{"id":77029,"date":"2021-08-28T05:09:48","date_gmt":"2021-08-28T05:09:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=77029"},"modified":"2024-01-31T14:29:55","modified_gmt":"2024-01-31T14:29:55","slug":"pietro-antonio-gratarol-segretario-del-senato-e-le-droghe-damore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=77029","title":{"rendered":"Pietro Antonio Gratarol segretario del Senato e &#8220;Le Droghe d&#8217;Amore&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<h3>Pietro Antonio Gratarol segretario del Senato e &#8220;Le Droghe d&#8217;Amore&#8221;<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nobildonna <strong>Caterina Dolfin<\/strong>, moglie del procuratore di San Marco <strong>Andrea Tron<\/strong>, chiamato dai veneziani <em>el paron<\/em> per la sua grande autorit\u00e0, teneva circolo, la sera del 9 gennaio 1777, nel suo spledido palazzo a <em>Sant&#8217;Eustacchio<\/em>, vulgo <em>San Stae<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bella, leggiadra, vivace, era per\u00f2 di costumi facili e di carattere inquieto, dominatore, capriccioso. Intorno a lei, ossequienti e adulatori, si aggiravano letterati, politicanti, innamorati: <strong>Carlo Gozzi<\/strong> (da non conforndersi col celebre <strong>Gaspare<\/strong> suo fartello), <strong>Daniele Dolfin<\/strong> da <em>San Pantaleone<\/em>, <strong>Alvise Emo<\/strong>, <strong>Piero Barbarigo<\/strong> detto <em>el zoto<\/em>, <strong>Girolamo Zulian<\/strong> e tanti altri che lusingavano la di lei vanit\u00e0 e tramavano maldicenti congiure.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Pietro Antonio Gratarol<\/strong>, segretario del Senato, da due mesi non frequentava pi\u00f9 la casa essendo in rotta completa con la procuratessa che per antipatia, dicevano mal d&#8217;amore non corrisposto, ostacolava la sua nomina alla legazione di Napoli. Egli era uomo sulla quarantina, colto ma leggiero e, sebbene ammogliato, invischiato negli amori di <strong>Teodora Rizzi<\/strong>, una comica della compagnia Sacchi che recitava allora nel <em>teatro di San Luca<\/em>. E cos\u00ec, oltre che nemica la <strong>Tron<\/strong>, aveva contro di s\u00e9 anche <strong>Carlo Gozzi<\/strong>, amoroso egli pur della <strong>Rizzi<\/strong>, il quale per vendicare s\u00e9 stesso e la <strong>Tron<\/strong>, aveva scritto una commedia &#8220;<em>Le droghe d&#8217;amore<\/em>&#8221; in cui era messo in caricatura il segretario vegheggino. La commedia doveva recitarsi al <em>San Luca<\/em> il 10 gennaio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;<em>Dunque xe tuto venduo per doman de sera?<\/em>&#8221; chiesa donna <strong>Caterina<\/strong>. &#8220;<em>Tuto zelensa! sar\u00e0 pienon!<\/em>&#8221; rispose <strong>Carletto Gozzi<\/strong>, che cos\u00ec si chiamava in casa Tron. &#8220;<em>E cossa dixe el nostro Gratarol?<\/em>&#8220;. &#8220;<em>Tante cosse el dixe: ch&#8217;el xe uno scandalo, ch&#8217;el vol ricorer al Consiglio, che i so nemici xe tuti baroni, che la comedia xe idiota<\/em>&#8220;. &#8220;<em>E de vu cossa dixelo?<\/em>&#8220;. &#8220;<em>Altretanto zelenza<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A questa risposta quasi inconscia del battagliero <strong>Carletto<\/strong> fu una risata generale, ma vennero in buon punto i camerieri con vassoi d&#8217;argento pieni <em>de maroni caldi<\/em> accompagnati da un dolce vinello della campagna dei <strong>Tron<\/strong>.&nbsp;Era quello il segnale che la serata volgeva al suo termine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sera del 10 gennaio al <em>teatro di San Luca<\/em> furono date &#8220;<em>Le Droghe d&#8217;Amore<\/em>&#8220;. Il concorso fu immenso, gli applausi infiniti e la satira vieppi\u00f9 si accrebbe per la figura ed i movimenti del comico <strong>Vitalba<\/strong>, che nelle spoglie di un <em>Adone<\/em> sguaiato, che s&#8217;ingegn\u00f2 di rassomigliare il pi\u00f9 che poteva al <strong>Gratarol<\/strong>, il quale da un palchetto faceva l&#8217;indifferente, guardava e rideva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scandalo fu grande: a Venezia non si era mai visto un segretario del Senato messo cos\u00ec alla berlina. Il <strong>Gratariol<\/strong> ricorse agli <em>Inquisitori<\/em>, ma gli dettero torto, ed intanto era diventato la favola della citt\u00e0 e non poteva uscire di casa senza essere bersaglio di frizzi e di sorrisi e schernito dalla plebaglia che lo rincorreva per le strade. Il governo vedeva, sapeva e taceva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella notte del 10 settembre il <strong>Gratarol<\/strong> part\u00ec per Padova; da Padova and\u00f2 a Ceneda e presa la via di Germania, che travers\u00f2 fino a <em>Brunswick<\/em>, si rifugi\u00f2 a Stoccolma nella Svezia, ove nel 1779 dette alle stampe la sua <em>Narrazione apologetica<\/em> contro il governo veneto a giustificazione della sua condotta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quel frattempo gli <em>Inquisitori<\/em> avevano fatto, il 6 novembre 1777, il loro rapporto al <em>Consiglio dei Dieci<\/em> per l&#8217;assenza severamente punit\u00e0 dalla legge, e per decreto del Consiglio gli era stato intimato il 5 dicembre di presentarsi entro ventiquatto ore a la carceri dei <em>Capi<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il decreto, com&#8217;era da prevedersi rimase lettera morta, e il 22 dello stesso mese si pubblicava la sentenza di bando contro il <strong>Gratarol<\/strong>&nbsp; e la confisca dei beni, con la grave aggiunta che &#8220;<em>rompendo in alcun tempo il confine, et essendo preso, sia condotto in questa citt\u00e0 ed all&#8217;hora solita, in mezzo le due colonne di San Marco, sopra un solaro eminente, il sia tagliata la testa, sicch\u00e9 si separi dal busto e moja<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La punizione veramente terribile, la cui formula ricordava tempi di barbarie, se forse fu per la bella <strong>Dolfin<\/strong> un rimorso, lo fu certamente per <strong>Carlo Gozzi<\/strong>, autore della causa prima &#8220;<em>Le Droghe d&#8217;Amore<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong>Gratarol<\/strong> pass\u00f2 nel 1780 in Inghilterra dove ebbe protezione e soccorsi di denaro dal ministro <strong>Morton Pitt<\/strong>, ma, non trovando impiego, cerc\u00f2 fortuna al di l\u00e0 dell&#8217;Atlantico, negli Stati Uniti e poi nel Brasile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di l\u00e0 lo sventurato segretario si rec\u00f2 nel gennaio del 1785, con il celebre avventuriere <strong>Benjowsky<\/strong> e con il conte e la contessa <strong>Adelsheim<\/strong>, nell&#8217;isola di <em>Madagascar<\/em>, la grande isola africana dell&#8217;Oceano Indiano; ma, traditi dal capitano del bastimento, partito improvvisamente con tutti gli oggetti dei passeggeri, anche il <strong>Gratarol<\/strong> sofferse un danno di quasi ottocento sterline.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei primi di ottobre egli ammal\u00f2 in un povero villaggio dell&#8217;isola e mor\u00ec in poche ore, a breve distanza dalla contessa <strong>Adelsheim<\/strong> e dal marito, forse di veleno per opera degli indigeni. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO ILLUSTRATO, 2 novembre 1924.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Pietro Antonio Gratarol segretario del Senato e \"Le Droghe d'Amore\" La nobildonna Caterina Dolfin, moglie del procuratore di San Marco Andrea Tron, chiamato dai veneziani el paron per la sua grande autorit\u00e0, teneva circolo, la sera del 9 gennaio 1777, nel suo spledido palazzo a Sant'Eustacchio, vulgo San Stae. 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