{"id":80019,"date":"2022-01-03T07:00:34","date_gmt":"2022-01-03T07:00:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=80019"},"modified":"2024-02-08T20:42:28","modified_gmt":"2024-02-08T20:42:28","slug":"el-svolo-del-turco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=80019","title":{"rendered":"&#8220;El svolo del Turco&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<h3>&#8220;El svolo del Turco&#8221;<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era una delle feste tradizionali che si teneva per lo pi\u00f9 nella famosa giornata del gioved\u00ec grasso in <em>Piazzetta San Marco<\/em> dinanzi al doge, la Signoria, alle nobildonne e ai patrizi pi\u00f9 autorevoli che dalla <em>Loggia Foscara<\/em> assistevano allo spettacolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venezia voleva divertirsi e fu essa la prima che ai rozzi carnevali dell&#8217;et\u00e0 di mezzo fece seguire le sue feste magnifiche, anche nei giorni tristi e luttuosi come qualche mese dopo la terribile disfatta di <em>Ghiaradadda<\/em> in cui lo smarrimento angoscioso non dur\u00f2 a lungo e il carnevale fu, pi\u00f9 dell&#8217;usato, allegro e rumoroso. Scriveva allora il patrizio <strong>Girolamo Priuli<\/strong>, con la consueta rampogna, &#8220;c<em>he era male si solennizzasse il carnevale con tante allegrezze e bagordi, con gran quantit\u00e0, di mascherate, balli e suoni, come se fosse Venetia nella pi\u00f9 queta pace e nella pi\u00f9 ricca esistenza, tanto \u00e8 corrotta la giovent\u00f9 in ogni genere li lasciava anco abbominevole, et in ogni sfacciata compiacenza<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parole al vento, in quel giorno del gioved\u00ec grasso, particolarmente sacro alla pi\u00f9 sfrenata allegria, cominciava dall&#8217;alba per tutta la citt\u00e0 un gran suono di pifferi e di tamburi e gruppi di maschere si spargevano per le calli, per i campi, per le fondamente vociando e cantando, mentre in Piazza si apparecchiavano gli spettacoli della giornata: la caccia del toro, le forza d&#8217;Ercole, la moresca, la lotta, e nel pomeriggio il pi\u00f9 attraente giuoco per il popolo, &#8220;<em>el svolo del turco<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un giuoco di equilibrio e di coraggio; da una barca ancorata sul Molo veniva tesa una fune fino alla cella del campanile di San Marco, una seconda fune invece collegata con la prima scendeva dalla cella campanaria, attraversando la Piazzetta, e finiva alla <em>Loggia Foscara<\/em> del Palazzo Ducale, proprio davanti al doge. Dalla prima corda, mediante un sapiente congegno di anelli e di carruccole, un uomo, stranamente vestito con abiti sfarzosi di seta svolazzanti, veniva sollevato, con una certa velocit\u00e0, dalla barca fino alla cella campanaria, e da questa scendeva in volo, per la seconda fune, spargendo fiori e confetti, fino alla <em>Loggia<\/em> dove stava il doge, offrendo al principe un grande mazzo di fiori. Dal doge riceveva in dono una borsa con denaro, risaliva sul campanile, sempre gettando alla folla fiori e confetti, e ridiscendeva in volo lungo la prima fune fino alla sua barca tra gli applausi, le grida, gli evviva del popolo radunato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1563 il famoso volo venne modificato da un turco, un tale <strong>Al\u00ec Assam<\/strong> che da qualche mese abitava in Cannaregio, vicino al palazzo di <strong>Marcantonio Barbaro<\/strong>, presso la <em>chiesa di San Leonardo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venne modificato, ma reso pi\u00f9 difficle, pi\u00f9 pericoloso, pi\u00f9 impressionante poich\u00e9 il turco s&#8217;impegnava di salire e discendere dalle funi a passo d&#8217;uomo, senza anelli e senza carruccole, con il solo aiuto di un lungo bilanciere, per agevolare l&#8217;equilibrio: non era precisamente un volo ma un gioco cos\u00ec ardito che metteva, durante un&#8217;ora, un uomo di fronte alla morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La proposta venne accettata e nel gioved\u00ec grasso di quell&#8217;anno il turco fece la sua pericolosa passeggiata dinanzi ad una grandissima folla che lo seguiva in silenzio ansiosa e trepitante, e quando il funambolo giunse presso il doge <strong>Piero Loredan<\/strong> e gli offerse un mazzolino di fiori che teneva in petto scoppi\u00f2 tra la folla un immenso applauso e grida di gioia e di festa proruppero dovunque.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In anno dopo la <em>Compagnia della Calza degli Accesi<\/em> accoglieva tra i suoi soci <strong>Francesco Maria della Rovere<\/strong>, <em>duca di Urbino<\/em>; tra le feste magnifiche date in onore del nuovo compagno si ebbe anche l&#8217;ascesa e la discesa del campanile eseguita da <strong>Al\u00ec Assam<\/strong>. Nel bacino di San Marco era ancorata una fusta splendidamente adorna, da quella partiva una fune fissata alla cuspide sotto l&#8217;<em>Angelo d&#8217;oro<\/em>, anzich\u00e9 alla cella campanaria, e nella discesa, all&#8217;altezza delle due <em>Colonne della Piazzetta<\/em>, il turco esegu\u00ec sulla fune vari e difficili esercizi ginnastici ricevendo dalla <em>Compagnia della Calza<\/em> un premio di mille ducati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per qualche anno <strong>Al\u00ec Assam<\/strong> fu il funambolo prediletto dei gioved\u00ec, ma egli aveva alquanto corretto il suo giuoco: saliva fino al campanile ritto a passo d&#8217;uomo, ma faceva la discesa in volo, e il pubblico applaudiva con pi\u00f9 fervore al doppio spettacolo che riusciva pi\u00f9 simpatico continuando le vecchie tradizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Al\u00ec<\/strong> fece qualche allievo, ma pochissimi si azzardarono a fare la salita a passo d&#8217;uomo, specialmente dopo la triste fine di un tale <strong>Marco<\/strong> da <em>San Nicol\u00f2<\/em> che a met\u00e0 della fune, forse per un capogiro o per una fatale distrazione, cadde sfracellandosi sul selciato della Piazzetta. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 13 ottobre 1932<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\"El svolo del Turco\" Era una delle feste tradizionali che si teneva per lo pi\u00f9 nella famosa giornata del gioved\u00ec grasso in Piazzetta San Marco dinanzi al doge, la Signoria, alle nobildonne e ai patrizi pi\u00f9 autorevoli che dalla Loggia Foscara assistevano allo spettacolo. 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