{"id":7380,"date":"2016-10-23T15:22:03","date_gmt":"2016-10-23T15:22:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=7380"},"modified":"2017-11-02T06:54:51","modified_gmt":"2017-11-02T06:54:51","slug":"gentiluomo-veneto-in-abito-destate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=7380","title":{"rendered":"Gentiluomo veneto in abito d&#8217;estate"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Gentiluomo veneto in abito d&#8217;estate<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche nella bollente stagione d\u2019estate non era senza pieghe, n\u00e9 senza coda l&#8217;abito, bench\u00e9 ordinario del gentiluomo, avendo una specie di strascico i segretari medesimi che pure al secondo ordine della nobilt\u00e0 appartenevano, e bene spesso venivano anzi censurati, perch\u00e9, sciolta la vesta, appariva di soverchio prolissa. Stabilirono infatti i padri nostri una foggia di vestito, che all&#8217;aria rispondesse di gravit\u00e0, caratteristica del governo e dell&#8217;indole propria, per far risplendere la modestia nei giovani, e conciliare ad essi rispetto. E giacch\u00e9 fu l&#8217;animo dei Veneti intento sempre alla pace, immaginassi di esprimere la qualit\u00e0 dell&#8217;abitudine loro col lungo indumento, di falde abbondante, diverso dall&#8217; altro corto e succinto, proprio del guerriero baldo ed ardente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E vollero anche i veneti significare la religione, a cui avevano il cuore composto, con insegne, bens\u00ec ricche adornate, ma non spiranti effeminata mollezza, ad imitazione dei Romani, che incedevano nelle vie con senatoria maest\u00e0, corretto il lusso e il portamento di cui troppo sottilmente faceva pompa un Ortensio, che attillato e fastoso chiam\u00f2 in giudizio un viandante, che per mero accidente le minute pieghe scompose della studiata e voluminosa sua toga. Indossava quindi nell&#8217;estate il patrizio una leggera sopravveste, tutta nera di seta, e nero gilet ricchissimo, da un capo all&#8217;altro, e d&#8217;ambi i lati con bottoniere, somigliante a corsettino, che si apriva alquanto nel mezzo. Non aveva pelli naturalmente, e portava come sottile l&#8217;usata cintura, pi\u00f9 leggera assai la parrucca; signorile e merlata era la bocchetta; aveva conformi i manichini, e larghe le maniche, ma strette in bocca, che si dicevano a corneo, per porvi dentro guanti, fazzoletti e scritture. Di seta erano parimenti le calzette, e come l&#8217;insieme degli abiti si lavoravano a Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poich\u00e9 ricchissima fioriva l&#8217;arte dei Semiteri tra noi, o del setificio, non avendo avuto altrimenti i veneziani la cognizione di tale industria, come pretendono alcune cronache, dai trecento e pi\u00f9 artefici, che qui da Lucca trapiantarono il traffico, provando il Marin nella sua Storia del commercio, che altro i lucchesi non fecero, che raffinarla forse e renderla pi\u00f9 perfetta, s\u00ec nel tessuto, che nella tintura e nel di legno, essi, che nella Corte de la Seda a San Giovanni Grisostomo dimorarono, e fino a Rialto si sparsero, e per la calle detta per corruzione della Bissa, dal bisso forse, che vi si lavorava. Quantunque in pi\u00f9 siti della citt\u00e0 si trovassero artefici a cui ricorrere per la formazione degli abiti, aveva pur maggiore la frequenza dei clienti quel sarto al ponte per ci\u00f2 detto delle Veste a San Fantino, che ne conservava, a cos\u00ec dire, il taglio, sebbene di raro se ne facesse la rinnovazione, come di soverchio costosa, occorrendo cinquecento ducati soltanto per mettere in ordine un Segretario, e cento ducati importando la sola fascia. Era punto importante infatti l&#8217;uniformit\u00e0 e l&#8217;esattezza in un abito che s\u00ec naturale e precisa dava l&#8217;idea del carattere, dell&#8217;animo e delle abitudini del patrizio, da far trovarsi accoppiate senza contraddizione la bont\u00e0 e il lusso, la moderazione e la grandezza. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Occhiate storiche a Venezia. GianJacopo Fontana. Giuseppe Grimaldo editore, Venezia 1854.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gentiluomo veneto in abito d&#8217;estate Anche nella bollente stagione d\u2019estate non era senza pieghe, n\u00e9 senza coda l&#8217;abito, bench\u00e9 ordinario del gentiluomo, avendo una specie di strascico i segretari medesimi che pure al secondo ordine della nobilt\u00e0 appartenevano, e bene spesso venivano anzi censurati, perch\u00e9, sciolta la vesta, appariva di soverchio prolissa. 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