{"id":73588,"date":"2021-05-02T05:36:02","date_gmt":"2021-05-02T05:36:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=73588"},"modified":"2021-05-02T05:36:06","modified_gmt":"2021-05-02T05:36:06","slug":"il-gattamelata-un-condottiero-tra-padova-e-venezia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=73588","title":{"rendered":"Il Gattamelata: un condottiero tra Padova e Venezia"},"content":{"rendered":"\n<h3>Il Gattamelata: un condottiero tra Padova e Venezia<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sin dai tempi antichi, nell\u2019<em>armeria di Palazzo Ducale<\/em>, si riteneva fosse conservata l\u2019armatura appartenuta al celebre uomo d\u2019arme e capitano di ventura <strong>Erasmo da Narni<\/strong> detto il \u201c<em>Gattamelata<\/em>\u201d, che dopo aver servito il Papato pass\u00f2 nel 1434 alle dipendenze della Serenissima e tre anni pi\u00f9 tardi (in seguito al tradimento del <strong>marchese di Mantova<\/strong> passato ai <strong>Visconti<\/strong>) venne nominato capitano generale delle milizie veneziane fino alla sua morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nato a <em>Narni<\/em> verso il 1370, era figlio di un semplice fornaio; secondo il biografo <strong>Giovanni Ercoli<\/strong>, il giovane <strong>Erasmo<\/strong> venne soprannominato \u201c<em>Gattamelata<\/em>\u201d per la leziosit\u00e0 dei modi, simile a quella di un felino; molti storici per\u00f2 confermano invece che il soprannome derivi da una storpiatura del cognome della madre, <strong>Melania Gattelli<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019appellativo influenzer\u00e0 lo stemma ufficiale del capitano di ventura, composta da tre cappi e una gatta. Mor\u00ec a seguito di un ictus, il 16 gennaio 1443 in <em>palazzo Lion<\/em> a Padova. I veneziani, consci di una correttezza e lealt\u00e0 ben rare, decretano una giornata di lutto in tutti i territori della Serenissima e solenni esequie stanziando duecentocinquanta ducati. Nell\u2019orazione funebre pronunciata a Padova <strong>Lauro Quirini<\/strong> lo definisce \u201c<em>homo pius, vir humanus, modestus, prudens<\/em>\u201d; e poi la massima lode: \u201c<em>patriam patresque salvavit<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dodici giorni dopo le esequie si ripeteranno a Venezia, in presenza di doge e senatori, dove sar\u00e0 <strong>Giovanni Pontano<\/strong> a recitare l\u2019orazione funebre. <strong>Francesco Barbaro<\/strong> e <strong>Ciriaco d\u2019Ancona<\/strong> scrissero due epitaffi in latino, il napoletano <strong>Porcelio Pandone<\/strong> dett\u00f2 invece l\u2019epitaffio scolpito sulla tomba, un\u2019arca nella Basilica del Santo in una cappella originariamente dedicata ai santi Francesco e Bernardino da Siena. Sul coperchio marmoreo del sarcofago, secondo tradizione, \u00e8 sbalzato il <strong>Gattamelata<\/strong> supino, ammantato della sua armatura, con la spada d\u2019onore e il bastone di comando scolpiti dal maestro <strong>Gregorio di Allegretto<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il decoro pittorico fu affidato al veneziano <strong>Matteo dal Poro<\/strong>, al padovano <strong>Pietro Calzetta<\/strong> e a <strong>Jacopo da Montagnana<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il suo monumento equestre, opera di <strong>Donatello<\/strong>, venne posto dalla Repubblica in <em>piazza del Santo<\/em> dove tutt\u2019ora lo si pu\u00f2 ammirare: \u00e8 <strong>Giorgio Vasari<\/strong> a ricordare, nelle <em>Vite<\/em>, quanto compiuto a Padova dall\u2019artista che, quando viene incaricato dell\u2019esecuzione del monumento, aveva un solo precedente di rappresentazione del <strong>Gattamelata<\/strong> a cavallo; si trattava di una scultura in argento, dono dallo stesso <strong>Erasmo da Narni<\/strong> alla <em>chiesa della Santissima Annunziata di Firenze<\/em>. Concepito come un cenotafio, sorge in quella che all\u2019epoca era un\u2019area cimiteriale, in una collocazione attentamente studiata rispetto alla vicina Basilica, ossia lievemente scostata rispetto alla facciata e al fianco, in asse con un importante accesso viario (ora <em>Via del Santo<\/em>): la posizione ne garantisce la visibilit\u00e0 da molteplici punti di vista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Donatello<\/strong> \u00e8 con certezza gi\u00e0 a Padova nel gennaio 1444, al lavoro sul Crocifisso per la <em>Basilica del Santo<\/em>. Al bronzo del <strong>Gattamelata<\/strong> dovette lavorare tra il 1444 e il maggio 1447, impegnandosi con numerosi aiuti, come testimoniano una serie di preziosi documenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019artista scelse di rappresentare <strong>Gattamelata<\/strong> nel pieno del suo vigore, offrendo l\u2019immagine di un uomo energico e fiero. Il capitano \u00e8 alla guida delle sue truppe, con il bastone di comando (che gli offr\u00ec Venezia nel 1438) indica il movimento che condurr\u00e0 alla vittoria. <strong>Gattamelata<\/strong> avanza esprimendo un sentimento di <em>gravitas romana<\/em>: ha il capo scoperto: un elmo avrebbe reso il guerriero nulla pi\u00f9 di una macchina da guerra, governata da una volont\u00e0 superiore, come quella divina nella caratterizzazione medievale. Il volto concentrato, le sopracciglia aggrottate tradiscono la determinazione di chi deve condurre gli uomini in battaglia seguendo uno schema mentale vittorioso perch\u00e9 lungamente meditato. Le mascelle e le labbra serrate significano consapevolezza e forte determinazione, cos\u00ec come le guance e le tempie scavate, l\u2019occhio fermo e profondo, i capelli cortissimi, seguono un\u2019idealizzazione more romano che guarda ai modelli dei duces di epoca tardo-imperiale, esprimendo la ferrea volont\u00e0 di un carattere indomito. Se il viso \u00e8 quello di un uomo ormai avanti con gli anni \u00e8 probabile la somiglianza del ritratto, considerata la profonda caratterizzazione dei lineamenti: dalle rughe tra guancia e bocca alla tensione delle labbra; dagli alti zigomi, che incorniciano un naso importante, alla fronte spaziosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Donatello<\/strong> pu\u00f2 essersi servito di una medaglia che ritraeva il condottiero di profilo, come in uso all\u2019epoca, mirando poi a un equilibrio tra realismo fisionomico e idealizzazione psicologica. Le gambe tese sulle staffe, <strong>Gattamelata<\/strong> fissa un punto lontano, inevitabilmente concentrando tutta l\u2019azione nello sguardo fiero, trasmettendo determinazione, potenza, forza di volont\u00e0, attitudine al comando, lealt\u00e0 e integrit\u00e0 morale. Al giovane bello e fisicamente perfetto \u200bdell\u2019antichit\u00e0 classica si sostituisce la rappresentazione dell\u2019uomo razionale, l\u2019eroe moderno, rappresentato nella sua umanit\u00e0, aggiornando modelli e sfuggendo ogni citazione sterilmente antiquaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dell\u2019armatura quattrocentesca <strong>Donatello<\/strong> mantiene solo alcuni elementi, facilmente identificabili: le cubitiere con alette, gli antibraccia, i gambali completi di cosciali, ginocchielli, stincaletti, schiniere, scarpe a lame con sproni a tallone, con tutto un rimbalzo d\u2019echi riferibili al mondo classico e cristiano. Il centro del pettorale \u00e8 occupato da una magnifica testa di gorgone alata, allusione alla fama del personaggio e sua immortalit\u00e0, motivo ripreso sulle frange pendenti al di sotto del cinturone e negli snodi dei ginocchielli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ribadito dai motivi fitomorfi e dai numerosi putti e cherubini alati, simboli di protezione: sei musicanti a decorare il cinturone; altri, in volo reggendo delle trecce, decorano la coperta della sella da parata. Un\u2019armatura molto diversa da quella conservata a <em>Palazzo Ducale<\/em>, come vedremo in seguito. La simbiosi tra cavaliere e destriero, la loro comunione d\u2019intenti porgono allo spettatore il messaggio di un <strong>Gattamelata<\/strong> vittorioso grazie alla sua intelligenza nel dominio di un animale le cui proporzioni sono leggermente superiori a quelle del cavaliere, in un effetto voluto proprio per accentuare l\u2019impresa del comando del condottiero, capace di cavalcare un animale di tale stazza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Venezia, a <em>Palazzo Ducale<\/em>, a rendergli omaggio \u00e8 invece un quadro di <strong>Giovanni Contarini<\/strong>, \u201c<em>Il riacquisto di Verona<\/em>\u201d, che rappresenta l\u2019assedio e la conquista di Verona nel 1439 da parte dell\u2019esercito veneziano condotto dal <strong>Gattamelata<\/strong> durante la guerra contro <strong>Filippo Maria Visconti<\/strong>, nonch\u00e9 l\u2019armatura che d\u00e0 il nome alla prima sala dell\u2019armeria dove \u00e8 esposta, assieme ad una notevole serie di altri esemplari cinquecenteschi da combattimento pesante e leggero, a cavallo o a piedi e da torneo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Malgrado l\u2019antica convinzione che si tratti dell&#8217;armatura di questo valoroso condottiero, tutti gli specialisti in materia sono concordi nell\u2019assegnare la datazione di questa alla prima met\u00e0 del \u2018500, probabilmente di fattura tedesca. L\u2019armatura presenta una alta qualit\u00e0 tecnico-artistica: la si osserva nella celata munita di goletta, nella visiera a doppia vista, nei fianchi e i cosciali sapientemente snodati con il sistema a \u201c<em>coda di gambero<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pare che questa guarnitura avesse dei pezzi intercambiabili per diventare \u201c<em>un\u2019armatura da piede<\/em>\u201d, mentre mancano le parti (perse o trafugate o entrambe) della guarnitura da torneo cavalleresco. Le scarpe e gli speroni non sono quelli originali. Della barda rimane soltanto la sella d\u2019arme. La decorazione a cesello ha un aspetto sobrio ed elegante, e si distribuisce su tutti gli elementi dell\u2019armatura e sugli arcioni della sella, dove \u00e8 costituita da fasce e da una triplice striscia suddivisa in piccoli scomparti a creare l\u2019impressione di lamelle singole, indipendenti e sovrapposte. Sui campi scudettati delle lamelle spiccano a rilievo raffinati motivi floreali diversi fra loro. Sul petto, sulle ginocchia e sugli arcioni \u00e8 sbalzato e dorato un gruppo composto da teste di animali: al centro frontalmente un leone o un gatto (come venne sempre interpretato in passato), mentre ai due lati due lupi di profilo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019armatura giunse alla sala d\u2019arme sicuramente dopo il 1548, visto che negli inventari di quell\u2019anno non venne affatto menzionata, e pare fosse costituita da molti pi\u00f9 pezzi di quelli che attualmente compongono la guarnitura. Alcune parti dell\u2019armatura a causa della caduta della Repubblica e delle successive trasmigrazioni dal Palazzo all\u2019Arsenale probabilmente sono state perdute o trafugate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019inventario del 1611 venne descritta come: \u201c <em>armadura de Gattamell\u00e0 fornida bianca e dorata con li suoi brazzali, manopole, gambiere intrieghe et la sua celada da lanza. Il suo scudo de ferro, il spallazzo da barriera, un\u2019altra celada da barriera, una mezza buffa, il troncon de lanza, il suo stocco senza fodro e la sua mazza ferrada. La sella de cordovan pavonazzo damaschin et la brena et tutti li suoi fornimenti, et la penacchiera alla testa de cavallo et un\u2019altra penacchiera alla celada della testa di Gattamel\u00e0<\/em>\u201d; invece in quello del 1773 \u201c<em>Cavallo di legno con Armetura di ferro, mazza ferrata in mano, Staffa di ottone in memoria del fu Gattamel\u00e0, che milito\u2019 sotto Brazzio Montone nelle Guerre d\u2019Italia dell\u2019anno 1435; fatto Generale delle genti Veneziane. Fece notabili acquisti per la Repubblica quale gli fece drizzare una Statua Equestre vicino alla Chiesa di S.n Antonio in Padova<\/em>&#8220;.&nbsp;Curiosa la stringatissima descrizione del 1799 \u201c<em>Cavallo di legno con suoi fornimenti, e sopra l\u2019armatura di Gattamel\u00e0, con mazza ferrata in mano<\/em>\u201d. (1)\u200b<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Alessandro Zanotto e Debora Gusson<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Bibliografia<\/strong><\/em><\/p>\n<ul>\n<li>G. C. F. Villa, Gattamelata e Colleoni, Dialoghi e segnali di bronzo, di stili e di astuzie<\/li>\n<li>M. Ciato, F. Crisci, U. De Luca (a cura) Donatello nascosto Un\u2019inedita prospettiva. Percorsi in Basilica<\/li>\n<li>C. Di Teodoro, Itinerario nell\u2019arte, Bologna, Zanichelli editore, marzo del 2001.<\/li>\n<li>D.Castello, Bello!, Milano, Mondadori Education Spa, febbraio 2004.<\/li>\n<li>L. Berti, A. Natali, A. Cecchi, Donatello,Firenze, Giunti Editore, 01\/01\/1986 P.<\/li>\n<li>L.Cavazzini, Grandi scultori Donatello, Rotolito Lombardia Milano, gruppo editoriale espresso, dicembre 2004.<\/li>\n<li>L.Grassi, Tutta la scultura di Donatello, Milano, Rizzoli Editore, marzo 1958.<\/li>\n<li>U. Franzoi , L&#8217; armeria del Palazzo Ducale a Venezia, Canova , Treviso 1990.<\/li>\n<li>P. De Lorenzi , L\u2019Armeria di Palazzo Ducale, Marsilio 2012.<\/li>\n<\/ul>\n<style id=\"bwg-style-0\">      #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 #bwg_mosaic_thumbnails_div_0 {        width: 100%;        position: relative;        background-color: rgba(255, 255, 255, 0.00);        text-align: center;        justify-content: center;                  margin-left: auto;          margin-right: auto;                    padding-left: 4px;          padding-top: 4px;                }          #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_spun_0 {        display: block;        position: absolute;\t\t\t\tborder-radius: 0;\t\t\t\tborder: 0px none #CCCCCC;    \t\t    \t\tbackground-color:rgba(0,0,0, 0.30);        -moz-box-sizing: content-box !important;        -webkit-box-sizing: content-box !important;        box-sizing: content-box !important;      }\t\t\t#bwg_container1_0 #bwg_container2_0 .bwg_mosaic_thumb_0 {\t\t\t\tdisplay: block;\t\t\t\t-moz-box-sizing: content-box 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