{"id":72463,"date":"2021-03-28T06:33:24","date_gmt":"2021-03-28T06:33:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=72463"},"modified":"2021-03-28T06:33:27","modified_gmt":"2021-03-28T06:33:27","slug":"uneccellenza-veneziana-la-schiavona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=72463","title":{"rendered":"Un\u2019eccellenza veneziana: la schiavona"},"content":{"rendered":"\n<h3>Un\u2019eccellenza veneziana: la schiavona<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">La spada detta \u201c<em>schiavona<\/em>\u201d fu molto diffusa durante il Rinascimento dalle truppe mercenarie degli <em>Schiavoni<\/em>, nome che indicava i popoli slavi che abitavano le coste dell&#8217;Adriatico orientale, nota un tempo, appunto, come <em>Schiavonia<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bench\u00e9 fosse stata loro affidata, quest&#8217;arma a differenza della \u201c<em>schiavonesca<\/em>\u201d fu una spada quasi totalmente veneziana, sia nell\u2019idealizzazione, sia nella scelta dei migliori fabbri-spadai dell\u2019epoca (i bellunesi) e fu il prototipo per molte spade d\u2019oltralpe come le inglesi &#8220;<em>mortuary sword<\/em>&#8221; e &#8220;<em>claymore<\/em>&#8220;, le scozzesi &#8220;<em>claidheamh cuil<\/em>&#8221; e &#8220;basket-hilted&#8221; e la svizzera &#8220;<em>vallona<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inizialmente venne adottata come arma da cavalleria per il suo potente fendente ma ci si accorse fin da subito, specialmente grazie ai suggerimenti dei veterani, che poteva essere utile sia nella corta distanza sulla tolda delle navi ma anche negli scontri della fanteria, avendo l&#8217;accortezza di ridurne la lunghezza della lama. Raggiunse la sua massima notoriet\u00e0 nel XVII secolo, venendo adottata da diverse nazioni, ma l\u2019esempio pi\u00f9 eclatante fu quello di Sir <strong>Edward Massey<\/strong>, <em>governatore di Gloucester<\/em> e colonnello parlamentare durante la guerra civile inglese, rappresentato con questa arma in diversi disegni dell&#8217;epoca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La schiavona inizi\u00f2 ad essere studiata e sviluppata verso la fine del XV secolo. Si presentava con una pesante spada con guardia a gabbia metallica atta a proteggere interamente la mano. La gabbia era realizzata con lamine metalliche, assicurate alla crociera ed all&#8217;arco paramano invece che al pomello, il quale si presentava per lo pi\u00f9 con una forma a &#8220;<em>testa di gatto<\/em>&#8221; stilizzata (a) (vista frontalmente).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scelta per la realizzazione di questo tipo di armi cadde sui fabbri Bellunesi per la loro esperienza come armaioli (b), ma soprattutto per le presenze di miniere di ferro del <em>Fursil<\/em> (a nord est di Belluno, si estraeva un minerale ferroso con una grossa percentuale di manganese, ottimo per che la fucinatura \u201c<em>a stoffa<\/em>\u201d (c) ); spesso capit\u00f2 che i fabbri d\u2019oltralpe ne falsificassero persino il marchio, in quanto non riuscivano a tenere l&#8217;alto livello della concorrenza bellunese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei primi fabbri bellunesi che rispose \u201c<em>alla chiamata veneziana<\/em>\u201d fu un certo <strong>Andrea Ferara<\/strong> da <em>Fonzaso<\/em>, le cui lame diventarono celebri in tutta Europa. Altri maestri spadari che ne condivisero la fama, furono: <strong>Pietro da Formegan<\/strong>, Giandonato Ferara (fratello del pi\u00f9 noto <strong>Andrea<\/strong>), e i fratelli Giorgio e <strong>Giuseppe Giorgiutti<\/strong> da <em>Agordo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per forgiare una spada serviva una manovalanza specializzata: minatori, fabbricanti di carbone e legna, conciatori di pelli per le guaine del fodero, i suoi fornimenti, fonditori per le varie parti a fusione della spada stessa e del fodero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre che nel Bellunese, la fabbricazione delle spade conobbe illustri artigiani anche nelle zone vicine, tanto che una spada di <strong>Marson da Ceneda<\/strong> fu usata da re di Svezia Gustavo Adolfo nella <em>Guerra dei Trent\u2019anni<\/em> ed ora \u00e8 conservata al <em>Kungl Livrustkmmaren<\/em> di Stoccolma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 doveroso ricordare che la prima fucina da spade di <em>Serravalle<\/em> fu impiantata da \u201cmastro\u201d <strong>Giacomo da Belluno<\/strong> verso la fine del Quattrocento. Spesso venivano utilizzate anche le lame di <em>Passau<\/em> (d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1578 alcuni inglesi firmarono un contratto per la produzione di 7200 spade all\u2019anno per un periodo di 10 anni. In nessuno dei numerosi inventari manoscritti, dal 1548 alla fine del \u2018700 \u00e8 possibile rintracciare la denominazione \u201c<em>schiavona<\/em>\u201d, sebbene la distinzione formale e funzionale d\u2019uso esistesse da sempre.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Solamente in un documento ufficiale della Repubblica del 1572, nel quale si menziona la difficolt\u00e0 che avrebbero avuto le fabbriche di Brescia a soddisfare la richiesta relativa ad una partita di seimila spade \u201c&#8230; schiavone&#8230;\u201d (e). La schiavona del 1560-70 aveva un fornimento diverso, ancora per lo pi\u00f9 in evoluzione. Pochi anni dopo tre su cinque tipologie verranno forgiate a Belluno e le altre due a <em>Serravalle<\/em>. Per tutte Il manico dell\u2019elsa era in legno, oppure in legno ricoperto di cuoio con un filo sottostante attorcigliato, in modo da rendere pi\u00f9 sicura la presa della mano, che doveva esser forte trattandosi di uno spadone che superava anche i 1400 grammi. Era dunque presente un gancio a cui, in maniera naturale, si aggrappava il pollice, rendendo la spada di una maneggevolezza straordinaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Della gabbia si ammira ancora oggi la complessit\u00e0 dell\u2019intreccio e l\u2019eleganza della lavorazione, che nei secoli ha assunto varie forme, a seconda della moda del momento e del committente. Le pi\u00f9 leggiadre furono quelle dell\u2019ultimo periodo, in cui \u00e8 evidente una influenza barocca, le pi\u00f9 belle ed eleganti sono forse quelle disegnate nel 1600 a <em>Serravalle<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo tipo si evolve dalla spada detta \u201c<em>a tre vie<\/em>\u201d, dai cui rami del massello che forma la traversa, si dipartono i tre rami che, uscenti il primo dal ramo di guardia, il secondo dal braccio di guardia e il terzo dall\u2019archetto inferiore, si congiungono al braccio di parata, imitando il particolare disegno da cui la denominazione a tre vie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo tipo viene normalmente datato verso i primi del Seicento ed \u00e8 caratterizzato da un aumento di rami protettivi. Il terzo tipo, invece, venne forgiato verso la fine del primo quarto del Seicento, con un disegno del tutto nuovo. Dal massello inferiore esce un complesso intreccio di rami intersecati da due rami trasversali uniti da ponticelli e dall\u2019archetto inferiore al superiore si congiungono due ponti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il quarto e il quinto tipo, settecenteschi, si differenziano dal terzo per l\u2019aumento dei rami trasversali (da due a tre a quattro), e per la controguardia, anch\u2019essa resa pi\u00f9 fitta di rami tutti uscenti a mo\u2019 di raggiera dalla parte inferiore del massello, tanto da formare una vera e propria gabbia. Nelle propriet\u00e0 della guardia del <em>Doge<\/em> e nelle guardie del <em>Consiglio dei X<\/em> figura sempre il marchio del leone in moeca impresso in un secondo tempo, ovvero quando entravano nella loro armeria. Pare che fosse l\u2019unica spada che per maneggevolezza e robustezza riuscisse a resistere e a tener testa alla famosa <em>Katzbalger<\/em> lanzichenecca (f), la quale a sua volta si ipotizza sia una fusione della <em>schiavonesca<\/em> come guardia e della schiavona come lama. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bibliografia<\/p>\n<ul>\n<li>B. Pasinelli, L&#8217;arte della spaderia a Gromo nei contratti del XV secolo , Cura editoriale Renato Morgandi, 2016.<\/li>\n<li>M. Gradowski- Z. \u017bygulski, S\u0142ownik uzbrojenia historycznego , Varsavia 2010.<\/li>\n<li>M. Righini, Le spade alla Schiavona e le Schiavone, in Machia, Gennaio 1998.<\/li>\n<li>U. Franzoi, L\u2019armeria del Palazzo Ducale di Venezia, Canova, 1990.<\/li>\n<li>F. Rossi, Armi e tecnica militare, l\u2019esperienza italiana, in 1500 circa. Skira, 2000.<\/li>\n<li>Rossi F., Prolegomeni a una storia dell\u2019industria armiera della Serenissima in Palmanova Fortezza d\u2019Europa 1593- 1993. Marsilio, 1993.<\/li>\n<li>L.G. Boccia-E. T. Coelho, Armi bianche italiane, Bramante, 1975.<\/li>\n<li>L.G. Boccia, Armi Bianche dal medioevo all\u2019Et\u00e0 Moderna. Centro D, 1983.<\/li>\n<li>L.G. Boccia, L\u2019antica Armeria segreta farnesiana, in I Farnese, arte e collezionismo. Electa, 1995.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">(a) Di ottone o ferro, con un orecchio forato (per un cordoncino di sicurezza) a volte decorato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(b) Le fucine si erano stabilite per esigenza lungo il corso del torrente Ardo, tra Busighel e Fisterre, fin dagli inizi del XV secolo. Basti pensare che nel XVI si arriv\u00f2 a forgiare fino 25000 spade all\u2019anno di ogni sorte e tipologia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(c) Venivano martellate assieme lamine a caldo di ferro-acciaioso e di ferro dolce, le quali si saldavano a caldo. Questo permetteva anche un\u2019eccellente tempra della lama, \u201cdura nel fendere, ma non facile a scheggiarsi\u201d e anche un po\u2019 elastica, difatti era difficile da rompere sul piatto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(d) Il loro marchio era il lupo passante, concesso dall\u2019arciduca Alberto gi\u00e0 nel 1349.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(e) Boccia, Coehlo, 1975, fig. 491-495; Boccia, 1975, fig. 258.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(f) spada corta da mischia, ma altamente micidiale nel corpo a corpo, essendo l\u2019evoluzione rinforzata del gladio romano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Alessandro Zanotto e Debora Gusson<\/p>\n<style id=\"bwg-style-0\">      #bwg_container1_0 #bwg_container2_0 #bwg_mosaic_thumbnails_div_0 {        width: 100%;        position: relative;        background-color: rgba(255, 255, 255, 0.00);        text-align: center;        justify-content: center;                  margin-left: auto;          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