{"id":78932,"date":"2021-11-15T06:49:39","date_gmt":"2021-11-15T06:49:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=78932"},"modified":"2024-01-31T09:04:05","modified_gmt":"2024-01-31T09:04:05","slug":"le-povere-schiavone-truffate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=78932","title":{"rendered":"Le povere schiavone truffate"},"content":{"rendered":"\n<h3>Le povere schiavone truffate<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Verso la met\u00e0 del maggio 1532 la famosa <em>fiera della Sensa<\/em> era nel suo massimo splendore. Forestieri a centinaia arrivarono da tutte le parti dell&#8217;Italia, gli alberghi erano tutti pieni di gente e nei loro palazzi parecchi patrizi ospitavano amici e conoscenti venuti per ammirare il grande mercato al quale si aggiungevano le feste, le rappresentazioni, le baldorie mascherate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era gi\u00e0 finita, con la pace di Bologna, la lunga guerra prodotta dalla <em>Lega di Cambrai<\/em>, e la Repubblica cercava di rimarginare le piaghe richiamando, con lo splendore e la richezza delle sue fiere, l&#8217;oro forestiero, dando vita nuova e fattiva alle varie industrie del &#8220;<em>dogado<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec avena impartito a tutti i Podest\u00e0 di terraferma l&#8217;ordine di agevolare il pi\u00f9 possibile i viaggi dei sudditi e il trasporto delle merci, e non sola la Piazza, la Piazzetta e il Molo erano un vero emporio delle pi\u00f9 svariate mercanzie, ma gli ultimi arrivati dovettero adattarsi ad aprire negozietti e baracche al di l\u00e0 del <em>ponte della Paglia<\/em> nella vecchia <em>contrada dei Santi Filippo e Giacomo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 18 maggio giunsero dalla Dalmazia alcune <em>Schiavone<\/em> con le loro &#8220;<em>rascie<\/em>&#8220;, un panno nero grossolano di robusta tessitura molto in uso a Venezia per coprire &#8220;<em>li felzi<\/em>&#8221; delle gondole, e scesero al Molo con le moltissime casse di drapperie, ma gli ufficiali &#8220;<em>de li Savi a la mercanzia<\/em>&#8220;, destinarono per il loro traffico il tratto di terreno attiguo al palazzo Dandolo, oggi albergo Danieli, all&#8217;imboccatura della <em>Calle delle Rasse<\/em> dalla parte della <em>Riva degli Schiavoni.<\/em> I grossi panni dalmati invogliavano molti e nei primi tre giorni le Schiavone fecero affari d&#8217;oro, tanto che alla fine del quarto restavano appena un cento ducati di merce, ma denari non ne avevano ancora veduti perch\u00e9 &#8220;<em>batidor, sensal et scodidor<\/em>&#8221; era stato un uomo che si era accattivata tutta la loro fiducia, un tale <strong>Antonio Pignoli<\/strong> che teneva bottega di panni in <em>calle della Rasse<\/em> all&#8217;insegna di &#8220;<em>santo Zirolamo<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla sera del quarto giorno il <strong>Pignoli<\/strong> comper\u00f2 per suo conto la merce rimasta, e venne stabilito che il pagamento di tutta la mercanzia venduta, salvo il tre per cento per le sue prestazioni, sarebbe avvenuto all&#8217;indomani mattina all&#8217;apertura del <em>Banco Contarini<\/em> a Rialto dove per paura dei furti egli diceva di aver depositato il denaro riscosso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quella sera per festeggiare la totale vendita della merce, <strong>Antonio Pignoli<\/strong> invit\u00f2 all&#8217;osteria della &#8220;<em>Corona<\/em>&#8220;, dove \u00e8 attualmente il <em>caff\u00e8 Orientale <\/em>(Nuovo Danieli), e dette loro una lauta cena e vini generosi, rallegrando il festino con scherzi, giuochi e canzoni. Ma all&#8217;indomani la bottega del <strong>Pignoli<\/strong>, era chiusa ed egli era scomparso. Le <em>Schiavone<\/em> picchiarono, chiamarono, s&#8217;informarono, ma nulla seppero, tanto che fuor di loro &#8220;<em>vennero in Consiglio a dolersi et fo preso mandar li fanti in la bottega<\/em>&#8220;, ma la bottega era vuota e si seppe soltanto che il truffatore aveva nella notte noleggiata una varca, caricate le merci che aveva in bottega e fatto vela verso il porto di Chioggia, con i denari delle <em>Schiavone<\/em>, circa ottocento ducati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Quarantia criminale &#8220;<em>fo preso allora che sia proclamato processo contra el ditto Antonio, la sua absentia non obstante per haver rob\u00e0 a queste meschine Schiavone<\/em>&#8221; e, fatto il processo, il <strong>Pignoli<\/strong> venne per sempre bandito con taglia di ducati trecento a chi lo avesse arrestato. Le meschine <em>Schiavone<\/em>, racconta il <strong>Sanudo<\/strong>, se vollero ritornare nei loro paesi dovettero ricorrere ai <em>Provveditori di Comun<\/em> per ottenere qualche sussidio. Ebbero per\u00f2 la magra soddisfazione di sapere che <strong>Antonio Pignoli<\/strong> era stato arrestatato a Trieste dal padrone della barca che aveva saputo della taglia, &#8220;<em>et menato a Venetia fo pichato in mezzo le do colonne verso nona dil zorno 30 maggio di quello stesso anno<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Almeno l&#8217;oste della &#8220;<em>Corona<\/em>&#8220;, che aveva rimesso del suo il prezzo della lauta cena e dei vini prelibati, ebbe il conforto di vederlo impiccare! (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 18 marzo 1928<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Le povere schiavone truffate Verso la met\u00e0 del maggio 1532 la famosa fiera della Sensa era nel suo massimo splendore. 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