{"id":67835,"date":"2021-03-12T06:56:46","date_gmt":"2021-03-12T06:56:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=67835"},"modified":"2024-02-01T07:09:17","modified_gmt":"2024-02-01T07:09:17","slug":"la-dissoluzione-morale-delle-famiglie-patrizie-veneziane-nel-settecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=67835","title":{"rendered":"La dissoluzione morale delle famiglie patrizie veneziane, nel Settecento"},"content":{"rendered":"\n<h3>La dissoluzione morale delle famiglie patrizie veneziane, nel Settecento<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella prima met\u00e0 del settecento la rovina di quasi tutte le famiglie patrizie era ormai palese: la dissoluzione morale si accompagnava al disastro economico, provocato dal lusso. Sebbene ci fossero ancora molte case ricche come i <strong>Corner<\/strong> di <em>San Maurizio<\/em>, i <strong>Pesaro<\/strong> di <em>San Stae<\/em>, i <strong>Loredan<\/strong> di <em>San Stefano<\/em> che potevano disporre di una rendita annuale di quarantamila ducati, i <strong>Corner<\/strong> di <em>San Polo<\/em> di trentamila, i <strong>Badoer<\/strong> di <em>San Mois\u00e8<\/em> di circa venticinquemila, e altre trenta e pi\u00f9 famiglie che possedevano tra i venti e i quindicimila ducati di entrata, pure nel gioco, nei piaceri, nell&#8217;ozio e nel lusso era facile prevedere la fine di quelle ricchezze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche la nobilit\u00e0 nuova, &#8220;<em>li peoci refadi de li centomila ducati<\/em>&#8220;, come i <strong>Labia<\/strong>, i <strong>Widmann<\/strong>, i <strong>Soderini<\/strong>, gli <strong>Zaguri<\/strong> spendevano e spandevano in quella corsa matta di spensierata prodigalit\u00e0 gonfia di boria. <strong>Anzolo Labia<\/strong>, dopo un lauto banchetto nel suo regale palazzo di San Geremia, faceva gettare in canale le suppellettili d&#8217;oro e d&#8217;argento accompagnando lo strano volo con il noto bisticcio: &#8220;<em>L&#8217;abbia e non l&#8217;abbia sar\u00f2 sempre Labia<\/em>&#8220;, e a <strong>Caterina Querini<\/strong>, ballando con <strong>Federico di Danimarca<\/strong>, essendosi rotto il filo di una preziosa collana di perle orientali del valore di ventitremila ducati, il marito <strong>Andrea<\/strong>, mostrando di non avvedersene, calpestava e sparpagliava le perle mentre la moglie sorridendo continuava a ballare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La famiglia <strong>Mocenigo<\/strong> di <em>San Samuele<\/em> per l&#8217;elezione a procuratore di San Marco del cavaliere <strong>Pietro<\/strong> spendeva in feste quarantamila ducati, e <strong>Marco Contarini<\/strong> nella sua <em>villa di Piazzola sul Brenta<\/em> per accogliere il duca <strong>Augusto di Brunswick<\/strong> dava fondo a settantamila zecchini d&#8217;oro. I casini di gioco erano un&#8217;altra fonte di spreco e di vizio, e il <strong>Ballarin<\/strong> nelle sue lettere racconta: &#8220;<em>Il casino di san Mois\u00e8 e quello di san Cassan erano il recapito di tutta la citt\u00e0 patrizia con una mescolanza delle prime signore con le pi\u00f9 infime. Nessun voleva essere inferiore nel gioco e le povere signore, per pagare e continuare a divertirsi, erano ridotte a divertir gli altri quasi palesemente<\/em>&#8220;. Si giocava a <em>Bassetta<\/em> e a <em>Faraone<\/em> e due patrizie di casa<strong> Badoer<\/strong> perdevano in tre notti pi\u00f9 di ottantamila scudi sulla parola ma pagati poi dai mariti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si ricorreva allora al credito largo e facile dei conventi prendendo a prestito grosse somme ad usura, pagando gli interessi e lasciando morto il capitale, e fu questa l&#8217;ultima rovina di tante case patrizie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Caduta la repubblica e soppresse da <strong>Napoleone<\/strong> le confraternite religiose, si dovettero vendere a prezzi rovinosi i palazzi, le campagne, le ville per pagare i crediti dei conventi che il Governo senza indugio voleva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu questo il turbine finale e improvviso che travolse ricchezze e patrizi. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 2 giugno 1927<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La dissoluzione morale delle famiglie patrizie veneziane, nel Settecento Nella prima met\u00e0 del settecento la rovina di quasi tutte le famiglie patrizie era ormai palese: la dissoluzione morale si accompagnava al disastro economico, provocato dal lusso. 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