{"id":91402,"date":"2022-08-23T04:19:02","date_gmt":"2022-08-23T04:19:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=91402"},"modified":"2026-01-29T18:54:46","modified_gmt":"2026-01-29T18:54:46","slug":"quando-taranto-voleva-dedicarsi-a-venezia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=91402","title":{"rendered":"Quando Taranto voleva dedicarsi a Venezia"},"content":{"rendered":"\r\n<h3>Quando Taranto voleva dedicarsi a Venezia<\/h3>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">Monopoli sul mare, tra Bari e Brindisi, apparteneva nel 1496 alla Repubblica di Venezia e il podest\u00e0 sier <strong>Alvise Loredan<\/strong> scriveva alla <em>Signoria<\/em> di alcuni fatti accaduti a Taranto verso la fine del quell&#8217;anno nel mese di settembre.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">I Tarantini si erano ribellati a <strong>Ferdinando d&#8217;Aragona<\/strong> re di Napoli e avevano innalzato il gonfalone di San Marco in quattro punti della citt\u00e0: sulla Rocca, sulla piazza dei Nobili e sulle due porte dette degli Albanesi e dei Greci. Taranto voleva essere veneziana e <strong>Rafael Cazanegi<\/strong>, nobile tarantino, aveva predicato: &#8220;<em>che era solo da fidarsi in san Marco, che tutte le citt\u00e0 sotto el so dominio sono amplificade et bonificade, che li cittadini hanno timor libertade et justitia, et non hanno timor alcun toglia il suo per forza<\/em>&#8220;, e concludeva gridando alla folla &#8220;<em>Viva santo Marco di Vinegia!<\/em>&#8220;.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;entusiasmo fu grande: una commissione di cittadini and\u00f2 a Monopoli, &#8220;<em>trenta milia lontan da Taranto<\/em>&#8221; affinch\u00e9 sier Alvise Loredan scrivesse subito a Venezia per accogliere la citt\u00e0 sotto la sua bandiera. Ma poi, tardando la risposta, i Tarantini misero in pratica il noto adagio: &#8220;<em>chi no vol manda et chi vol vada<\/em>&#8220;. E infatti il 3 novembre con un naviglio di Monopoli giunsero a Venezia cinque anbasciatori di Taranto con sei famigli &#8220;<em>et erano Nicol\u00f2 de Pavi, Rafael Cazanegi, Ugolino Bochariolo, Iacomo d&#8217;Arbe e Vincenzo Montemura<\/em>&#8220;, i quali, sbarcati sulla Riva degli Schiavoni presero alloggio all&#8217;osteria &#8220;<em>di la Serpa<\/em>&#8221; al Ponte della Pagia. Il giorno dopo, chiesero udienza, si presentarono alla signoria e mostrando le lettere credenziali della Universit\u00e0 di Taranto, offrirono la citt\u00e0 alla Repubblica &#8220;<em>per non voler Aragonesi qual haveano compido gran crudelt\u00e0, haveano preso tutto con la forza, haveano facto vergogna a le femine. Se li Venetiani non li vollevano acetar, si darebono al Turco<\/em>&#8220;. La <em>Signoria<\/em> promise di convocare il <em>Senato<\/em>, e intanto dette loro cento ducati per le prime spese e li alloggi\u00f2 al &#8220;<em>Leon Bianco a San Bortolamio, dove starebono pi\u00f9 honoratamente<\/em>&#8220;.<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">La notizia di quell&#8217;ambascieria e l&#8217;offerta fatta sollevarono le proteste del Papa e del Ducadi Milano.\u00a0<strong>Federico di Aragona<\/strong> successo al defunto fratello <strong>Ferdinando<\/strong>, impugn\u00f2 il trattato di alleanza che egli aveva con Venezia; il Senato rimase indeciso, ma vinse il partito moderato e si deliber\u00f2 di scriver subito a sier <strong>Cappello<\/strong> ambasciatore a Napoli per consigliare al re un governo pi\u00f9 saggio, e si mand\u00f2 <strong>Andrea Zancani<\/strong> a Taranto cercando di ridurre quei cittadini a pi\u00f9 miti consigli. L&#8217;esito fu felice: il 20 febbraio gli ambasciatori partivano da Venezia e il doge, regalandoli di stoffe e denari, disse loro. &#8220;<em>Diseghe a Taranto che haver\u00e0 sempre la protetion de san Marco<\/em>&#8220;. (1)<\/p>\r\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 30 marzo 1927<\/p>\r\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando Taranto voleva dedicarsi a Venezia Monopoli sul mare, tra Bari e Brindisi, apparteneva nel 1496 alla Repubblica di Venezia e il podest\u00e0 sier Alvise Loredan scriveva alla Signoria di alcuni fatti accaduti a Taranto verso la fine del quell&#8217;anno nel mese di settembre. 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