{"id":74618,"date":"2022-11-05T05:27:56","date_gmt":"2022-11-05T05:27:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=74618"},"modified":"2024-02-06T07:54:19","modified_gmt":"2024-02-06T07:54:19","slug":"lo-spaventoso-terremoto-del-26-marzo-1511","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=74618","title":{"rendered":"Lo spaventoso terremoto del 26 marzo 1511"},"content":{"rendered":"\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow\">\n<h3>Lo spaventoso terremoto del 26 marzo 1511<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da quasi una settimana sul cielo delle lagune compariva al tramonto, verso l&#8217;<em>isola di San Giorgio Maggiore,<\/em> una grande cometa che pareva &#8220;<em>in aere una lunga coda di leo tutta fuoco et assai longa<\/em>&#8220;. Eravamo nel mese di marzo del 1511, il popolo era tutto spaventato per quel terribile segnale che, secondo la superstizione dei tempi, prediceva grandi sventure, e per una strana coincidenza la credenza superstiziosa si avver\u00f2.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scrive il <strong>Sanudo<\/strong> che il giorno 26 marzo del 1511, alle ore 20 e 45, all&#8217;improvviso venne a Venezia un grandissimo terremoto(*), sembrava che le case camminassero, i muri si aprissero e i campanili si piegassero,&nbsp; l&#8217;acqua nei rii <em>bogiva<\/em> (bolliva) come fosse messa sul fuoco, e si disse che alcuni rii, nonostante fosse tempo di <em>aqua grande<\/em> (acqua alta) si asciugassero. Dur\u00f2 il terremoto per lo spazio di un <em>miserere<\/em>, fu orribilissimo, considerando in quale pericolo erano gli abitanti della citt\u00e0, insolita a simili terremoti, e da pi\u00f9 anni mai avvertito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le campane dei campanili suonarono da sole in molti luoghi e massime in San Marco, e fu una cosa spaventosa. Nel momento del terremoto era riunito il <em>Senato <\/em>a Palazzo Ducale, i lavori erano appena iniziati quando, udito il rumore e il tremare della sala, i senatori si alzarono e tutti corsero gi\u00f9 per le scale di legno (ancora non era stata fatta la Scala d&#8217;Oro) con tanta celerit\u00e0 che molti furono portati da alto in basso &#8220;<em>senza tochar schalin alcuno con li piedi<\/em>&#8220;, tanto era la calca che segu\u00ec.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dalla facciata principale della chiesa di San Marco caddero quattro statue di marmo: erano le statue di <em>San Costantino<\/em>, <em>San Dimitri<\/em>, <em>San Giorgio<\/em> e <em>San Todaro<\/em>, tutti santi greci. Dalla facciata dalla parte di <em>San Basso<\/em> cadde una statua di marmo che rappresentava la <em>Prudenza<\/em>, e che stava in mezzo a delle altre. Nel <em>Molo<\/em>, cadde la statua della <em>Giustizia<\/em> che stava sopra il balcone della <em>Sala del Maggior Consiglio<\/em>, ma il San Marco, che stava anch&#8217;esso sopra il balcone, rimase ben saldo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cadde, nella corte del Palazzo Ducale, la met\u00e0 di un merlo,&nbsp; di quelli di marmo intagliati con dei gigli, che stavano sopra la <em>Sala del Maggior Consiglio<\/em>, e cadendo s&#8217;impiant\u00f2 &#8220;<em>col capo dii ziglio in zoso<\/em> (con il capo del giglio all&#8217;ingi\u00f9)&#8221;, e molti trassero da questo un buon augurio, &#8220;<em>ch\u00e8 il zig\u00ecio, eh\u2019\u00e8 l\u2019arma di Franza, cascher\u00e0 e ruiner\u00e0, che Idio el voglia per ben de Italia flagelata da questi barbari&#8221;, <\/em>la guerra contro i collegati di Cambrai era iniziata tre anni prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il campanile di San Marco, per il muoversi, ne risent\u00ec molto sulla sommit\u00e0 che si apr\u00ec, e non si potevano pi\u00f9 suonare le campane, &#8220;<em>ni terza, meza terza, nona, vesporo, ni altra campana; cossa che mai \u00e8 stata questa terra, senza suonar tal hore canoniche, un zorno&#8221;<\/em>. La <em>Loggetta<\/em> del campanile, dove si ritrovavano usualmente i patrizi, per le pietre cadute dalla cima del campanile, ebbe il tetto fracassato. In chiesa di San Marco cadde parte del mosaico del soffitto. A Rialto cadde una croce di ferro con il piede di pietra viva, che stava sopra la chiesa di San Giacomo, e si conficc\u00f2 nel colmo del portego, e rimase in piedi, &#8220;<em>eh\u2019 \u00e8 segno cussi, come quella chiexia fo la prima, che dii 421, a d\u00ec 25 marzo, fo edifichata<\/em><em>, principiando la cit\u00e0 di Veniexia, chiamata Rivoalto; el qual zorno f\u00f3 eri&#8221;<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutti erano sbigottiti, chi correva nei campi e nei campielli, chi nelle calli, chi si mise a pregare, chi non sapeva pi\u00f9 cosa fare. Molte donne si ammalarono, e donne gravide partorirono prematuramente dalla paura, e senza doglie.&nbsp; Quella notte molta gente and\u00f2 a dormire in barca, chi negli orti, chi nei campi, temendo un nuovo terremoto.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giorno seguente and\u00f2 in <em>Collegio<\/em>, il patriarca <strong>Antonio Contarini<\/strong>, il quale asser\u00ec che il terremoto era un &#8220;<em>signa Dei et propter peccata veniunt adversa <\/em>(un segno di Dio contro di noi a causa dei nostri peccati)&#8221;, disse che la citt\u00e0 era piena di peccatori e di peccati, primo fra tutti la sodomia, che si faceva dappertutto, con le meretrici che si lamentavano perch\u00e9 nessuno andava pi\u00f9 da loro e che non avevano pi\u00f9 di che vivere, tanto era diffuso l&#8217;<em>abominevole vitium<\/em>. Il patriarca <strong>Contarini<\/strong> disse anche che la citt\u00e0 era diventata poco devota, perch\u00e8 non si predicava pi\u00f9 il verbo divino (le prediche infatti erano state sospese da un mese, come atto di&nbsp; prevenzione contro la peste) e che in quel tempo di mezza quaresima, quando normalmente si era confessata almeno la met\u00e0 degli abitanti della citt\u00e0 ora si erano confessate solo alcune &#8220;<em>pizochere e pochissime persone<\/em>&#8220;, e annunci\u00f2 di voler ordinare un digiuno di &#8220;<em>tre zorni<\/em> <em>a pan e aqua, per plachar la ira de Dio<\/em>&#8220;. Il doge e gli altri consiglieri del <em>Collegio<\/em> lo ringraziarono, e promisero di provvedere in merito alla sodomia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec il patriarca <strong>Contarini<\/strong> ordin\u00f2 a tutti i predicatori, deputati per le chiese, di riprendere a predicare, e quella<span class=\"fontstyle0\">&nbsp;sera i <em>piovani<\/em>&nbsp; iniziarono a fare le processioni nelle loro contrade, cantando le litanie, che era &#8220;<em>uno grandissimo tremor a veder<\/em>&#8220;,<\/span>&nbsp;e venne elevata sulla <em>riva del Carbon<\/em> una Madonna, che venne chiamata dal popolo la <em>Madonna del Terremoto<\/em>. Tutte cose lodevoli, commenta il <strong>Sanudo<\/strong>, che servivano &#8220;<em>ad bonos mores et ad religionem&#8221;<\/em>, ma che non servivono come rimedi contro i terremoti, che erano una cosa naturale, e contro i quali &#8220;<em>nihil valebat<\/em>&#8220;. (1)&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>ConoscereVenezia<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(*) Il terremoto ebbe il suo epicentro a <em>Idrija<\/em> in Slovenia, fece molte distruzioni a Gemona, Cividale, Udine in generale in tutto il Friuli, con circa 10.000 vittime. Un mese prima del terremoto, il 27 febbraio 1511, vi fu, in Friuli, la rivolta del <em>crudel zobia grassa <\/em>(crudele gioved\u00ec grasso).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) I Diari di Marin Sanudo. Tomo XII (26 marzo del 1511)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<\/div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Lo spaventoso terremoto del 26 marzo 1511 Da quasi una settimana sul cielo delle lagune compariva al tramonto, verso l'isola di San Giorgio Maggiore, una grande cometa che pareva \"in aere una lunga coda di leo tutta fuoco et assai longa\". 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