{"id":75156,"date":"2021-07-04T04:41:15","date_gmt":"2021-07-04T04:41:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=75156"},"modified":"2021-07-04T04:41:19","modified_gmt":"2021-07-04T04:41:19","slug":"armature-veneziane-al-kunsthistorisches-museum-di-vienna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=75156","title":{"rendered":"Armature Veneziane al Kunsthistorisches Museum di Vienna"},"content":{"rendered":"\n<h3>Armature Veneziane al Kunsthistorisches Museum di Vienna<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei secoli passati i ricchi tesori delle corti degli <strong>Asburgo<\/strong> sono stati tutelati dai principi rinascimentali con attenzione riverente, soprattutto in virt\u00f9 del loro legame con le vicende del casato. Le radici del <em>Kunsthistorisches Museum<\/em>, cos\u00ec strettamente connesse alla storia e alla fortuna degli <strong>Asburgo<\/strong>, risalgono al 1358, quando un primo nucleo di opere medievali diviene di propriet\u00e0 della famiglia con l\u2019acquisizione del Tirolo da parte del duca d\u2019Austria e re di Germania, Boemia e Ungheria. Ereditato dal padre l\u2019amore per l\u2019arte, diventa amico e committente di numerosi artisti del suo tempo, fra cui anche il tedesco <strong>D\u00fcrer<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1567 <strong>Ferdinando II<\/strong> raccoglie nel <em>Castello di Ambras<\/em>, nei pressi di Innsbruck, una ricca collezione di armature e di ritratti eseguiti da grandi maestri. L\u2019identit\u00e0 del castello \u00e8 strettamente legata alla personalit\u00e0 di <strong>Ferdinando<\/strong>, vero principe rinascimentale e grande promotore di arti e scienze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1605 <strong>Carlo<\/strong>, figlio ed erede di <strong>Ferdinando II<\/strong>, vende l\u2019immensa collezione di <em>Ambras<\/em> all\u2019 Imperatore <strong>Rodolfo II<\/strong>, che trasferisce alcuni pezzi alla corte di Praga, lasciando per\u00f2 una parte consistente della raccolta nel castello tirolese. Amante e conoscitore dell\u2019arte, <strong>Rodolfo II<\/strong> d\u00e0 vita nel <em>castello di Hrad\u010dany<\/em> a Praga, dove risiede, a una prestigiosa galleria di pittura, affiancata da raccolte di antiquariato e di preziosi oggetti d\u2019arte decorativa. Egli rivela una predilezione per il Rinascimento italiano, in particolare per il Cinquecento Veneziano, oltre che per i maestri tedeschi fiamminghi. Da Praga provengono anche tutte le opere di D\u00fcrer che appartenevano alla collezione francese di <strong>Granvelle<\/strong>, portati tra il 1612 e il 1619 dal fratello <strong>Matthias<\/strong> che trasfer\u00ec la corte imperiale da Praga a Vienna, portando per\u00f2 con s\u00e9 solo una parte dei dipinti e degli oggetti d\u2019arte; ci\u00f2 che rimane a Praga verr\u00e0 saccheggiato dalle truppe svedesi nel 1648 durante la <em>Guerra dei Trent\u2019anni<\/em>, e passer\u00e0 nelle collezioni di <strong>Cristina di Svezia<\/strong>. Dal 1628 al 1662, con il matrimonio fra l\u2019arciduca del\u200b del Tirolo <strong>Ferdinando Carlo<\/strong> e <strong>Anna de\u2019 Medici<\/strong>, entrano nella residenza di Innsbruck opere italiane del Cinquecento e del Seicento e intorno agli stessi anni, Arciduca <strong>Leopoldo Guglielmo<\/strong>, figlio dell\u2019Imperatore <strong>Ferdinando III<\/strong>, raccolse un gran numero di capolavori della pittura italiana e fiamminga. Parte di questi furono acquistati per conto del fratello, alcune invece andranno a formare la sua collezione personale, che porter\u00e0 a Vienna nel 1659 e in numero elevatissimo: milletrecento novantasette dipinti, pi\u00f9 di trecento disegni, cinquecento quarantadue sculture. I conseguenti matrimoni tra la famiglia imperiale e le altre nobili casate hanno contribuito a formare la collezione odierna; durante le guerre napoleoniche, per timore di saccheggi da parte dei francesi, vengono trasferiti a Vienna tre grandi patrimoni artistici: le opere d\u2019arte ancora conservate ad <em>Ambras<\/em> e le due raccolte medievali dei gioielli della corona e del tesoro dell\u2019<em>Ordine del Toson d\u2019oro<\/em>, entrambe custodite nella <em>Schatzkammer<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <em>Kunsthistorisches Museum<\/em> di Vienna \u00e8 tra i musei pi\u00f9 grandi e importanti del mondo; l\u2019edificio neorinascimentale fu fatto costruire dall\u2019Imperatore <strong>Francesco Giuseppe I<\/strong> per ospitare le collezioni imperiali e custodisce un enorme patrimonio artistico di oggetti realizzati nell\u2019arco di cinque millenni, dall\u2019epoca egizia, passando per l\u2019antica Grecia fino al XVIII secolo e che testimoniano la passione degli <strong>Asburgo<\/strong> per il collezionismo. Parte dei tesori del <em>KHM<\/em> sono le armature pi\u00f9 importanti ed interessanti del loro genere, che in principio facevano parte della <em>Wunderkammer<\/em> di <strong>Ferdinando II<\/strong> del Tirolo al <em>Castello di Ambras<\/em> ad Innsbruck. Figlio secondogenito di <strong>Ferdinando I d\u2019Asburgo<\/strong>, famoso per il suo ruolo nella storia della Saliera di <em>Benvenuto Cellini<\/em>, che gli fu offerta in dono per il suo ruolo di rappresentante del Re di Francia <strong>Carlo IX<\/strong>, nel matrimonio per procura con la nipote <strong>Elisabetta<\/strong> a Speyr, era un appassionato collezionista d\u2019Arte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nucleo delle collezioni dell&#8217;Arciduca, frutto di un&#8217;attivit\u00e0 mirata e sistematica di un grande amante dell\u2019Arte, era costituito proprio dalla raccolta di armature. <strong>Ferdinando<\/strong> si avvaleva di agenti che acquistavano i pezzi in suo nome, e contava numerosi esperti che organizzavano con criterio \u201c<em>museale<\/em>\u201d la serie, studiata per essere mostrata ai vari ospiti, e quindi fruibile non solo dal proprietario, ma per essere ammirata da altre persone a lui care e dalla intelligentissima moglie <strong>Philippine Welser<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La parte della raccolta del suo <em>Castello di Ambras<\/em> di Innsbruck, dedicata alle armi (che comprendeva anche ritratti, gioielli e reperti di storia naturale) era sicuramente la sua sezione preferita, poich\u00e9 in essa si poteva enfatizzare il ruolo storico e la potenza degli <strong>Asburgo<\/strong> ed esaltare la funzione individuale dei grandi uomini d&#8217;armi. L&#8217;arciduca ebbe il merito di essere il primo \u2026 a concepire una raccolta d&#8217;armi, di armature e di ritratti secondo un ordine preciso; non di meno la presentazione ai visitatori era caratterizzata da criteri estetici, come l\u2019importante ruolo della luce e dei colori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201c<em>L\u2019Armamentarium Heroicum<\/em>\u201d, o Armeria degli Eroi, era disposta su ben cinque stanze dove vi erano esposti oggetti, ognuno dei quali esprimeva una sua particolare tematica: la sala dei tornei, le armature dei principi <strong>Asburgo<\/strong>, la \u201c<em>Leibr\u00fcstkammer<\/em>\u201d (Armeria privata), la sala dei turchi e dei soldati nemici sconfitti in battaglia dall&#8217;esercito austriaco e poi molte altre sale con varie curiosit\u00e0 che oggi stupiscono ancora l\u2019occhio del visitatore moderno. In particolare, <strong>Ferdinando II<\/strong> del Tirolo aveva esposto le armature e i ritratti di pi\u00f9 di centoventi generali, mettendo in luce la loro fama e il loro onore. L&#8217;arciduca riusc\u00ec ad ottenere, per il suo museo, circa cento armature originali di generali famosi, ed egli stesso si un\u00ec agli &#8220;eroi&#8221; in questione con una versione che aveva indossato nel 1566 nella campagna di Ungheria contro l&#8217;Impero Ottomano, per difendere il Cristianesimo. <strong>Ferdinando II<\/strong> selezion\u00f2 alcuni corsaletti da carriera e da giostra provenienti dal patrimonio degli <strong>Asburgo<\/strong>, come l&#8217;Arciduca <strong>Sigismondo<\/strong> (1427-1496) e l&#8217;Imperatore <strong>Massimiliano I<\/strong> (1459-1519), cercando cos\u00ec di rappresentare le varie forme del torneo cavalleresco. Un altro punto focale delle sue armerie era la parte dedicata alle armature per la giostra alla barriera, per il torneo libero e per il torneo appiedato, le quali furono realizzare appositamente per <strong>Ferdinando II<\/strong> e per la sua corte. La maggior parte di esse sono capolavori realizzati dai corazzai di Innsbruck, i pi\u00f9 famosi d&#8217;Europa fin dai tempi dell&#8217;imperatore <strong>Massimiliano I<\/strong>. A partire dal 1580 l&#8217;arciduca <strong>Ferdinando II<\/strong> del Tirolo fece realizzare gran parte delle armature dall\u2019armoraro di corte <strong>Jakob Topf<\/strong>. Una particolarit\u00e0 \u00e8 rappresentata da una serie di ventiquattro armature, venti delle quali si sono conservate completamente originali; delle altre quattro, sono rimaste invece singole parti. Le diciannove armature per il torneo appiedato esposte nelle <em>Armerie della Neue Hofburg<\/em> rappresentano uno dei pi\u00f9 grandi insiemi di \u201c<em>Plattnerkunst<\/em>\u201d (termine che indica l\u2019operato degli armorari) europea dell\u2019et\u00e0 moderna ad essere sopravvissuti fino ad oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attualmente le sezioni comprendono armature da campo, da torneo, armature ornamentali per le cerimonie di corte e di famosi comandanti militari, tra cui quelle di alcuni valorosi veneziani che ci si appresta ad indagare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Armatura di Francesco Duodo<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-75161\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Duodo-m.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"291\">Le mezze armature derivavano da una sorta di semplificazione di quelle usate dai soldati a cavallo, alle quali vennero tolte le parti destinate alle gambe per alleggerirne la struttura difensiva, togliendo anche la \u201cresta\u201d , per poter essere utilizzata anche nel combattimento a piedi o corpo a corpo sulla tolda delle navi. Con il tempo vennero apprezzata anche dai nobili veneziani. L\u2019elmetto tipico era la borgognotta senza nasale, la quale dava una discreta protezione e contemporaneamente dava un\u2019ottima visuale. Spesso questo tipo di elmo era accompagnato da una barbozza composta da pi\u00f9 lame, abbassabile e removibile facilmente. Spesso alla nuca portavano un cono metallico in cui venivano inseriti i pennacchi di piume.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa mezza armatura (1570 ca.) \u00e8 eseguita in ferro brunito ornato con i bordi ribassati e dorati. L\u2019elmetto da corazza \u00e8 munito di barbozza. Il petto ha una bombatura molto bassa e presenta la \u201cbotta\u201d di prova e una sola lama in vita, alla quale sono unite le scarselle molto sporgenti e costituite da un unico \u201cpezzo\u201d, nelle quali la decorazione imita l\u2019articolazione in lame sovrapposte. Questa \u2026mostra la brevit\u00e0 e la pesantezza delle linee del petto e porta una linea della vita poco marcata. I bordi ribassati sono un tratto antico che permette di datare la corazza agli inizi del decennio sopracitato. Per la prima volta compaiono le scarselle in un monopezzo lavorate a sbalzo. Le bordature in velluto e le cinghie in pelle marrone sono originali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em> Armatura di Malchiore Michiel<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-75163\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Michielm.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"291\">Nella sala III della Collezione ora alla <em>Neue Hofburg<\/em> si trova questa mezza armatura italiana, in ferro battuto e completamente ricoperto da un decoro inciso, sovrastato da una doratura a fuoco e argentatura a fuoco, senza punti nudi. Pelle e cuoio uniscono le varie parti; l\u2019ornatura \u00e8 costituita da incisioni e dorature all\u2019acquaforte. L\u2019intera superficie \u00e8 decorata da una rete da pesca, le cui maglie incorniciano i trofei d\u2019armi e le scene di guerra, decorazione tipica degli anni intorno al 1555. Sulla parte sinistra del petto, al di sotto dello stemma sormontato dal corno dogale, le iscrizioni \u201cIV \/ NIVS \/ COME \/ S e POM \/ PEIV \/ S \/ ILAS\u201d. Il guanciale sinistro dell\u2019elmo non \u00e8 originale, mentre i bracciali, costituiti a loro volta da tre parti, mancano delle manopole. La tradizione vuole che questa mezza armatura sia appartenuta al procuratore di San Marco <strong>Melchiorre Michiel<\/strong> (1489-1572), il quale fu un condottiero delle milizie della Serenissima contro l\u2019esercito ottomano in Dalmazia e a Corf\u00f9. L\u2019attribuzione \u00e8 dubbia, in quanto pare sia stata acquistata dal conte <strong>Giunio Pompeo de Ilas<\/strong>, il quale ha fatto apporre il suo nome.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Armatura di Jacopo Soranzo<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-75166\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Soranzom.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"285\">Mezza armatura bresciana, datata ca. 1560-70, brunita, recante sul pettorale una croce dorata, lavorata a sbalzo. Velluto nero e pelle uniscono le varie parti. L\u2019elmetto della corazza \u00e8 munito di barbozza. La mezza armatura porta ampi spallacci simmetrici senza guardagoletta e bracciali. Alle tre lamelle della vita sono allacciate le scarselle, formate da dieci lamelle articolate, la schiena \u00e8 priva del batticulo . Fu indossata da <strong>Jacopo Soranzo<\/strong> (1518-99), procuratore di San Marco, durante la <em>Battaglia di Lepanto<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Armatura di Sebastiano Venier<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-75167\" src=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Venierm.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"303\" srcset=\"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Venierm.jpg 200w, https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Venierm-198x300.jpg 198w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/>Mezza armatura bresciana, datata ca. 1540, ferro lucidato a specchio, decorato a listoni istoriati con trofei militari incisi e dorati all\u2019acquaforte. Le varie parti sono collegate da listelle di pelle marrone. L\u2019elmetto della corazza \u00e8 munito di barbozza decorata e intagliata per favorire il respiro. Probabilmente in origine era una armatura multifunzionale ed ecclettica con parte intercambiabili, che aveva servito fedelmente il futuro doge durante tutta la sua carriera e avendogli portato fortuna, se la port\u00f2 anche a Lepanto. La vita \u00e8 formata dall\u2019accostamento del petto con una seconda lamella. Bracciali manopole e scarselle, composti da pi\u00f9 lamelle per avere pi\u00f9 libert\u00e0 di movimento in caso di scontro corpo a corpo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sebastiano Venier<\/strong> (1496-1577), fu l&#8217;ammiraglio veneziano che comand\u00f2 le parti veneziane della flotta cristiana nella <em>Battaglia di Lepanto<\/em>. Come membro di un&#8217;antica famiglia patrizia veneziana ebbe un cursus honorum di tutto rispetto, capitano di Brescia e podest\u00e0 di Verona, procuratore di San Marco, provveditore Corf\u00f9 e di Cipro. Venne effigiato dal <strong>Tintoretto<\/strong> ed eletto Doge di Venezia nel 1577, l\u201987\u00b0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il condottiero fu ritratto da <strong>Jacopo Tintoretto<\/strong>, poco dopo il 1571, con la usa armatura, in un dipinto ora esposto a Vienna nell\u2019edificio della <em>Neue Hofburg<\/em>, museo in cui si trova la stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel quadro del pittore ufficiale della Repubblica, il volto di <strong>Sebastiano Venier<\/strong> \u00e8 studiato con una particolare acutezza psicologica, che ci permette di individuare quelle che sono le caratteristiche pregnanti della sua personalit\u00e0 per cui era famosissimo, rivelata anche dalla forza e sicurezza con cui tiene in mano il bastone del comando. Lo scorcio di paesaggio, con scene della <em>Battaglia di Lepanto<\/em>, \u00e8 un tipico esempio dell\u2019arte Veneziana Rinascimentale, quasi uno stratagemma che enfatizza il rapporto Uomo-Natura, una relazione di interdipendenza soprattutto di carattere emozionale. <strong>Tintoretto<\/strong> \u00e8 maestro delle sensazionali rappresentazioni teatrali, e qui riesce quasi a farci sentire il rimbombo dei cannoni, le urla dei marinai, la tempesta dei sentimenti. Il suo pennello ricrea perfettamente la drammatica atmosfera di quei giorni di battaglia cos\u00ec importanti per il destino d\u2019Europa e per gli animi dei Veneziani tutti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche il pi\u00f9 giovane degli artisti Veneziani del Rinascimento, <strong>Paolo Caliari<\/strong> detto il <strong>Veronese<\/strong> (dal nome della sua citt\u00e0 natale) si confronta costantemente con i compiti agiografici di un\u2019arte che ama anche prestarsi al servizio dello Stato; nella scena egli rappresenta <strong>Sebastiano Venier<\/strong> in preghiera durante la <em>Battaglia di Lepanto<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <em>Capitano da Mar<\/em> \u00e8 ormai anziano, ormai Doge, ma ricorda e ripropone cos\u00ec le sue emozioni e la sua preghiera ai Santi, soprattutto Santa Giustina, ed a Cristo di quei drammatici momenti, cos\u00ec sentite prima dell\u2019importante <em>Battaglia di Lepanto.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In una frenetica descrizione della scena, che il pittore ricrea una seconda volta in modo preciso, in un altro telero di Palazzo Ducale, ci coinvolge nei sentimenti agitati di un destino umano singolo, che riflette intensamente la sorte comune in un\u2019epoca burrascosa e difficile. <strong>Sebastiano Venier<\/strong> diviene protagonista e non solo attore in una battaglia frutto dello sconvolgimento emotivo causato dalla terribile notizia del martirio dei soldati Veneziani a Cipro nell\u2019agosto 1571. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(a) La resta era una delle componenti aggiuntive del petto dell&#8217;armatura medievale, espressamente designata a migliorare le prestazioni del cavaliere armato di lancia. Si trattava di un supporto metallico applicato sulla parte destra con due-tre grosse viti su cui andava appoggiato il &#8220;calcio&#8221; della lancia per mantenerla in equilibrio durante la carica ed evitarne lo scivolamento all&#8217;indietro quando colpiva il bersaglio, questo permetteva che la forza dell&#8217;impatto venisse distribuita anche al torso invece che al solo arto superiore. Entr\u00f2 in uso a partire dal XV secolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(b) Le armature migliori presentavano una sorta di rientranza da botta, in pratica gli sparavano addosso con un falconetto e nel secolo precedente con una balestra, la botta era la prova della \u201cbont\u00e0 dell\u2019armatura\u201d, molti acquirenti se non la vedevano non l\u2019acquistavano affatto, i pi\u00f9 diffidenti volevano addirittura presenziare al momento della \u201cprova\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(c) Nel medioevo e fino al sec. XVII\u00b0, parte dell\u2019armatura che difendeva le natiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(d) Il vero titolo era <em>Capitano General da Mar<\/em>. \u00c8 curioso che nella titolatura marinaresca turco-ottomana vi sia una identica espressione: <em>Qapudan-i Derya<\/em> (Capitano del Mare).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bibliografia<\/p>\n<ul>\n<li>L. G. Boccia, Armi difensive dal Medioevo all&#8217;eta Modema, Firenze 1982. \n<li>L. G. Boccia, E.T. Coelho, l\u2019arte dell&#8217;armatura in Italia, Milano 1967. \n<li>L. Luchner, Denkmal eines Renaissancef\u00fcrsten-Versuch einer Rekonstruktion des Ambraser Museums vor 1583, Vienna 1958. \n<li>L.G. Boccia-C. BLAIR, Armi e armature, Milano 1982. \n<li>O. Gamber. &#8211; Ch. Beaufort, Katalog der Leibr\u00fcstkammer, II, Busto Arsizio 1990. \n<li>O.Gamber., Der italienische Harnisch im 16 Jahrhundert, in Jahrbuch der kunsthistorischen Sammlungen in Wien, 54, Vienna 1958. \n<li>R.Bernardinello, Ferdinando II, raccolte d\u2019arte e di meraviglie ad Ambras, tesi di Laurea magistrale in Storia delle Arti e Conservazione dei Beni Artisti, 2013-2014 \n<li>R.Capucci., Roben wie R\u00fcstungen, Mode in Stahl und Seide, einst und heute, Vienna 1990. \n<li>S.Borghesi, (a cura di) I grandi Musei del Mondo, Kunsthistorisches Museum di Vienna, Mondadori Electa Spa, 2004<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Alessandro Zanotto, Debora Gusson, Daniela Menetto<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Armature Veneziane al Kunsthistorisches Museum di Vienna Nei secoli passati i ricchi tesori delle corti degli Asburgo sono stati tutelati dai principi rinascimentali con attenzione riverente, soprattutto in virt\u00f9 del loro legame con le vicende del casato. Le radici del Kunsthistorisches Museum, cos\u00ec strettamente connesse alla storia e alla fortuna degli Asburgo, risalgono al 1358, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":75170,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[3516],"tags":[3718,3717],"class_list":["post-75156","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-armi","tag-armature-veneziane","tag-https-www-conoscerevenezia-it-p75156"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/Sebastiano-Venier-tintorettom.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/75156","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=75156"}],"version-history":[{"count":13,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/75156\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":75547,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/75156\/revisions\/75547"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/75170"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=75156"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=75156"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=75156"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}