{"id":79640,"date":"2021-12-31T07:08:04","date_gmt":"2021-12-31T07:08:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=79640"},"modified":"2024-01-31T08:53:36","modified_gmt":"2024-01-31T08:53:36","slug":"un-delitto-passionale-al-fontego-dei-turchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=79640","title":{"rendered":"Un delitto passionale al Fontego dei Turchi"},"content":{"rendered":"\n<h3>Un delitto passionale al Fontego dei Turchi<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venezia nella sua storia ricorda quattro fondachi dati agli stranieri per il deposito delle loro merci: il fondaco degli <em>Arabi<\/em> alla <em>Madonna dell&#8217;Orto<\/em>, quello dei <em>Persiani<\/em> a <em>San Giovanni Grisostomo<\/em>, il celebre <em>fondaco dei Tedeschi<\/em> e l&#8217;ultimo, per cronologia, quello dei <em>Turchi<\/em> a <em>San Giacomo dall&#8217;Orio<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Verso la met\u00e0 del Cinquecento parecchi erano i <em>Turchi<\/em> dimoranti per ragioni di commercio nella nostra citt\u00e0, e nel 1571 abitavano in Cannaregio nel palazzo di <strong>Marcantonio Bragadin<\/strong>, bailo a Costantinopoli, ma dopo due anni furono ospitati in una gran casa di propriet\u00e0 di un <strong>Vendramin<\/strong> a San Matteo dove stettero fino al 1621. In quell&#8217;anno il doge <strong>Antonio Priuli<\/strong> volle destinar loro, quale stabile dimora, un palazzo ispirato ai modelli orientali, posto a cavaliere delle due antiche parrocchie di <em>San Giacomo dall&#8217;Orio<\/em> e di <em>San Giovanni Decollato. <\/em>Il palazzo costruito nei primi anni del secolo tredicesimo da un fuoriuscito di Pesaro, <strong>Giacomo Palmieri<\/strong>, acquistato dalla Repubblica e donato al marchese di Ferrara nel 1381, confiscato nel 1482 e successivamente appartenuto a papa <strong>Giulio II<\/strong>, agli <strong>Aldovrandini<\/strong>, ai patrizi <strong>Priuli<\/strong> e <strong>Pesaro<\/strong> e finalmente adibito a <em>Fondaco dei Turchi<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <em>Consiglio dei Dieci<\/em> stabil\u00ec allora la chiusura delle finestre che davano sulla via, si viet\u00f2 alle donne cristiane l&#8217;accesso al palazzo, si proib\u00ec l&#8217;introduzione di polvere e armi da fuoco e si commise alla magistratura dei cinque Savi alla Mercanzia la sorveglianza delle merci, dei depositi, dei cortili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1720 uno dei principalo personaggi turchi del <em>Fontego<\/em> era <strong>Ahmed-Siddi<\/strong> ricco mercante di <em>Scutari<\/em>, il quale, per quei cinque o sei mesi che doveva rimanere a Venezia, aveva condotto con s\u00e8 la pi\u00f9 bella delle sue mogli. Il giovane patrizio <strong>Piero Morosini<\/strong> figlio di sier <strong>Zuane<\/strong>, il diarista della guerra di Corf\u00f9, della contrada di <em>San Giovanni Laterano<\/em>, era stato in quell&#8217;anno eletto <em>Savio alla mercanzia<\/em> ed egli frequentando quasi giornalmente il Fontego &#8220;<em>erasi molte volte incontrato con la moglie del mercante qual vestita alla turca pareva anche pi\u00f9 bella et in quelli incontri gli occhi di loro havevano parlato<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ben presto tra la bella turca e il patrizio divamp\u00f2 una di quelle passioni che non ragionano, ed una vecchia ebrea, tale <strong>Sara<\/strong>, lavandaia a <em>San Zan Degol\u00e0<\/em> non tard\u00f2 ad essere la mezzadra del colpevole amore. Ma purtroppo la tragedia scoppi\u00f2 come il fulmine nella notte del 10 agosto 1720. Nell&#8217;animo di <strong>Ahmed<\/strong> da qualche giorno si era insinuato il sospetto del tradimento, forse la vecchia <strong>Sara<\/strong> ebrea per paura o per lucro aveva parlato, certo che in quella notte i due innamorati furono sorpresi in una stanza terrena del primo cortile. La donna venne uccisa con una pugnalata e il patrizio, stretto tra le poderose braccia del turco, fu gettato dalla piccola porta del Fontego nel <em>rio del Megio<\/em>, <strong>Pietro Morosini<\/strong> si salv\u00f2 a stento, e <strong>Ahmed-Siddi<\/strong> scomparve da Venezia nel mattino seguente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli Inquisitori seppero subito della terribile avventura e il patrizio <strong>Piero<\/strong> venne destituito dalla carica di <em>Savio alla Mercanzia<\/em>, decretando il Tribunale che per dieci anni dovesse essere escluso da qualsiasi ufficio di Stato. Si cerc\u00f2 il cadavere della povera uccisa, vennero interrogati gli abitanti del <em>Fontego<\/em>, si procedette a lunghe e minuziose perquisizioni, ma nulla si scoperse: il silenzio e il mistero avvolgeva ogni cosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1860, essendo il Fontego quasi in rovina, il Comune di Venezia che lo aveva acquistato, ne attu\u00f2, con non troppi felici criteri, la ricostruzione. Era direttore dei lavori l&#8217;ingegnere <strong>Federico Berchet<\/strong> e volendo saggiare le fondamenta del palazzo furono fatti qua e l\u00e0 degli scavi. In uno di questi e precisamente in un angolo del primo cortile venne trovato uno scheletro di donna avvolto in un drappo, e un braccialetto d&#8217;argento con inciso un verso del Corano. Era la moglie di <strong>Ahmed-Siddi<\/strong>? (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 6 novembre 1927<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Un delitto passionale al Fontego dei Turchi Venezia nella sua storia ricorda quattro fondachi dati agli stranieri per il deposito delle loro merci: il fondaco degli Arabi alla Madonna dell'Orto, quello dei Persiani a San Giovanni Grisostomo, il celebre fondaco dei Tedeschi e l'ultimo, per cronologia, quello dei Turchi a San Giacomo dall'Orio. 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