{"id":90207,"date":"2022-07-01T04:42:59","date_gmt":"2022-07-01T04:42:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=90207"},"modified":"2024-01-14T10:01:33","modified_gmt":"2024-01-14T10:01:33","slug":"il-delitto-di-giovanni-martino-sanudo-e-la-pieta-del-consiglio-dei-dieci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=90207","title":{"rendered":"Il delitto di Giovanni Martino Sanudo e la piet\u00e0 del Consiglio dei Dieci"},"content":{"rendered":"\n<h3>Il delitto di Giovanni Martino Sanudo e la piet\u00e0 del Consiglio dei Dieci<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;atroce fatto accadde la notte dell&#8217;11 luglio 1602. Dice un privato documento: &#8220;<em>Un Sanudo che sta in Rio della Croce alla Giudecca, fece l&#8217;altro hieri confessare sua moglie ch&#8217;era una Cappello et la notte seguente, su le cinque hore, li diede di un stiletto nella gola et la ammazz\u00f2; dicesi perch\u00e9 non gli era fedele, ma la contrada la predicava per una santa<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo <strong>Giovanni Martino Sanudo<\/strong>, aggiunge il <strong>Molmenti<\/strong>, aveva sposato <strong>Lucrezia Cappello<\/strong> nel 1584. Quando la povera donna fu uccisa aveva trentasei anni.&nbsp;Il <em>Consiglio dei Dieci<\/em> decret\u00f2 l&#8217;arresto del<strong> Sanudo<\/strong>, che riusc\u00ec a fuggire e fu condannato in contumacia al bando e, se rompesse il confine, alla decapitazione, con taglia a chi lo avesse preso di ducati duemila. Ma alla legittima e severa giustizia del Governo fanno pietoso riscontro le dolorose conseguenze della tragedia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giacch\u00e8 della infelice donna rimanevano a Venezia cinque figlioli, i quali, orfani della madre, con il padre bandito, senza sostanze, si rivolgevano al <em>Consiglio dei Dieci<\/em> per ottenere al padre il salvacondotto con una supplica che non si pu\u00f2 leggere senza commozione. Questo ed altri documenti relativi furono gi\u00e0 pubblicati dal valente <strong>Cecchetti<\/strong> nell&#8217;<em>Archivio Veneto<\/em> (Vol. XXXII). E la severit\u00e0 del <em>Consiglio<\/em> si pieg\u00f2 dinanzi alla gravit\u00e0 del triste caso con umana saviezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I <em>Dieci<\/em> infatti decretavano in seguito alla supplica dei disgraziati figlioli: &#8220;<em>E&#8217; cos\u00ec lagrimevole il stato di Sanuda, Livio, Alvise, Franceschina et Livio II, fratelli et sorelle, figli de Zuane Sanudo fo de ser Alvise, bandito capitalmente da questo Consiglio sotto li 29 luglio dell&#8217;anno passato: et riesce perci\u00f2 cos\u00ec honesta et ragionevole la humilissima suplicazione hora letta di dette cinque povere creature che conviene alla solita clementia et piet\u00e0 del detto Consiglio di concedere al suddetto ser Zuane Sanudo salvacondotto de anni doi per che possi proveder alle necessit\u00e0 di assicurare l&#8217;honor della predetta sua infelice prole<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con successive reiterate suppliche il <strong>Sanudo<\/strong> ottenne poi parecchie proroghe al suo salvacondotto, talch\u00e8 si giunse al 1621, anno in cui egli chiese ed ottenne dai <strong>Cappello<\/strong>, parenti della povera vittima la carta di pace. La riportiamo a modo di chiusa e come documento d&#8217;umana piet\u00e0 ispirata al sentimento religioso, di sapore antico: &#8220;<em>Al nome di Dio e della Santissima Trinit\u00e0 ad\u00ec 30 Marzo 1621. Considerando io Carlo Cappello fu di sier Piero che fu di ser Carlo li sinistri accidenti di fortuna, sotto a quali l&#8217;humana generatione \u00e8 sottoposta, et commiserando et compassionando li infelici avvenimenti negli altri: sperando per ci\u00f2 dal Signor Dio esser maggiormente protetto, rimetto ogni offesa, che io havessi ricevuta da mio cognato il N.H. ser Zuanne Sanudo fu de ser Alvise; promettendoli da qui innanzi per fine ad ogni et qualunque odio o malevolentia, pregando il Signor Dio concedi ad ambedue la buona Pasqua et il perdono de ogni offesa<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma ufficialmente, come si direbbe oggi, non bastava. Il <strong>Sanudo<\/strong> dovette ricorrere a un Comune del Begamasco al quale il <em>Consiglio dei Dieci<\/em> aveva concesso facolt\u00e0 di liberare due banditi. Con questo mezzo ottenne alla fine l&#8217;assoluta liberazione del bando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bench\u00e8 qualche dubbio possa tuttavia esser lecito, questo fatto si dovrebbe considerare come un trionfo della piet\u00e0 sulla rigida giustizia; giacch\u00e8, come conclude lo storico, assai di raro le altre protezioni riuscivano a sopraffarla, e dinanzi a lei piegava perfino la ragion di Stato. Tanto pi\u00f9 che l&#8217;intervento del Comune bergamasco estingueva legittimamente ogni pena secondo la legge e il diritto. Onde possiamo concludere che la giustizia della nostra vecchia Repubblica fu, si, severa, ma anche a tempo e luogo savia e umana. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 22 settembre 1923.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il delitto di Giovanni Martino Sanudo e la piet\u00e0 del Consiglio dei Dieci L'atroce fatto accadde la notte dell'11 luglio 1602. 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