettera ai <em>Provveditori in campo<\/em>, sier <strong>Antonio Contarini<\/strong> e sier <strong>Marco Badoer<\/strong>, perch\u00e9 &#8220;<em>dovessero persuader quelli soldati e non biastemar per non iritar l&#8217;ira dil signor Dio, questo contra de nui, maxime hora che le cosse nostre vanno prosperando<\/em>&#8220;. Ma a togliere qualsiasi illusione alla <em>Signoria<\/em> giunse una lettera dei <em>Provveditori<\/em> la quale senza reticenze affermava: &#8220;<em>questo \u00e8 impossibile remediar per esser mal vecchio, et si &#8216;l volesse proveder bisogneria far a la turchesca, che come blastemano sono taiati per meso, ma non si avrebono alora pi\u00f9 soldati<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure la Repubblica non aveva scrupoli nel condannare i bestemmiatori: in Venezia anche nel Cinquecento erano per sempre in vigore i fieri antichi supplizi della &#8220;<em>cheba<\/em>&#8220;, della frusta, della perdita degli occhi, del naso, della lingua specialmente per coloro che profferivano oscene parole e bestemmie, gravissimo oltraggio alla religione dei padri, sfregio grandissimo a quel dialetto, cos\u00ec dolce nelle consuetudini della vita, cos\u00ec solenne nei comizi della patria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parecchie cronache parlono di queste condanne contro il turpiloquio i cui risultati, quale esempio, erano quasi nulli, e se dagli &#8220;<em>Annali<\/em>&#8221; del <strong>Malipiero<\/strong> sappiamo che nel 1493 il giovane patrizio <strong>Giovanni Zorzi<\/strong>, per aver bestemmiato, ebbe tagliata una mano e la punta della lingua, nella prima met\u00e0 del secolo decimosesto due fatti tipici ci dimostrano come il rigor delle leggi valesse ben poco a moderare l&#8217;istinto della bestemmia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1519, il 2 maggio, si raccoglievano nell&#8217;osteria del Bo a Rialto, nella calle che conduceva verso il campo delle &#8220;<em>Beccarie&#8221;<\/em>, quattro compagnoni e pattuivano fra loro che &#8220;<em>chi zugando biastemava manco pagi lo scoto&#8221;<\/em>. Erano in quattro: &#8220;<em>un fiol de l&#8217;oste de la Cerva, zovene et belo; uno barbier tale Alvise lavorava a Rialto in la calle di la Madona; un prete di san Mattio, et Todaro fiol de Marco qual havea botega de orese a sant&#8217;Aponal a l&#8217;insegna al san Zirolamo<\/em>&#8220;. Cenarono, poi si misero a giocare e giocando, secondo il patto concluso, un subisso di bestemmie cominci\u00f2 ad uscire da quelle bocche svergognate, a voce alta quasi di sfida alle leggi, e dopo un&#8217;ora tra le pi\u00f9 sguaiate risate parevano vincitori il prete, &#8220;<em>el fiol de l&#8217;oste della Cerva et il barbiere<\/em>&#8220;, quando attratti da quel chiasso entr\u00f2 nell&#8217;osteria la pattuglia dei <em>Signori di notte<\/em> che intim\u00f2 il fermo ai quattro giocatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel tafferuglio che nacque, <strong>Todaro<\/strong>, figlio di <strong>Marco<\/strong> &#8220;<em>orese<\/em>&#8220;, riusc\u00ec a fuggire mentre gli altri tre venivano condotti in prigione e denunciati al <em>Consiglio dei Dieci<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Consiglio, quando voleva, faceva presto i suoi processi, i colpevoli erano confessi e la condanna non si fece attendere: il 7 maggio &#8220;<em>con corone con diavoli depenti in testa fo mandati li tre che biastemono in l&#8217;hosteria del Bo a Rialto con una piata per Canal Grande cridando la soa colpa et smontati a santa Croce menati per terra et per mezo l&#8217;hosteria del Bo li fo tai\u00e0 la lengua, et a san Marco in mezzo le do colone li fo cavati li ochi et tai\u00e0 la man destra et sia tutti tre confin\u00e0 in questa terra ad esempio di altri&#8221;<\/em>. <strong>Todaro<\/strong>, figlio di <strong>Marco<\/strong>, ormai fuggito, venne condannato al bando perpetuo, e se preso rischiava di aver tagliata la testa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non pi\u00f9 di circa venti anni un nuovo fatto accadeva a Venezia che faceva rumore se non per il fatto in s\u00e8 stesso per l&#8217;austera carica che copriva il colpevole: prete <strong>Agostino<\/strong>, primo prete della chiesa di Santa Fosca, veniva arrestato il 7 agosto 1540, secondo narra la cronaca <strong>Barbo<\/strong>, per l&#8217;orribile abitudine di bestemmiare a pi\u00f9 non posso quando giocava. La giustizia non fu tanto crudele con prete <strong>Agostino<\/strong>: fu posto in berlina fra le due colonne di San Marco &#8220;<em>con la lengua in giova&#8221;<\/em> (strettoio) dall&#8217;alba fino al tramonto, poi venne chiuso in &#8220;<em>cheba<\/em>&#8221; per tre mesi a pane e acqua, e alla fine serrato nella prigione <em>Forte<\/em> per mesi otto.&nbsp;Unica consolazione del prete fu quando lo rinchiusero in &#8220;<em>cheba<\/em>&#8221; di punire i putti che lo martoriavano con grida e insulti &#8220;<em>de pissarli adosso per isfocar alquanto il suo dolore<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La bestemmia continu\u00f2 ancora, poi decadde, non per\u00f2 del tutto nel popolo nostro. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Testo del primo bando:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">IL SERENISSIMO PRENCIPE FA SAPER ET E PER DELIBERATION <\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">DEGLI ILL.MI ET ECC.MI SS.RI ESSECVTORI CONTRO LA BLASTEMA <\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">CHE NON SIA ALCVNA PERSONA SIA DI CHE GRADO STATO <\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">O CONDITION ESSERE SI VOGLIA CHE ARDISCA DI GIOCAR <\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">AD ALCVN GIOCO CHE DIR O IMAGINAR SI POSSI ALLA CHIESA <\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">DI QVESTA CITTA&#8217; ET LVOGHI CIRCONVICINI NE IVI <\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">&nbsp; STREPITAR TVMVLTVAR O VSAR ALTRI ATTI CHE POSSANO <\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">RENDER SCANDOLO SOTTO PENA ALLI CONTRAFATTORI <\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">DI BANDO PREGGION GALERA FRVSTA BERLINA ET ALTRE <\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">AD ARBITRIO QVALLI ANCO SARANO IRREMISIBILMENTE <\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">DATE A QVELLI CHE ARDISSERO PROFERIRE QVALVNQVE <\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">BESTEMIA O PAROLE DI OBSENITA&#8217; CONTRO L&#8217;VSO DEL VIVER <\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">MODESTO CON TAGLIA ALL&#8217;ACCVSATOR IL QVAL SARA TENVTO <\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">SECRETO DE LIRE DVSENTO DE PICOLI DELLI BENI DE DELINQVENTI <\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">MDCLVIII DIE XXV APRILE <\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">GIO. PISANI <\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">CARLO CONTARINI&nbsp;<\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">ANTONIO ESSECVTORI&nbsp;CONTRO LA BESTEMIA <\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">GIACOMO DONA<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Testo del secondo bando:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">ADI&#8217; 26 agosto 1732 <\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">IL SVDETO FV REPVBLICATO DI ORDINE DELI <\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">IN.MI ET ES.MI SI.RI ESSECVTORI ALLA <\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">BESTEMIA FV PVBLICATO PER NICOLO <\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">DAMIN COMANDADOR ASIOSIA OBEDITO <\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">NICOLO CORNER ESSECVTOR <\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">GIO. EMO ESSECVTOR <\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">ZORZI CONTARINI K ESSEC.OR <\/span><br><span style=\"background-color: #e6dfdf;\">GE.MO VALIER NO.RO<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 22 marzo 1934<\/p>\n<style id=\"bwg-style-0\">      #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 #bwg_mosaic_thumbnails_div_0 {        width: 100%;        position: relative;        background-color: rgba(255, 255, 255, 0.00);        text-align: center;        justify-content: center;                  margin-left: auto;          margin-right: auto;                    padding-left: 4px;          padding-top: 4px;                }          #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_spun_0 {        display: block;        position: absolute;\t\t\t\tborder-radius: 0;\t\t\t\tborder: 0px none #CCCCCC;    \t\t    \t\tbackground-color:rgba(0,0,0, 0.30);        -moz-box-sizing: content-box !important;        -webkit-box-sizing: content-box !important;        box-sizing: content-box !important;      }\t\t\t#bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_0 {\t\t\t\tdisplay: block;\t\t\t\t-moz-box-sizing: content-box !important;\t\t\t\t-webkit-box-sizing: content-box 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