{"id":72871,"date":"2021-04-08T05:32:40","date_gmt":"2021-04-08T05:32:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=72871"},"modified":"2021-04-08T05:32:44","modified_gmt":"2021-04-08T05:32:44","slug":"lambasciatore-giovanni-sagredo-alla-corte-di-francia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=72871","title":{"rendered":"L&#8217;ambasciatore Giovanni Sagredo alla corte di Francia"},"content":{"rendered":"\n<h3>L&#8217;ambasciatore Giovanni Sagredo alla corte di Francia<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando nel 1652 <strong>Giovanni Sagredo<\/strong> (ramo di <em>Santa Ternita<\/em>) ebbe l&#8217;annuncio della sua nomina ad ambasciatore a Parigi, fu sul punto di disperarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aveva 36 anni, un&#8217;et\u00e0 troppo giovane per tali incarichi che per solito venivano affidati a persone assai mature ed esperimentate; moglie e figli che amava teneramente e che avrebbe dovuto abbandonare per chiss\u00e0 quanto tempo; a, ci\u00f2 che pi\u00f9 conta, pochi beni di fortuna, insufficcienti a mantenere il fasto della sua carica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma ribellarsi al governo della Serenissima non era cosa prudente; egli sapeva infatti a quali gravi sanzioni si esponeva quel patrizio che avesse rifiutato una qualsiasi carica pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A toglierlo da ogni perplessit\u00e0 intervenne lo zio <strong>Pietro<\/strong>, <em>Procuratore di San Marco<\/em>, il quale gli ricord\u00f2: <em>che i possessi di un veneziano dovevano considerarsi beni della patria concessi in usufrutto<\/em>. E per dimostrare coi fatti la verit\u00e0 di quanto diceva, consegn\u00f2 al nipote la chiave del proprio scrigno affinch\u00e8 se ne servisse &#8220;<em>ad libitum<\/em>&#8220;; senza limite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Giunse il <strong>Sagredo<\/strong> in Francia durante un periodo di rinnovati torbidi. <strong>Mazzarino<\/strong> reggeva il timone del governo, avversato dal popolo, dal Parlamento, dalla nobilt\u00e0, dai principi del sangue.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In mezzo a tanta passione politica, il <strong>Sagredo<\/strong> non perde il controllo del proprio giudizio e sa pesare uomini ed avvenimenti con una obbiettivit\u00e0 che fa stupire ancor oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong>Mazzarino<\/strong>, tartassato da quasi tutti gli scrittori francesi dal <strong>Larochefoucauld<\/strong>, al <strong>Voltaire<\/strong> ed allo stesso <strong>Michelet<\/strong>, venne riabilitato dalla critica moderna; infatti la sua figura viene oggi ricostruita sulle stesse linee a noi trasmesse dal grande psicologo <strong>Sagredo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Costui parla con ammirazione di questo dittatore italiano che vuole salvare la Francia a dispetto dei francesi; di quest&#8217;uomo che dedica tutta la sua vita all&#8217;amore di una Regina (con cui, non vi ha dubbio, si era legato maritalmente); alla sacra tutela di un Re fanciullo, figlio forse della sua carne e del suo sangue, certo dell&#8217;anima; al culto di una patria di elezione che premiava i suoi nobili sforzi con volgari insulti, obbrobriose vendette, minacce sanguinose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anima grande quella del <strong>Mazzarino<\/strong>, che sdegn\u00f2 sempre il tradimento, anche se dovette talvolta usare le armi della diplomazia corrente, quali sono la frode e la menzogna, al servizio per\u00f2 di una nobile causa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando il Re <strong>Luigi XIV<\/strong>, d&#8217;accordo con sua madre, lo scongiurava di dargli in moglie sua nipote <strong>Maria Mancini<\/strong>, egli rispose fiero: <em>Amo mia nipote, amo ancor pi\u00f9 voi e mi d\u00f2 pensiero soprattutto della vostra fama e della salute dello Stato. Credo d&#8217;aver per voi lo stesso affetto di vostra madre &#8230; ma appunto da questo attingo la forza d&#8217;oppormi<\/em>. Ed il matrimonio fu mandato a monte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A leggere le relazioni del <strong>Sagredo<\/strong>, par di rivedere la vita francese d&#8217;allora come pochissimi storici seppero mai riprodurre. E non \u00e8 da credersi che nel ritratto grandioso che il <strong>Sagredo<\/strong> fa del <strong>Mazzarino<\/strong>, c&#8217;entri del sentimento. Dal <strong>Mazzarino<\/strong> il <strong>Sagredo<\/strong> ottenne politicamente ben poco, tra cui qualche solenne sgarberia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta che l&#8217;ambasciatoreveneto preg\u00f2 il Ministro in favore di un concitadino, si sent\u00ec rispondere con asprezza: <em>Non prendetevi tanti rompimenti di capo<\/em>. E il <strong>Sagredo<\/strong> che sapeva, quand&#8217;era il caso, assumere tutta la maest\u00e0 altera di rappresentante della Serenissima, scatt\u00f2: <em>La mia patria \u00e8 nata e cresciuta nel grembo della piet\u00e0 &#8230; e come vuole Vostra Eminenza che io degeneri<\/em>?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Malgrado ci\u00f2 il nostro si mantenne spassionato nei suoi giudizi, e nei periodici rapporti alla Serenissima non manc\u00f2 mai di descrivere il <strong>Mazzarino<\/strong> in tutta la sua drammatica grandezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La morte dello zio <strong>Piero<\/strong>, avendo messo il <strong>Sagredo<\/strong> in seri imbarazzi finanziari, costui chiese il suo richiamo a Venezia. <em>Supplico Vostra Serenit\u00e0<\/em> (scriveva al doge), <em>con la pi\u00f9 profonda humiliatione del cuore esaudire le mie supplicationi accompagnate dalle lagrime di cinque innocenti figliolini che sospirano il mio ritorno<\/em>. Ma il Governo fa il sordo; anzi qualche tempo dopo, avendo bisogno di un esperto diplomatico in Inghilterra, dove il <strong>Cromwell<\/strong> mette tutto a soqquadro, il <strong>Sagredo<\/strong> viene mandato a Londra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Re di Francia, la Regina, il <strong>Mazzarino<\/strong>, gli inviano allora doni preziosi di commiato; un orologio adorno di gemme, un ritratto della Regina incorniciato di diamanti, un diploma firmato da <strong>Luigi XIV<\/strong> con la concessione di portare nello stemma i tre gigli d&#8217;oro. Bench\u00e8 fosse stabilito che i doni ricevuti dagli ambasciatori passassero allo Stato, Venezia concesse al <strong>Sagredo<\/strong> di conservare personalmente quelli a lui elargiti dalla Francia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E della Francia egli serb\u00f2 cos\u00ec caro ricordo, cos\u00ec apertamente mostr\u00f2 sempre la sua ammirazione ed il suo affetto per quella nazione, che i Veneziani lo soprannominarono con una certa ironia <em>il Francese<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) ATI&#8217;. IL GAZZETTINO, 25 ottobre 1934. Vedere anche Nerina Conigliani. Giovanni Sagredo. Emiliana Editrice Venezia<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L'ambasciatore Giovanni Sagredo alla corte di Francia Quando nel 1652 Giovanni Sagredo (ramo di Santa Ternita) ebbe l'annuncio della sua nomina ad ambasciatore a Parigi, fu sul punto di disperarsi. 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