{"id":75707,"date":"2021-07-17T05:49:44","date_gmt":"2021-07-17T05:49:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=75707"},"modified":"2024-01-31T15:00:47","modified_gmt":"2024-01-31T15:00:47","slug":"verona-si-svegliava-nel-1405-nella-luce-grande-di-san-marco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=75707","title":{"rendered":"Verona si svegliava, nel 1405, nella luce grande di San Marco"},"content":{"rendered":"\n<h3>Verona si svegliava, nel 1405, nella luce grande di San Marco<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto il dogado di <strong>Michele Steno<\/strong>, uno di &#8220;<em>quei zoveneti fioli de zentilhomeni<\/em>&#8221; che avevano cinquant&#8217;anni prima scritta la mordace pasquinata contro il vecchio principe <strong>Marin Falier<\/strong>, la Serenissima raggiunse in terraferma lo splendore che gi\u00e0 aveva ottenuto nelle sue innumerevoli gesta marittime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec nelle aspre guerre con i <strong>Carraresi<\/strong>, <em>Verona, Vicenza, i Sette Comuni, Padova<\/em> e <em>Rovigo<\/em> avevano fatto la loro dedizione a Venezia e, primi fra tutti, furono i Veronesi a presentare alla Signoria i simbolici segni del potere: &#8220;<em>li doi stendardi del popolo, il bacheto del comando, le chiavi di la terra et la bola di la signation<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giunsero gli ambasciatori nelle lagune il 12 giugno 1405 ed erano venti accompagnati da otto cavalieri e sette mercanti, vestivano di &#8220;<em>scarlattina<\/em>&#8220;, panno finissimo di rosso vivo, e avevano al loro seguito centodieci cavalli montati dai pi\u00f9 cospicui cittadini di Verona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Signoria aveva fatto costruire dinanzi alla chiesa di San Marco &#8220;<em>tra la porta granda et verso la Marzaria<\/em>&#8221; un grande palco addobbato con tappeti d&#8217;Oriente, damaschi di Persia e arazzi fiamminghi e sul palco, a destra del trono dogale sventolava il gonfalone di San Marco dal leone d&#8217;oro in campo vermiglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando i Veronesi entrarono in Piazza, le campane suonarono a distesa e squillarono le trombe d&#8217;argento; smontati dai cavalli, vennero accolti sul palco dal doge, vestito di bianco, e messer <strong>Jacopo de Favri<\/strong>, capo dell&#8217;ambascieria, fiancheggiato dai due cavalieri missier <strong>Verit\u00e0 de Verit\u00e0<\/strong> e missier <strong>Aliardo degli Aleardi<\/strong>, presnt\u00f2 al doge i simbolici doni. Le chiavi erano tre, una grande, una mezzana, l&#8217;altra piccola: significavano esse le tre porte di Verona, la <em>porta di San Giorgio<\/em>, quella del <em>Vescovato<\/em> e quella dei <em>Calzari<\/em>; per le loro dimensioni, la grande rappresentava i dottori, i gentiluomini, la mezzana i mercanti, la piccola il popolo. &#8220;<em>El bacheto<\/em>&#8221; simboleggiava la Signoria di Verona: era bianca e voleva dire purezza, era lungo e signficava lunga permanenza sotto il dominio veneziano, era rotondo e quindi nessun principio e nessuna fine alla gloriosa Signoria di Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tolte dalle mani dei cavalieri veronesi le due grandi bandiere di seta, il <strong>Favri<\/strong> piant\u00f2 sul palco ai lati del gonfalone di San Marco: l&#8217;una aveva la croce bianca in canpo rosso, l&#8217;altra la croce d&#8217;oro in campo azzurro: la prima indicava la purezza accoppiata all&#8217;amore della nobilt\u00e0 veronese verso verso la Serenissima, l&#8217;altra la fedelt\u00e0 e la costanza di tutto il popolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il solenne giuramento di fedelt\u00e0 fatto dagli ambasciatori sul Vangelo di San Marco squillarono le trombe e si alz\u00f2 il Serenissimo <strong>Michele Steno<\/strong> cos\u00ec brevemente parlando: &#8220;<em>Messeri, dixe Isaia Profeta: Populus qui ambulat in tenebris vidi lucem magnam, che vol dir cuss\u00ec: el populo che andava in le tenebre, vide la luxe granda, et zo\u00e8 Verona che stava sotto tiranicha Signoria, ancuo se svegia ne la luxe granda de san Marco, perch\u00e9 chadauno che sia sotto tiran, de qualunque modo, \u00e8 sempre in tenebre. I tirani no varda se non a saziar i so apetiti et ha respeto de senestrar le persone, li averi, le libert\u00e0, ma li suditi de la dogal Signoria de Vinegia non ha paura n\u00e9 per lori, n\u00e9 per li so averi, n\u00e9 per le so libert\u00e0. Questa \u00e8 luxe, questa Messeri, \u00e8 luxe granda!<\/em>&#8220;. E il doge preso il gonfalone di San Marco lo diede agli Ambasciatori mentre la folla prorompeva in alte grida di &#8220;<em>San Marco, Verona, Verona<\/em>&#8220;. Finita la cerimonia, le due bandiere veronesi furono portate in chiesa San Marco e messe ai due lati dell&#8217;altare maggiore; dopo tre giorni vennero appese in alto dell&#8217;altare stesso sotto i due grandi dell&#8217;altare stesso sotto i due grandi mosaici di San Marco e di San Pietro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, unico ricordo di quella splendida cerimonia, rimangono le simboliche chiavi conservate nel nostro <em>Seminario della Salute<\/em>. (1)&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le chiavi delle citt\u00e0 di Padova, Vicenza e Verona, <span class=\"fontstyle0\">ornavano il sepolcro di <strong>Michele Steno<\/strong> a <em>Santa Marina<\/em>, sotto il cui ducato quelle citt\u00e0 caddero in potere dei veneziani. Nel 1810, alla demolizione della chiesa, le chiavi vennero trasferite nel <em>Seminario della Salute<\/em> ed appese sotto un&#8217;iscrizione dedicata a <strong>Taddeo Volpe <\/strong><em>da Imola<\/em>, che sotto Padova combatt\u00e8 strenuamente gli&nbsp; alleati di Cambray.&nbsp;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 3 giugno 1928.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Verona si svegliava, nel 1405, nella luce grande di San Marco Sotto il dogado di Michele Steno, uno di \"quei zoveneti fioli de zentilhomeni\" che avevano cinquant'anni prima scritta la mordace pasquinata contro il vecchio principe Marin Falier, la Serenissima raggiunse in terraferma lo splendore che gi\u00e0 aveva ottenuto nelle sue innumerevoli gesta marittime. 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