{"id":72286,"date":"2021-04-19T05:46:43","date_gmt":"2021-04-19T05:46:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=72286"},"modified":"2024-01-31T17:33:07","modified_gmt":"2024-01-31T17:33:07","slug":"san-marco-e-il-suo-leone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=72286","title":{"rendered":"San Marco e il suo Leone"},"content":{"rendered":"\n<h3>San Marco e il suo Leone<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sempre l&#8217;Evangelista in figura umana o leonina fu il simbolo della Repubblica di San Marco; ma quando ci\u00f2 sia avvenuto non \u00e8 facile assicurare, poich\u00e9 i pareri sono molti e le fonti storiche sono poche e sono incerte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei primi tempi della Serenissima anche nella religione si sentiva l&#8217;influsso bizantino, ed era naturale che il protettore della nascente Repubblica dovesse essere un santo greco, <strong>Teodoro<\/strong>; ma quando si andarono allentando i legami con l&#8217;impero d&#8217;Oriente si volle che la nuova libert\u00e0 fosse posta sotto la tutela di un santo che meglio rispondesse al sentimento nazionale. Gi\u00e0 una vecchia tradizione, riportatta dalla cronaca del <strong>Dandolo<\/strong>, narrava che l&#8217;Evangelista fosse il fondatore della chiesa metropolitana di <em>Grado<\/em>, e a lui, che veleggiava nella calma lagunare presso le isolette rialtine, si diceva fosse apparso un angelo salutandolo con le parole: &#8220;P<em>ax tibi, Marce, hic requiescet corpus tuum<\/em>&#8220;, e annunciando che una grande e ricca citt\u00e0 sarebbe sorta su quelle povere e deserte isolette.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggetto di culto per i Veneziani era altres\u00ec la cattedra di marmo, oggi conservata nel Tesoro marciano, che si credeva di San Marco, ed era stata donata, intorno al seicento dall&#8217;imperatore <strong>Eraclio<\/strong> a <strong>Primigenio<\/strong> patriarca gradense.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;anno 828 avvenne lo strano trafugamento del santo da Alessandria, dove <strong>Buono <\/strong>di <em>Malamocco<\/em> e <strong>Rustico<\/strong> da <em>Torcello<\/em>, violando una legge che vietava ogni commercio con i Saraceni, approdarono e involarono la sacra reliquia, certamente aiutati dalla Repubblica che l&#8217;accolse con grande venerazione, deponendola provvisoriamente nell&#8217;<em>oratorio ducale di San Teodoro<\/em>. <strong>Giustiniano Partecipazio<\/strong>, allora doge, pens\u00f2 subito a erigere un tempio degno dell&#8217;Evangelista, e il tempio lentamente sorse tra fabbriche e rifabbriche, tanto, racconta sempre la tradizione, che venne un giorno in cui si dimentic\u00f2 il luogo dove si era deposto il corpo di San Marco, e per ritrovarlo si ricorse alle preghiere, ai digiuni, alle penitenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dice il <strong>Molmenti<\/strong>, con acuto senso di critico, &#8220;<em>mancava ancora una sanzione celeste alla scelta dell&#8217;Evangelista come protettore di Venezia, e i governanti accorti l&#8217;hanno forse occultamente preparata<\/em>&#8220;. Il 25 giugno 1004, il popolo \u00e8 radunato nel tempio: fervide preghiere si rivolgono a Dio e si diffonde tra la folla quasi il presentimento di un prodigio. Ed ecco si apre ad un tratto un pilastro della chiesa e appare un braccio del santo, che \u00e8 nuovamente affidato alla custodia di Venezia fatta pi\u00f9 sicura e pi\u00f9 lieta, non solo per aver ritrovato il corpo benedetto ma per la sensazione celeste di possodere il suo naturale protettore nei suoi secoli gloriosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quarant&#8217;anni pi\u00f9 tardi il busto del santo nimbato si vede nel denaro veneziano coniato alla Zecca che si trovava allora nell&#8217;attuale <em>fondamenta del Ferro<\/em>, chiamata in quei tempi della <em>Moneta<\/em>, accanto al Ponte di Rialto, dalla parte di <em>San Bartolomeo<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le prime monete che recano nel loro conio la figura di San Marco furono il denaro detto di <strong>Enrico III<\/strong>, del 1046, il grosso o &#8220;matapan&#8221; di <strong>Enrico Dandolo<\/strong>, doge nel 1202, e la si trova anche nel suggello di una bolla di <strong>Vitale Michiel II<\/strong>, al comune di <em>Arbe<\/em> nel 1166.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come insegna della Repubblica non esiste invece un sacro leone con tutti i suoi attributi prima del secolo decimoquarto, ed \u00e8 quindi probabile che i Veneziani non abbiano prima del Trecento accolto come insegna il leone alato. Qualche vecchia cronaca afferma che il leone sia stato adottato come emblema politico dopo che cominci\u00f2 a divulgarsi nel secolo decimoterzo la &#8220;<em>Leggenda aurea<\/em>&#8221; di <strong>Jacopo da Varagine<\/strong>, dove San Marco \u00e8 descritto sotto forma di leone ruggente, ma \u00e8 noto che sino dai primi tempi cristiani l&#8217;Evangelista, insigne martire della fede, era allegoricamente rappresentato per mezzo da un leone. La Repubblica ancora nel quattrocento, aveva sulle bandiere la croce, e i primi leoni rampanti sulle monete dello Stato, nimbati, ma senza ali e senza libro, appariscono soltanto nel 1330 nel soldino o &#8220;<em>genogleto<\/em>&#8221; di <strong>Francesco Dandolo<\/strong>, e con il nimbo, le ali e il libro chiuso sul &#8220;<em>tornese<\/em>&#8221; di <strong>Andrea Dandolo<\/strong> nel 1342.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Due antichi bassorilievi, uno sulle pareti del <em>campanile di Sant&#8217;Apollinare<\/em>, l&#8217;altro conservato nel <em>Museo Correr<\/em>, mostrano il simbolico animale accosciato, col nimbo, le ali tese a raggiera, le zampe anteriori recanti il vangelo, nella forma che si chiama a &#8220;<em>moleca<\/em>&#8221; per la rassomiglianza con il noto crostaceo. Il leone a <em>moleca<\/em> fu adottato sulle &#8220;<em>gazzette<\/em>&#8220;, piccole monete d&#8217;argento del valore di due soldi veneti, coniate nel 1538 dal doge <strong>Andrea Gritti<\/strong>, mentre la classica insegna sui vessilli e sugli edifici pubblici dello Stato, rappresentava il leone andante sulle onde e sulla terra incastellata, con le ali e il libro aperto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In molte immagini il leone serra tra le zampe il libro aperto con le parole: &#8220;<em>Pax tibi Marce, Evangelista meus<\/em>&#8220;, in altro il libro \u00e8 chiuso, ed \u00e8 erronea la credenza popolare che il libro aperto sia il segno di pace e l&#8217;altro chiuso il segnale di guerra, poich\u00e9 i due libri si presentano chiusi od aperti, tanto in tempo di pace quanto in tempo di guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec il simbolo religioso divent\u00f2 l&#8217;insegna della gloria e della potenza della Repubblica e fu potente sui mari e gloriosa sulla terra. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 22 gennaio 1933<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"San Marco e il suo Leone Non sempre l'Evangelista in figura umana o leonina fu il simbolo della Repubblica di San Marco; ma quando ci\u00f2 sia avvenuto non \u00e8 facile assicurare, poich\u00e9 i pareri sono molti e le fonti storiche sono poche e sono incerte. 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