{"id":73455,"date":"2021-07-01T05:31:35","date_gmt":"2021-07-01T05:31:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=73455"},"modified":"2024-01-31T16:15:41","modified_gmt":"2024-01-31T16:15:41","slug":"i-canonici-di-san-marco-e-quelli-di-castello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=73455","title":{"rendered":"I Canonici di San Marco e quelli di Castello"},"content":{"rendered":"\n<h3>I Canonici di San Marco e quelli di Castello<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">La chiesa d&#8217;oro del santo Evangelista rappresentava la patria, dove nessuna autorit\u00e0 poteva essere superiore a quella del doge, che ebbe sulla Basilica l&#8217;assoluto dominio, esercitando la sua azione sull&#8217;edificio e sui ministri ecclesiastici e laici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fin dal 979, <strong>Tribuno Memo<\/strong> confermava essere la chiesa cappella privata dei dogi, e sempre vani riuscirono i tentativi di patriarchi e di vescovi per rendere la chiesa di San Marco &#8220;<em>suddita papae<\/em>&#8220;. Il doge, essendo laico, non poteva esercitare personalmente la giurisdizione ecclesiastica, ma con espressa delegazione la trasfondeva, per tutto ci\u00f2 che spettava agli uffici divini, al primicerio e ai suoi canonici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Canonici che alla loro origine si chiamavano cappellani, poich\u00e9 i veri e propri canonici erano nominati soltanto con decreto episcopale o pontificio mentre quelli di San Marco venivano creati dal doge. Ma avendo il primicerio, loro capo, ottenuto verso il 1250 da papa <strong>Innocenzo IV<\/strong>, per intercessione del doge <strong>Marin Morosini<\/strong>, il privilegio di non sottostare alla curia patriarcale, anzi avendogli il pontefice accordato di portare, quale distinzione di onore, la mitria, l&#8217;anello, e il baculo pastorale, distintivo dei vescovi, venne concesso anche ai suoi cappellani l&#8217;uso dell&#8217;almuzia, una specie di cappa corta di pelliccia, propria dei canonici episcopali, e con quella i cappellani adottarono il titolo nuovo di canonici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Protestarono quelli della <em>cattedra di San Pietro di Castello<\/em>, ma ormai la fortuna sorrideva ai cappellani marciani e sotto il doge <strong>Francesco Erizzo<\/strong> fu decretato che i canonici di San Marco &#8220;<em>non cedessero a quelli di Castello<\/em>&#8220;, e <strong>Pietro Antonio Pacifico<\/strong> nella sua cronaca affermava che &#8220;<em>questi come Cappellani regi hanno il luogo dalli Canonici patriarcali non solo er volere del Serenissimo, ma anche per decreto dell&#8217;Eccellentissimo Senato<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Era quindi manifesta la prepotenza ducale contro i canonici di Castello, nominati, secondo i tempi, da un vescovo o da un patriarca, e come logica conseguenza si diceva, anche tra i patrizi, non bastare l&#8217;almuzia per autorizzare il titolo, poich\u00e9 una semplice concessione di veste ad onore non poteva legittimare una carica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E contro questo abuso si citava dai castellani come nel 1355 il doge <strong>Andrea Dandolo<\/strong>, uomo autorevole, di tatto squisito e di somma giustizia, avesse in data 17 giugno bandito un decreto con il quale imponeva &#8220;<em>che li Cappellani di San Marco non usurpino il titolo di canonici contro la verit\u00e0, et in pregiudizio di lui et successori suoi<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo decreto, pubblicato dal <strong>Muratori<\/strong>, dicevano i canonici di San Marco, era stato abolito nel 1368 da una dichiarazione del <em>Maggior Consiglio<\/em> con cui si disponeva &#8220;<em>che tutti gli Offizianti et inservienti in san Marco siino sotto nome di Canonici maggiori e minori<\/em>&#8220;, e si citavano le fonti: la manoscritta cronaca <strong>Svaier<\/strong> e il libro del <strong>Pace<\/strong> &#8220;<em>Il cerimoniale di San Marco<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E siccome la questione minacciava di rinnovarsi anche negli utimi anni della Repubblica, cos\u00ec <strong>Giambattista Gallicciolli<\/strong>, che scriveva nel 1793 le sue &#8220;<em>Memorie Venete antiche, profane ed ecclesiatiche<\/em>&#8221; concludeva, cercando di smorzare le ire, che &#8220;<em>da poi ebbero l&#8217;uso dell&#8217;almuzia, divisa propria dei Canonici episcopali, molto pi\u00f9 ragionevolmente usurpavano quel titolo, che oggid\u00ec possono godersi in pace, senza pericolo che porti alcun pregiudizio<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Caduta la Repubblica, il secolare dissidio tra i canonici della <em>cattedra di San Pietro di Castello<\/em> e quelli della basilica di San Marco termin\u00f2 finalmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1807 San Pietro cess\u00f2 di essere non solo cattedrale di Venezia, ma anche sede patriarcale di Venezia e il tutto venne trasferito nella chiesa di San Marco. Scomparsi cos\u00ec i canonici di Castello, rimasero soli quelli di San Marco che ebbero allora, la nomina dal patriarca come stabilivano i canoni ecclesiatici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi i canonici della nostra Basilica sono veri e propri canonici episcopali; per tradizione antica risiedono ancora nelle loro case rifabbricate nel 1635, e che danno il nome di &#8220;<em>Canonica<\/em>&#8221; al ponte, alla calle, al rio, al ramo vicino al tempio di San Marco. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 30 giugno 1932.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"I Canonici di San Marco e quelli di Castello La chiesa d'oro del santo Evangelista rappresentava la patria, dove nessuna autorit\u00e0 poteva essere superiore a quella del doge, che ebbe sulla Basilica l'assoluto dominio, esercitando la sua azione sull'edificio e sui ministri ecclesiastici e laici. 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