{"id":91541,"date":"2022-08-26T04:19:19","date_gmt":"2022-08-26T04:19:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=91541"},"modified":"2026-09-27T16:19:33","modified_gmt":"2026-09-27T16:19:33","slug":"larte-dei-fabbri-a-venezia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=91541","title":{"rendered":"L&#8217;Arte dei Fabbri"},"content":{"rendered":"\r\n<h3>L&#8217;Arte dei Fabbri<\/h3>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Racconta il <strong>Sagornino<\/strong>, nella sua &#8220;<em>Cronaca<\/em>&#8220;, che i fabbri ferrai erano numerosissimi a Venezia, e che nei primordi del mille essi dovevano lavorare una data quantit\u00e0 di ferro per conto del Doge che allora commerciava come fosse un privato.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1162 i fabbri si segnalarono contro <strong>Ulrico<\/strong>, patriarca di Aquileia, il quale colto il momento che i Veneziani erano in guerra contro Padova e Ferrara, aveva aggredito Grado.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Pronta la Serenissima arm\u00f2 la sua flotta, circond\u00f2 la citt\u00e0, sconfisse il nemico e fece prigioniero il patriarca con dodici dei suoi canonici. <strong>Ulrico<\/strong>, se volle la libert\u00e0, dovette dichiarasi tributario di Venezia, promettendo ogni anno, nel gioved\u00ec grasso, di spedire un pingue toro e dodici porci, umiliante allegoria raffigurante lui stesso e i suoi canonici.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">I fabbri, che avevano tanto coadiuvato alla vittoria, ebbero il privilegio di uccidere il toro, e perci\u00f2 il gioved\u00ec grasso, armati di lancie, di scimitarre e di lunghissime spade si recavano al palazzo Ducale, preceduti dal loro gonfalone e &#8220;con torce e pifari&#8221;, e preso il toro e porci, li conducevano in piazza San Marco dove, alla presenza del Doge e della Signoria li uccidevano.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">La confraternita dei Fabbri aveva l&#8217;altare nella <em>Chiesa di San Mois\u00e8<\/em>, come ricorda il <strong>Sabellico<\/strong>, e nella parrocchia stessa aveva fatto acquisto di alcune case della famiglia <strong>Cappello<\/strong> per costruirvi la Scuola, la quale sorgeva nel 1602 nella calle appunto dei Fabbri a San Mois\u00e8, dietro la chiesa.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Agostino Sagredo<\/strong> nel suo libro &#8220;<em>Sulle Conosrterie delle Arti<\/em>&#8221; racconta che nel piano terreno della Scuola vi era il deposito del carbone ed una stanza di uso comune. A met\u00e0 della scala un&#8217;altra stanza, tappezzata con cuoio dorato (cuoridoro), serviva per le elezioni e le adunanze degli ufficiali; nel piano superiore si apriva la sala grande con l&#8217;altare di legno intarsiato e scolpito, il gonfalone di seta della confraternita ed alle pareti pregevoli dipinti di celebri autori. Sopra la sala grande c&#8217;era l&#8217;archivio ed una stanza dove si conservavano le armi destinate alla funzione del gioved\u00ec grasso.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">I fabbri, la cui scuola era una delle pi\u00f9 ricche della citt\u00e0, non si accontentarono di un solo santo protettore, ma ne vollero quattro: <em>Sant&#8217;Egidio<\/em>, <em>San Linerale<\/em>, <em>San Carlo<\/em> e <em>San Giovanni<\/em> ed a tutti e quattro tributavano onori e festosi banchetti.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">C&#8217;erano fabbri da grosso e fabbri da fino: i primi costruivano ancore, graffe, catene, adoperando per legge il solo ferro di Svezia che pi\u00f9 si avvicinava al ferro chimicamente puro; i secondi costruivano forzieri, serrature, chiavi, cesoie e placche.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">In San Marco, in <em>Corte delle Ancore<\/em>, un fabbro che l\u00e0 teneva officina, tale <strong>Piero Foresto<\/strong>, fu multato di dieci ducati d&#8217;argento per &#8220;<em>nun haver doperado ferro bonum et legele ne &#8216;l far anchore et altera ferramenta navigiis pertinentia<\/em>&#8221; e tale <strong>Augustin Severi<\/strong> &#8220;<em>in contr\u00e0 di san Cassan fo bandizato per do anni per haver facto chiave false<\/em>&#8220;.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">La Scuola dei fabbri era severissima con i suoi confratelli, ed i due condannati, uno alla multa e l&#8217;altro al bando, furono in perpetuo cacciati dalla Scuola. (1)<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 13 e 14 dicembre 1923<\/p>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L'Arte dei Fabbri Racconta il Sagornino, nella sua \"Cronaca\", che i fabbri ferrai erano numerosissimi a Venezia, e che nei primordi del mille essi dovevano lavorare una data quantit\u00e0 di ferro per conto del Doge che allora commerciava come fosse un privato. 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