{"id":80073,"date":"2022-01-22T06:43:48","date_gmt":"2022-01-22T06:43:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=80073"},"modified":"2022-01-22T08:49:57","modified_gmt":"2022-01-22T08:49:57","slug":"i-dolci-delle-monache-veneziane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=80073","title":{"rendered":"I dolci delle monache veneziane"},"content":{"rendered":"\n<h3>I dolci delle monache veneziane<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli<em> Scaleteri<\/em> a Venezia erano i pasticceri che producevano e vendevano <em>bussolai<\/em>, <em>fugazze<\/em>, savoiardi, pan di Spagna, <em>sfogiade<\/em>, <em>pandoli<\/em> (si mangiavano predendo il caff\u00e8), <em>storti<\/em> (si mangiavano con la panna e la cioccolata) e <em>scalette<\/em>. Gli <em>Scaleteri<\/em> presero il loro nome dalle <em>scalette<\/em>, che era il nome con il quale anticamente venivano chiamate ogni genere di paste dolci, ma forse pi\u00f9 particolarmente erano una specie di pane condito con zucchero e burro, con somiglianza nella forma alle <em>azzimele<\/em> (pane fatto di pasta azzima) pasquali degli Ebrei, le quali avevano la forma di scalette a pioli. <em>Scalette<\/em> erano anche dette le cialde poste sopra e sotto le barre di mandorlato, le quali erano segnate a scacchi o a scalette. I privati cittadini e i monasteri erano liberi di produrre le stesse cose, ma solo per il loro personale consumo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricorda <strong>Francesco Zorzi Muazzo, <\/strong>nobile veneziano sensibile e spregiudicato, nella sua \u201c<em>Raccolta de&#8217; proverbi, detti, sentenze, parole e frasi veneziane<\/em>\u201d, che molti conventi di suore a Venezia si distinguevano per la produzione di dolci<em>. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel convento di San Giuseppe di Castello per esempio si facevano le <em>sfogiade <\/em>(sfogliate), nei conventi dello&nbsp; Spirito Santo e dell&#8217;Umilt\u00e0 le torte, nel convento delle Vergini le <em>rosae<\/em> (dolci a base di latte e uova), i savoiardi si facevano nel convento di San Lorenzo, le <em>persegae<\/em> (cotognate) in quello di Santa Lucia, piccoli pan di Spagna si facevano nel convento delle Convertite alla Giudecca che si mangiavano con un solo boccone, i <em>bussolai forti<\/em> venivano prodotti nel convento di San Giovanni Laterano, i <em>bussolai da zoppa<\/em> (zuppa) nel convento del Santo Sepolcro e si pagavano, contriamente a quanto stabiliva la legge, dai cinque <em>bezzi<\/em> ai tre <em>sold<\/em>i l&#8217;uno, i <em>crostoli<\/em> (o <em>galani<\/em>) invece si facevano nel convento dei Miracoli.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Erano famosi certi <em>bussolai<\/em> grandi, forti, di smisurata grandezza che facevano le monache di Santa Giustina, e per farli usavano un <em>quartariol<\/em> <em>de farina<\/em> all&#8217;uno, che con la stessa quantit\u00e0 di farina se ne faceva almeno trenta degli altri. I <em>petti<\/em> si facevano nel convento delle suore di San Cosmo alla Giudecca, fave, fior di farina e zucchero servivano per i biscotti del convento della Celestia, i <em>bussolai<\/em> fatti <em>in dressa <\/em>erano una particolarit\u00e0 delle suore del convento di Santa Caterina.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non tutte le monache per\u00f2 sapevano fare bene i dolci, nel convento degli Angeli di Murano si faceva un pan di Spagna con una pasta insipida e malfatta, e dei <em>bussolai forti<\/em>&nbsp;pi\u00f9 cattivi di quelli che si vendevano sul Ponte di Rialto, e tanto duri che &#8220;<em>no ghe denti umani che li possa non solo mastegar, ma gnanca rosega<\/em>r&#8221;, anche le <em>frittole <\/em>delle suore di Malamocco, che costavano venti soldi l&#8217;una, non erano ben fatte, perch\u00e9 dopo averne mangiata una non si poteva pi\u00f9 continuare, tanto erano pesanti.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le &#8220;<em>smegiazze&#8221;<\/em> (torte originariarmente di miglio e poi di mais) le facevano le monache di Santa Marta e pare che avessero effetti afrodisiaci, infine le generose monache <span style=\"font-size: inherit;\">di San Zaccaria offrivano alla Signoria, nel giorno di Pasqua, trecento &#8220;<em>calisoni indoradi<\/em>&#8221; e al popolo i &#8220;<em>bussolai di pasta zala&nbsp; <\/em><\/span><span style=\"font-size: inherit;\"><em>fati a coste o a punta di diamante, che co i ze freschi i ze un bon magnar&#8221;. <\/em><\/span>(1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Francesco Zorzi Muazzo. Raccolta de&#8217; proverbi, detti, sentenze, parole e frasi veneziane, arricchita di alcuni esempii ed istorielle. Fondazione Giorgio Cini, Regione del Veneto, Angelo Colla Editore<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"I dolci delle monache veneziane Gli Scaleteri a Venezia erano i pasticceri che producevano e vendevano bussolai, fugazze, savoiardi, pan di Spagna, sfogiade, pandoli (si mangiavano predendo il caff\u00e8), storti (si mangiavano con la panna e la cioccolata) e scalette. 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