{"id":92065,"date":"2023-09-30T04:19:28","date_gmt":"2023-09-30T04:19:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=92065"},"modified":"2024-01-11T16:08:15","modified_gmt":"2024-01-11T16:08:15","slug":"carte-e-dadi-nella-venezia-del-cinquecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=92065","title":{"rendered":"Carte e dadi nella Venezia del Cinquecento"},"content":{"rendered":"\n<h3>Carte e dadi nella Venezia del Cinquecento<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante le pene sancite verso il 1500 si giocava in quei tempi, talch\u00e8 si incontrano il popolano ed il patrizio, il servo ed il padrone, la meretrice ed il prete. Non si giocavano somme grandissime ma si giocava di tutto: <strong>Toni <em>de Castello<\/em><\/strong>, <em>segador in Arsenal<\/em>, aveva guadagnato alla bassetta a <strong>Davide <\/strong>de Rialto, <em>bastaso <\/em>in Casselleria, &#8220;<em>doi scudi ed i drappi di dosso<\/em>&#8220;. <strong>Paulo Manco<\/strong> denuncia certo <strong>Andrea dall&#8217;Oglio<\/strong> di avergli vinto al giuoco dei dadi una fila di perle che gli era stata affidata da tale <strong>Maffio<\/strong> orefice; <strong>Cate <em>da Ragusa<\/em><\/strong>, <em>meretrice al Castelletto<\/em>, giocava, non avendo altro, gli eventuali guadagni di una settimana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pene, nei primi decreti, erano blande e si limitavano a multe soltanto, ma visto che il gioco continuava, anzi minacciando ai giocatori la prigione, la galera, il bando; promettendo somme al denunziante; alle meretrici la pena d&#8217;aver &#8220;<em>tagliato il naso et le orecchie fra le due colonne de San Marco<\/em>&#8220;, ma con tutto ci\u00f2 la passione del gioco era pi\u00f9 forte della paura del castigo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Difatti moltissimi erano i <em>ridotti<\/em>, cio\u00e8 case dove si giocava pagando un premio al padrone, e tra i pi\u00f9 conosciuti ce ne era uno in <em>corte Ragusei<\/em> ai Carmini, uno in <em>Calle dei Cinque<\/em> a Rialto, un altro a San Geremia &#8220;<em>in horto ditto di pre Galante<\/em>&#8221; e quello sul sito classico a San Mois\u00e8 &#8220;<em>in calle per andar al traghetto della Trinit\u00e0<\/em>&#8220;. Anche gli ebrei, sfruttando la brutta passione, avevano messo su case da gioco, e si trova nei libri degli Esecutori che il 22 novembre 1575 fu condannato tale <strong>Joseph Abraam<\/strong> per aver &#8220;c<em>on fraude indotto a giocar a carte gioveni di et\u00e0 di anni 16 guadagnandoli danari contadi<\/em>&#8220;; ed un anno dopo viene condannato certo <strong>No\u00e8 Salamon<\/strong> &#8220;<em>il quale consta lui aver tenuto redutto in Getto, dove andarono Christiani e Hebrei a zuogar giorno e notte<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un gran precesso di giuco avvenuto nel 1589 si trovano i pi\u00f9 bei nomi del patriziato: i <strong>Tron<\/strong>, i <strong>Bembo<\/strong>, i <strong>Giustinian<\/strong>, i <strong>Bragadin<\/strong> ed altri, e messer <strong>Ottaviano Valier<\/strong> era anche imputato di aver &#8220;<em>abbarrato con carte false, havendo rubato tremila ducati incirca<\/em>&#8220;. Il processo si ridusse a multe pi\u00f9 o meno forti e solo il <strong>Valier<\/strong> fu condannato a tre mesi di prigione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Santa Maria Formosa in <em>Calle longa<\/em> c&#8217;era il &#8220;<em>redutto<\/em>&#8221; di <strong>Elena Compagnessa<\/strong>, scacciata gi\u00e0 dal &#8220;<em>redutto<\/em>&#8221; di San Mois\u00e8, e la <strong>Elena<\/strong> per maggior attrattiva aggiungeva al giuco anche la donnetta, &#8220;<em>bassetta e cotoletta<\/em>&#8220;, ed i frequentatori erano molti e molti i profitti della bella <strong>Elena<\/strong>. Ma i vicini fecero ricorso per gli scadali notturni, e quei benedetti <em>Esecutori alla bestemmia<\/em> condannarono a tre mesi la <strong>Elena<\/strong> e per sempre chiusero lo scandoloso ridotto. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 21 dicembre 1923<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Carte e dadi nella Venezia del Cinquecento Nonostante le pene sancite verso il 1500 si giocava in quei tempi, talch\u00e8 si incontrano il popolano ed il patrizio, il servo ed il padrone, la meretrice ed il prete. 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