{"id":76292,"date":"2021-08-30T05:28:48","date_gmt":"2021-08-30T05:28:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=76292"},"modified":"2021-08-30T05:28:52","modified_gmt":"2021-08-30T05:28:52","slug":"la-vita-di-alessandro-vittoria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=76292","title":{"rendered":"La vita di Alessandro Vittoria"},"content":{"rendered":"\n<h3>La vita di Alessandro Vittoria<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sontuosit\u00e0 dell&#8217;antica pittura veneziana influisce sopra lo spettatore con irresistibile fascino, di guisa che le opere di scultura restano quasi in penombra. Cos\u00ec la critica d&#8217;arte si occupa pi\u00f9 raramente della plastica veneziana, e la nostra superba citt\u00e0 ha dato i natali solamente ad un vero scultore: <strong>Alessandro Vittoria<\/strong>. Secondo l&#8217;occorrenza Venezia si valse dell&#8217;opera di artisti del di fuori, facendo sempre una scelta effiace: <strong>Verrocchio<\/strong> venne da Firenze, <strong>Sansovino<\/strong> pure, <strong>Antonio Rizzo<\/strong> dalla vicina Verona. Dopo il <strong>Sansovino<\/strong> la grande successione spettava ad un giovane trentino: ad <strong>Alessandro Vittoria<\/strong>, scultore, architetto, intagliatore in legno, uomo versatile, come ne crebbero parecchi in quell&#8217;epoca gloriosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Alessandro Vittoria<\/strong> nacque a Trento nell&#8217;anno 1525, figlio di <strong>Vigilio Vittoria<\/strong> dalla <em>Volpe<\/em>, a 18 anni entr\u00f2 a Venezia nello studio del sommo arcgitetto e scultore fiorentino <strong>Sansovino<\/strong>. Ivi si istru\u00ec anzitutto nella scultura e divenne eccellente e reputato. Si stacc\u00f2 dal suo maestro in non molti amichevoli rapporti, per rancore prodotto da concorrenza che il giovane non sdegn\u00f2 di fare al vecchio artista. Lo vediamo trasferirsi a Vicenza, ove lavor\u00f2 assai a stucco per vari palazzi. Ancora nel 1551 dimorava col\u00e0, cosa accertata perch\u00e9 in quest&#8217;anno riceve una lettera da <strong>Pietro Aretino<\/strong>, il quale lo ringrazia delle saporite pere madategli e gli fa cenno che <strong>Sansovino<\/strong> \u00e8 molto disgustato di lui per una lettera scrittagli con poco rispetto, e come buon amico si esebisce a mettere pace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due anni dopo l&#8217;<strong>Aretino<\/strong> gli comunica: &#8220;<em>Io ebbi il cesto di pere, e non la lettera; e Tiziano, che vi tiene, come io, per figliuolo, riceve la lettera e non il cesto; bench\u00e9 il divino uomo vi ringrazia del dono che non ha goduto punto, nel modo che vi rendo grazie io che l&#8217;ho mangiate tutte<\/em>&#8220;. Lo assicur\u00f2 infine di aver calmato l&#8217;animo del <strong>Sansovino<\/strong>. Il <strong>Vittoria<\/strong> fu certo trattenuto anche dal <strong>Palladio<\/strong> a Vicenza che si serv\u00ec della sua opera, per non pochi lavori in palazzi da lui costruiti. Per\u00f2 l&#8217;<strong>Aretino<\/strong> non tard\u00f2 a fare la pace al giovane amico con il vegliardo suo maestro, e gi\u00e0 lo vediamo nel maggio 1553 a Venezia, sposato con una trentina e abitante nella <em>parrocchia di San Giovanni in Bragora<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In seguito non manc\u00f2 al nostro <strong>Vittoria<\/strong> lavoro sia come scultore sia come architetto, per Venezia e la terraferma. Perci\u00f2 gli fu concesso di vivere in agiatezza; coltiv\u00f2 fra l&#8217;altro un bel giardino, essendo appassionato botanico, ed ebbe una ricca raccolta di oggetti d&#8217;arte, fra cui primeggiavano <strong>Tiziano<\/strong>, <strong>Paolo Veronese<\/strong>, <strong>Palma il gioavane<\/strong>, <strong>Jacopo Bassano<\/strong> ecc. Possedeva inoltre un autoritratto del <strong>Parmigianino<\/strong>, gi\u00e0 di propriet\u00e0 dell&#8217;<strong>Aretino<\/strong>, ora nel Museo di Vienna. Si narra che passeggiando un giorno il <strong>Vittoria<\/strong> in Piazza San Marco incontr\u00f2 il pittore <strong>Schiavone<\/strong>, il quale sotto il tabarro celava due quadretti, che per solito vendeva a vile prezzo. Il ricco scultore volle vedere le tele ed ammiratele le pag\u00f2 al povero uomo assai bene.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Possedeva il <strong>Vittoria<\/strong> inoltre dieci paesaggi di <strong>Paolo Fiammingo<\/strong>, vari disegni del <strong>Parmigianino<\/strong> acquistati nel 1588, molti calchi di plastica di <strong>Michelangelo<\/strong>, del <strong>Giambologna<\/strong> e altresi statue romane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mortagli la moglie <strong>Alessandro<\/strong> torna nel 1567 a sposarsi con certa <strong>Veronica Lazzarini<\/strong>, che gli porta dote 1000 ducati. Nello stesso anno, infierendo a Venezia la peste di cui resta vittima <strong>Tiziano<\/strong>, <strong>Vittoria<\/strong> si trasferisce a Vicenza per ritornare nel dicembre dell&#8217;anno seguente a Venezia per lavori affidatigli nel palazzo ducale. Anche con la seconda moglie non ebbe prole ed essa gli mor\u00ec dopo parecchi anni d&#8217;infermit\u00e0. E&#8217; cosa deplorevole che il Vittoria, diligente nel tenere nota dei suoi affari domestici, non abbia fatto altrettanto per le numerose opere d&#8217;arte da lui compiute. Da documenti risulta che visse regolato e fu esperto negli affari. Mor\u00ec a ben 83 anni dopo 20 giorni di sofferenze il 27 maggio 1608.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci riesce impossibile di apprezzare in questo breve articolo tutta l&#8217;opera del <strong>Vittoria<\/strong>, ma ci limiteremo a trattenerci un po&#8217; pi\u00f9 a lungo intorno ai suoi sublimi busti, che lo resero immortale in tutto il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;impiego della decorazione in stucco, la quale nel principio del &#8216;500 si sviluppo in Roma e dopo la morte di <strong>Raffaelo<\/strong>, fu continuata da <strong>Pierin del Vaga<\/strong> e da altri, ebbe pure a Venezia gran fortuna. Fastose e opulente sono le decorazioni in stucco del nostro artefice, fra le quali nomineremo quelle della <em>Scala d&#8217;Oro<\/em> nel nostro Palazzo Ducale, un p\u00f2 sopraccariche e di struttura alquanto larga, ma nei dettagli graziosissime e ricche di fantasia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come scultore fu influenzato dal genio di <strong>Michelangelo<\/strong> e anche dai manieristi, dei quali fu capo scuola il <strong>Parmigianino<\/strong>. Cos\u00ec il <strong>Vittoria<\/strong> seguiva l&#8217;andazzo dei suoi tempi e nei piccoli bronzi scorgiamo spesso figurine eleganti, snelle, con colli attorcigliati, piccole teste, preludiando quasi per dire il rococ\u00f2 francese. Riguardo alle sculture grandi in pietra rivolgiamoci all&#8217;<em>altare di San Francesco della Vigna<\/em>, ove l&#8217;effetto pittorico viene espresso con largo piegheggiare. Si osservi la figura centrale di <em>Sant&#8217;Antonio di Abbas<\/em> con mani spledidamente modellate e con barba fluente resa con grande abilit\u00e0, mentre il <em>San Sebastiano<\/em> ricorda lo schiavo nel Louvre a Parigi di <strong>Michelangelo<\/strong>. Ben mosse sono pure le pieghe del <em>San Rocco<\/em>, lasciando travedere il nudo. Anatomicamente corretto, ma freddo il <em>San Girolamo<\/em> nella <em>chiesa dei Frari<\/em>, mentre un&#8217;altra statua del medesimo santo ai <em>Santi Giovanni e Paolo<\/em> \u00e8 pi\u00f9 armoniosa e sansovinesca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non posso tacere che il <strong>Vittoria<\/strong> fu veramente un preclaro autore di medaglie; di questa produzione s&#8217;occup\u00f2 specialmente nella sua giovent\u00f9 e credo anzi che queste opere abbiano quasi altrettanto valore quanto i suoi busti. Di vivace rilievo \u00e8 la medaglia rappresentante <strong>Pietro Aretino<\/strong>, con ricciuta barba e ben plasmato cranio, mentre nel rovescio guerrieri presentano doni al divo che siede su un trono. Il gabinetto di monete a Monaco possiede una medaglia in piombo, autoritratto del maestro, che sembra un imperatore romano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma eccoci agli indimenticabili busti del <strong>Vittoria<\/strong>. In questi l&#8217;artista mai si palesa piccolo, sdolcinato o incerto, ma domina sovranamente la forma, con austerit\u00e0 e vivacissimo temperamento. Sembra che questi busti respirino; scorra del sangue nelle loro vene. Senza tema possiamo confrontare queste plastiche con i superbi ritratti del <strong>Tintoretto<\/strong>. Egli concep\u00ec i differenti caratteri con grande stile; individualizzando con precisione e poderosit\u00e0. Se l&#8217;opera doveva possedere afficacia a gran distanza ingrandiva la testa, la sviluppava eroicamente, magnificandola. Cos\u00ec passano all&#8217;eternit\u00e0 schiere di dogi, generali, ammiragli, uomini di stato, artisti, scienziati, prelati, come fossero, ancora fra noi viventi, con le loro gioie e coi loro affanni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pi\u00f9 vecchio busto, a noi noto, del <strong>Vittoria<\/strong>, \u00e8 quello del cardinale <strong>Contarini<\/strong> alla <em>Madonna dell&#8217;Orto<\/em>, lavoro un po&#8217; vuoto, monotono, il cui fare ricorda l&#8217;arte romana, perci\u00f2 poco personale. Per\u00f2 nella medesima chiesa si trova anche il busto di <strong>Tommaso Contarini<\/strong>, nel quale il maestro si dimostra nella sua completa vigoria. Fra i suoi lavori primeggia il busto del parroco <strong>Benedetto Manzini<\/strong>, firmato, che si trova nel Museo Archeologico del palazzo ducale. Fece il busto pure del suo maestro <strong>Sansovino<\/strong>, ora nel nostro Seminario patriarcale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa raccolta \u00e8 specialmente ricca di busti del <strong>Vittoria<\/strong>: superbamente e glorioso si presenta <strong>Carlo Zen<\/strong>; sembra che dal suo labbro sgorghi l&#8217;eco di imperioso comando; viceversa mesto ci guarda <strong>Pietro Zen<\/strong>; barbuto e largo nei piani <strong>Apolloni Massa<\/strong> e per ultimo il doge <strong>Nicol\u00f2 da Ponte<\/strong> che sembra uscito da una tela del <strong>Tintoretto<\/strong>. Il Seminario possiede pure il monumento di <strong>Peranda<\/strong> filosofo e medico, erettogli dalla moglie, proveniente dalla demolita <em>chiesa del San Sepolcro<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del medico <strong>Tommaso Rangone<\/strong> esistono due busti, uno nell&#8217;Ateneo Veneto, l&#8217;altro in terracotta nel nostro Museo Civico, il quale deve essere stato eseguito dal vero, cos\u00ec morbido ed efficace si presenta nel chiaroscuro. Alla Ca&#8217; d&#8217;Oro sono passati due busti, uno di <strong>Pietro Duodo<\/strong> generale, ul quale combatteva a Lepanto, l&#8217;altro di <strong>Francesco Duodo<\/strong> ambasciatore a Roma. Nel suo testamento il Vittoria lasci\u00f2 il busto in marmo del valoroso <strong>Sebastiano Venier<\/strong> al palazzo ducale. I pochi ritratti menzionati devono bastare. Quasi turri sono opere magistrali, modellate con larghezza di tocco e l&#8217;anima dell&#8217;artista ha soffiato in questi busti vita intensa, recando in essi differenti temperamenti ed aspetti umani. In questo campo trionfa; ed a ragione <strong>Vasari<\/strong> diceva che egli &#8220;<em>degno del suo cognome Vittoria!<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fra il 1602 e 1605 <strong>Vittoria<\/strong> si costru\u00ec presso la <em>porta della sagrestia a San Zaccaria<\/em>, il monumento sepolcrale. Come una sintesi della sua opera ci appare questo bel monumento, di semplici proporzione architettoniche e nella parte figurativa in squisita eleganza. Nella sommit\u00e0 \u00e8 personificata da una donna la scultura, contornata da due putti. Reggono una cornice due figure a guisa di Cariatidi. Sulla base si triva scolpito il suo stemma che lascia scorgere nello scudo una volpe. Nel mezzo \u00e8 collocato il busto al naturale del maestro, vestito a foggia romana; la testa \u00e8 incorniciata da una barbetta a punta, spazioso \u00e8 il cranio, gli occhi profondi guardano di lato. Il sembiante ancor fresco non rivela matura et\u00e0.&nbsp;Sotto il monumento riposano le sue ceneri.(1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) L. Brosch. IL GAZZETTINO ILLUSTRATO del 2 agosto 1925.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La vita di Alessandro Vittoria La sontuosit\u00e0 dell'antica pittura veneziana influisce sopra lo spettatore con irresistibile fascino, di guisa che le opere di scultura restano quasi in penombra. Cos\u00ec la critica d'arte si occupa pi\u00f9 raramente della plastica veneziana, e la nostra superba citt\u00e0 ha dato i natali solamente ad un vero scultore: Alessandro Vittoria. 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