{"id":74151,"date":"2021-07-24T05:03:07","date_gmt":"2021-07-24T05:03:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=74151"},"modified":"2024-01-31T15:00:17","modified_gmt":"2024-01-31T15:00:17","slug":"verona-ritorna-a-venezia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=74151","title":{"rendered":"Verona ritorna a Venezia"},"content":{"rendered":"\n<h3>Verona ritorna a Venezia<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Venezia nel 1517, dopo circa otto anni di guerre, era riuscita a superare la lotta contro la famosa <em>Lega di Cambrai<\/em> merc\u00e8 la perseveranza e la destrezza dei maneggi politici, i sacrifici immensi cui prontamente e generosamente si erano sobbarcati i suoi cittadini, la fedelt\u00e0 e il buon volere dei sudditi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le citt\u00e0 di terraferma erano state quasi tutte recuperate, <strong>Andrea Gritti<\/strong> e sier <strong>Zuane Gradenigo<\/strong> con quattrocento cavalli e duemila fanti entrarono il 24 gennaio 1517 nella tanto agognata citt\u00e0 di Verona accolti festosamente dal popolo al grido di &#8220;<em>Marco! Marco!<\/em>&#8221; e dalla nobilt\u00e0 veronese &#8220;<em>osequiati con riverentia<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 3 febbraio dello stesso anno giunsero a <em>Fusina<\/em> dodici deputati di Verona, quattro nobili, quattro dottori e quattro cittadini, e furono ricevuti da dieci patrizi mandati dalla Signoria con &#8220;<em>uno peatone dil dose<\/em>&#8220;, magnificamente addobbato di velluti, tappeti e damaschi. Precedeva il corteo la gondola di sier <em>Piero Gradenigo<\/em>, consigliere del sestiere di San Marco, con il gonfalone della Repubblica, seguiva una gran barca di suonatori con pifferi e tamburi e trombe, &#8220;<em>et po&#8217; venia il peatone de li horatori con in mezo la bandiera di Verona a mo&#8217; de penello<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le imbarcazioni giunte &#8220;<em>a la doana da mar in ponta di la Salute<\/em>&#8221; voltarono per il Canal grande e il corteo pass\u00f2 tra il popolo plaudente accalcato sulle fondamente, mentre le nobildonne salutavano dai veroni dei palazzi e la musica suonava tra le grida festose dei cittadini. Giunsero cos\u00ec &#8220;<em>a san Cassan in casa dove stava la Raina de cha&#8217; Corner<\/em>&#8221; dove la Signoria aveva fatto preparare gli alloggi per gli ambasciatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La mattina dopo, il 4 febbraio, c&#8217;era adunanza solenne del Collegio, presiedeva il doge <strong>Leonardo Loredan<\/strong>, e i rappresentati di Verona, &#8220;<em>veneno per terra passando per Rialto a do a do, prima el marchese Zuan Filippo Malaspina vestido di veluto lionato et domino Galeoto di Nogarole vestido di raso negro fodr\u00e0 di lovi con una cadena d&#8217;oro al collo, po&#8217; li altri tutti vestidi molto somptuosi<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sala del Collegio si era radunato gran numero di patrizi curiosi di veder i Veronesi e di udirne i discrosi, e tra questi amche <strong>Marin Sanudo<\/strong>, il famoso diarista, che forse non credeva di tramandare ai lontani posteri la solenne seduta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Entrarono i dodici deputati e furono accolti con manifesti segni di simpatia, sedettero su sgabelli coperti di arazzi messi appositamente dinanzi al doge e alla Signoria e parl\u00f2 primo il marchese <strong>Malaspina<\/strong> &#8220;<em>comenzando a dir che quella fidelissima Comunit\u00e0 havea mandato loro horatori a far riverentia<\/em>&#8220;, e present\u00f2 le credenziali soggiungendo &#8220;<em>che da uno di soi coleghi, la Serenit\u00e0 del Principe intender\u00e0 quanto hanno auto in commission<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">S&#8217;alz\u00f2 poi il domino <strong>Guglielmo Guarienti<\/strong>, &#8220;<em>homo eloquentissimo qual comenz\u00f2 una elegantissima horation vulgare, ma ben composta et molto bella<\/em>&#8220;. Disse la contentezza di Verona per esser ritornata sotto San Marco &#8220;<em>et laud\u00f2 molto questo Stato, la gran guerra sostenuta, la gran difesa e la spesa fatta<\/em>&#8220;, ringrazi\u00f2 la Signoria di aver perdonato a tutti &#8220;<em>li cittadini ancora che havesseno deviato da quello doveano<\/em>&#8221; e pregava fossero concessi a Verona tutti i privilegi &#8220;<em>che haveano prima quando quella citt\u00e0 si sperse sotto li barbari todeschi che l&#8217;hanno dominata<\/em>&#8220;. Da ultimo offerse alla Signoria, dono della fedelissima citt\u00e0 di Verona, sedicimila ducati d&#8217;oro e l&#8217;offerta accompagn\u00f2 con tali parole che la solenne adunanza ne fu commossa e i patrizi non poterono trattenersi dall&#8217;applaudire &#8220;<em>la bella et magnifica horatione<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Serenissimo <strong>Leonardo Loredan<\/strong> rispose molto accomodatamente; accett\u00f2 il dono a nome del Governo, promise i privilegi richiesti, accord\u00f2 a tutti il perdono aggiungendo che se qualcuno &#8220;<em>ha fato qualche operation sinistra, l&#8217;animo era per\u00f2 neto et bon verso la Signoria nostra<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Finito il doge di parlare, s&#8217;alz\u00f2 uno dei cittadini: &#8220;<em>Serenissimo Principe son Francesco Brenzon vostro sviserato servitor, qual ha patido dannni grandissimi, preson, esilio et altro per la fedelt\u00e0 verso questa Signoria, et non dimando altro premio si non un segno de fedelt\u00e0 ch&#8217;\u00e8 la cavaleria<\/em>&#8220;. Il doge sorridendo rispose: &#8220;<em>Savemo missier Francesco che vui siete et le operation vostre!, et fato venir avanti el cavalier suo, dito Brenzon inzenochiato fo fato cavalier!<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec finiva la solenne adunanza, e quando gli oratori, preceduti dalle trombe, scesero nel cortile del Palazzo Ducale, una gran folla di gente patrizia e cittadina, proruppe in grida di &#8220;<em>Viva Verona, la nostra fidel Verona<\/em>&#8220;. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 17 giugno 1924.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Verona ritorna a Venezia Venezia nel 1517, dopo circa otto anni di guerre, era riuscita a superare la lotta contro la famosa Lega di Cambrai merc\u00e8 la perseveranza e la destrezza dei maneggi politici, i sacrifici immensi cui prontamente e generosamente si erano sobbarcati i suoi cittadini, la fedelt\u00e0 e il buon volere dei sudditi. 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