{"id":67456,"date":"2021-02-22T06:34:09","date_gmt":"2021-02-22T06:34:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=67456"},"modified":"2021-02-22T06:37:34","modified_gmt":"2021-02-22T06:37:34","slug":"pubbliche-andate-del-doge","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=67456","title":{"rendered":"Le Pubbliche andate del doge"},"content":{"rendered":"\n<h3>Le Pubbliche andate del doge<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di due specie erano le comparse pubbliche del doge; quelle <em>trionfali<\/em> e quelle <em>private<\/em>, occasionate, sia le une come le altre per celebrare alcune solennit\u00e0 ecclesiastiche e civili tendenti a mantenere nel popolo la memoria dei fasti della patria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il corteggio ducale nelle trionfali comparse era il seguente: primi venivano gli otto stendardi avuti dal doge <strong>Sebastiano Zani<\/strong> da <strong>papa Alessandro III<\/strong> in memoria dei servigi dalla repubblica prestati a quel pontefice nella guerra contro l\u2019imperatore <strong>Federico Barbarossa<\/strong>; seguitavano le sei trombe d\u2019argento sostenute sulle spalle da altrettanti fanciulli; indi succedevano i cinquanta comandatori vestiti sempre in abito lungo azzurro, e colla berretta rossa avente nel mezzo uno zecchino.&nbsp;Quel la berretta fu sostituita nel 1525 ad una bacchetta che innanzi tenevano in mano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dietro di essi venivano prima i pifferi che suonavano armonicamente e poi gli scudieri del doge vestiti di velluto nero, non che il chierico del doge vestito di <em>pavonazzo<\/em> con il cereo sopra un candeliere d&#8217;argento. Succedevano sei canonici, tre residenti, e tre parrochi in piviale, a di mostrare come le cose temporali vogliono essere accompagnate alle religiose. Appresso camminavano i castaldi del doge, i segretari del pregadi, il cappellano del doge vestito di <em>cremesino<\/em>, e due cancellieri del doge, detti inferiori o ducali, vestiti di color <em>pavonazzo<\/em> con stola del medesimo colore. Tenevano dietro il <em>cancellier grande<\/em> in veste <em>cremesina<\/em> a manica ducale, il ballottino del doge e due scudieri, uno con una sedia a man destra, e l\u2019 altro con un cuscino di panno d\u2019oro alla sinistra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Poco appresso veniva il doge sotto l&#8217;ombrella portata da altro scudiero e tolto in mezzo dagli ambasciatori, e segui tato da un patrizio prossimo a partire, per essere stato nominato ad alcun reggimento di mare o di terra, e recante in mano la spada sguainata del doge. Alla sinistra di quest\u2019ultimo camminava altro patrizio, indi seguivano uno dei giudici del proprio a man destra del pi\u00f9 vecchio dei sei consiglieri ed immediatamente gli altri consiglieri a destra dei procuratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguitavano i <em>tre capi della Quarantia<\/em>, i <em>tre Avvogadori<\/em>, i <em>tre capi del consiglio dei Dieci<\/em>, i <em>due censori<\/em>, dopo i quali movevano i <em>sessanta Patrizi<\/em> formanti il corpo ordinario del <em>Senato<\/em>, i sessanta dell\u2019aggiunta, perch\u00e9 per sei mesi toccava o all\u2019uno od all&#8217;altro di quei due corpi l\u2019accompagnare il principe. Tutti erano vestiti di seta di color <em>cremesino<\/em> e con le maniche alla ducale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale era il corteggio pomposo del principe nelle dieci sue pi\u00f9 solenni comparse. Nelle altre ventidue non da altri era seguito che dalla sola signoria. Noi indicheremo e le une e le altre per ordine dei mesi di tutto l&#8217;anno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Nel mese di gennaio<\/strong><\/em>, al principio dell\u2019anno, senza trionfi portavasi il doge alla basilica di San Marco, dove era esposta la pala d\u2019oro. Ivi alla messa, cantata da un canonico, rispondeva, come sempre, il doge stesso alla confessione ed all&#8217;introito. Tre giorni restava esposta la detta pala e si chiudeva il terzo di con una processione a cui interveniva il doge con il gran collegio. Al 6 (Epifania), scendeva il doge senza trionfi novellamente alla basilica Marciana per assistere alla pubblicazione delle feste mobili di tutto l\u2019anno che dal diacono venivano gridate subito dopo il vangelo. Al 14 nello stesso modo vi si riconduceva per venerare le reliquie di San <strong>Pietro Orseolo<\/strong> doge di Venezia donate alla repubblica da <strong>Lodovico X<\/strong>, re di Francia. L&#8217;ultimo giorno infine di gennaio era consacrato a commemorare con una messa solenne la traslazione del corpo di San Marco da <em>Alessandria<\/em> in Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Nel mese di febbraio<\/em><\/strong>, al primo, vigilia della <em>Purificazione di Maria Vergine<\/em>, si portava il doge trionfalmente a <em>Santa Maria Formosa<\/em> in grata ricordanza della vittoria dai nostri riportata sopra i Triestini rattori delle donzelle in Olivolo. Indi ai 2, giorno della <em>Purificazione<\/em>, scendeva senza trionfi, nella Basilica Marciana, dove, celebrata da un canonico messa solenne, e fatta la ordinaria benedizione delle candele, una di esse veniva posta sul candeliere del doge, mentre donate le altre ai preti ed al corpo della Signoria assistenti alla funzione, si faceva la processione per la chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Nel mese di marzo<\/strong><\/em>, al 25 del mese, giorno dell\u2019<em>Annunziazione di Nostra Donna<\/em>, il principe, senza trionfi, assisteva alla messa nella chiesa di San Marco, e nel dopo pranzo veniva recitato alla presenza di lui un discorso dal pi\u00f9 celebre oratore quaresimale di quell&#8217;anno. In quel giorno rammemoravano i Veneziani la fondazione della citt\u00e0 loro, ed un procuratore di San Marco vestito di porpora, si conduceva alla chiesa della Salute ad aprire l&#8217;immagine di Maria, che da <em>Candia<\/em> era stata trasferita nel 1669 in Venezia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Nel mese di aprile<\/strong><\/em>, al 5 del mese si solennizzava in Venezia la festa di <em>Santa Maria della Carit\u00e0<\/em>, la quale ebbe cominciamento nel 1177, nell\u2019occasione in cui papa <strong>Alessandro III<\/strong> si ricoverava in quel monastero fuggendo la persecuzione dell\u2019 imperatore <strong>Federico Barbarossa<\/strong>. Ottenuta la pace consacr\u00f2 il pontefice quella chiesa accordandole le stesse indulgenze di quella di San Marco, ed un decreto del governo stabili che il 5 di questo mese fosse il giorno destinato per acquistarle. Per cui il doge, senza trionfi portavasi alla <em>Carit\u00e0<\/em> in tal giorno, tanto per lucrare delle indulgenze quanto per rammentare la felicissima sua mediazione tra due sovrani si distinti. Ai 16 di aprile, a rammemorare la congiura di <strong>Marin Falier<\/strong> felicemente svanita nel 1554, aveva luogo nella basilica una processione a cui interveniva il doge con le principali confraternite, e nella quale i <em>comandadori<\/em> ducali in segno di luttuosa rimembranza recavano una torcia rovesciata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella vigilia poi di San Marco (24 aprile) il doge scendeva trionfalmente ai vesperi nella basilica ed il giorno appresso, nel medesimo modo, assisteva, con l\u2019 intervento degli ambasciatori esteri, ad una messa solennemente celebrata dal primicerio, a cui succedevano le processioni della scuole grandi. Compiuta la funzione, il doge passava al suo palazzo dove intratteneva ad un banchetto solenne il legato pontificio, gli ambasciatori ec. In quel giorno sacro al patrono della citt\u00e0, erano anche permesse le maschere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Nel mese di maggio<\/strong><\/em>, il primo del mese andava il doge a visitare il <em>monastero delle Vergini<\/em> e poi passava alla visita della<em> chiesa di San Daniele<\/em>. Il giorno 9 di quel mese assisteva con il collegio alle esequie in San Marco del cardinal <strong>Zeno<\/strong>. Perci\u00f2 avendo quel cardinale lasciato grandissima somma di denari e di argento lavorato alla repubblica istitu\u00ec esecutori della sua volont\u00e0 testamentarie i <em>procuratori de citra<\/em> e loro ingiunse l\u2019obbligo dl fargli celebrare un annuo esequie. A tal fine, nel detto giorno, scendeva il doge accompagnato dagli ambasciatori, i consiglieri, dai procuratori, dai capi dei Quaranta, dagli <em>avogadori<\/em>, dai capi del consiglio dei Dieci, dai censori, dai savi del consiglio, dai savi di terra ferma, dai savi agli ordini e dal senato. All&#8217;entrar che tutti facevano nella basilica per la piccola porta di San Clemente, trovavano i castaldi dei menzionati <em>procuratori de citra<\/em>, i quali secondo che ognuno passava distribuivano piccole borse con un ducato ed una candela. Si celebrava di poi la messa solenne, indi, recitata da un giovanotto di cancelleria sul pergamo alla sinistra del coro un&#8217;orazione latina in lode del predetto cardinale, veniva poscia cantato l\u2019esequio al catafalco in mezzo alla chiesa; dopo di che il doge ed il suo corteggio tornavano al palazzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Nel mese Giugno<\/strong><\/em> al 13 del mese si portavasi il doge a visitare nella <em>chiesa della Salute<\/em> la <em>reliquia di Sant&#8217;Antonio di Padova<\/em> trasferita nel 1654, sciogliendo cos\u00ec il voto fatto dal senato per vedere la repubblica liberata dalla gravosissima guerra di Candia. Il municipio di Venezia, per lo fine medesimo al paro che nelle altre feste votive di <em>Santa Maria della Salute<\/em>, del <em>Redentore<\/em> e di <em>San Rocco<\/em> si reca tuttavia in tal giorno in quella chiesa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per la rimembranza della congiura ordita nel 1510 da <strong>Marino Bocconio<\/strong>, cos\u00ec detta di <strong>Baiamonte Tiepol<\/strong>o, soleva il doge visitare trionfalmente, ai 15 di giugno, la <em>chiesa dei Santi Vito e Modesto<\/em> indi, tornato al palazzo dava uno dei solenni banchetti ed erano permesse in quel giorno le maschere. Al 25 di quel mese, per ricordare la celebre invenzione delle <em>ossa di San Marco<\/em> fatta nel 1094 dal doge <strong>Vitale Faliero<\/strong>, insieme all\u2019imperatore <strong>Enrico V<\/strong>, che tocco da divozione si era appositamente recato in Venezia, il doge ascoltava anticamente la messa nella <em>basilica Marciana<\/em>, indi le scuole grandi processionalmente si avanzavano nella chiesa medesima. Ma tale funzione, come ivi si disse, non vide il termine della repubblica, perch\u00e9 si ridusse ad una messa solenne a cui assisteva il doge, il quale formava poi corteo ad una processione che si faceva intorno la basilica con i Vangeli scritti da San Marco, aspergendosi ad un tempo la chiesa con l\u2019acqua di rosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vittoria ottenuta contro il Turco ai <em>Dardanelli<\/em> nel 1656, sotto il comando del capitan generale <strong>Lorenzo Marcello<\/strong> veniva commemorata nel giorno 26 giugno. A perpetuare la memoria di cosi insigne vittoria, decret\u00f2 il Senato che nel menzionato giorno dovesse il doge, la signoria e gli ambasciatori montare sulle barche dorate e recarsi ogni anno alla <em>chiesa dei Santi Giovanni e Paolo<\/em> ove pure concorrer doveva il clero con le principali confraternite. Negli ultimi tempi la cerimonia consisteva in una messa ed in una processione solenne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La festa stabile che si solennizzava nel mese di luglio, e con essa l\u2019andata pubblica del doge, cadeva nel di 17 in memoria di altra vittoria dei nostri sopra quelli di Padova; vittoria che pose fine alla celebre lega di <em>Cambrai<\/em>. A rammemorare quel fatto, cotanto decisivo per la sorte della repubblica, il doge andava ogni anno trionfalmente con il suo augusto corteggio alla <em>chiesa di Santa Marina<\/em> per assistere ad una messa solenne e baciarvi la pace. Il dopo pranzo erano permesse le maschere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Nel mese di agosto<\/strong><\/em> nel giorno 15, in cui cade l\u2019<em>Assunzione di Maria Vergine<\/em>, il doge calava nella basilica di San Marco ed ascoltava messa solenne, che veniva celebrata dal primicerio. Nel giorno seguente poi, sacro a San Rocco, si portava il doge a visitare quella chiesa per la liberazione della peste avvenuta nel 1576 per la intercessione di quel santo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Nel mese di settembre, <\/strong><\/em>nel giorno 8, in cui la chiesa celebra la <em>Nativit\u00e0 di Maria Vergine<\/em>, sua serenit\u00e0 portavasi alla messa solenne a San Marco, e poi alla visita della chiesa patriarcale di Castello onde venerare il corpo di <em>San Lorenzo Giustiniani<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Nel mese di ottobre<\/strong><\/em>, e precisamente nel giorno 7, a ridurre alla memoria la celebre vittoria delle <em>Curzolari<\/em>, volgarmente detta la vittoria di <em>Lepanto<\/em>, il doge si portava a visitare in gran pompa la chiesa dedicata a <em>Santa Giustina<\/em>. Ai 15 poi di quel mese si conduceva ad udire la messa nella <em>chiesa di Santa Teresa<\/em> come quella sulla quale avevano i dogi una giurisdizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Nel mese di novembre<\/strong><\/em>, al primo del mese, in cui cade la commemorazione di <em>Tutti i santi<\/em>, assisteva il doge ad una messa nella marciana basilica; ma nel di 21 di quel mese si portava a sciogliere il voto stabilito nel 1651, di erigere cio\u00e8 il <em>tempio della Salute<\/em> per la liberazione della peste in quell\u2019anno ottenuta. Dopo quella visita andava a San Marco e vi si fermava finch\u00e9 erano passate le processioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Nel mese di dicembre<\/strong><\/em>, il giorno 6, consacrato dalla chiesa a San Nicol\u00f2 e che pei Veneziani ricordava il gran conquisto di Costantinopoli fatto da <strong>Enrico Dandolo<\/strong>, il successore di quel doge, <strong>Pietro Ziani<\/strong>, tanto per onorare la memoria di si chiaro cittadino, quanto per soddisfare del proprio al voto fatto da quell&#8217;illustre, di erigere cio\u00e8 a San Nicol\u00f2 protettore dei marinari una cappella nel palazzo ducale, faceva eseguire la cappella medesima, alla quale si recava ogni anno il doge con tutta la signoria nel detto giorno 6 dicembre ad udirvi la messa Solenne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella sera del 24 dicembre, vigilia del Santo Natale, scendeva il doge nella basilica vestito di seta con il senato vestito di <em>scarlato<\/em> con le stole di velluto ed assisteva alla messa non meno che alla compieta ed al mattutino. La mattina poi del 25 faceva ritorno al sacro tempio, dove assisteva al divino sacrificio, mentre al dopo pranzo, sceso egli prima alla basilica udiva la predica, e poi in trionfo si portava sui <em>peatoni<\/em> dorati al vespero in <em>San Giorgio Maggiore<\/em> affine di venerare il corpo di San Stefano. Lo stesso faceva nella mattina appresso in cui ascoltava in <em>San Giorgio<\/em> la messa, detta dall\u2019abate di quei monaci e cantata dai musici di San Marco. Ritornato il doge al proprio palazzo tratteneva a desinar seco, oltre la signoria ed i soliti magistrati, anche i quarantauno che lo avevano creato doge.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste erano le andate pubbliche delle feste stabili; altre ce n\u2019 erano per la ricorrenza di certe feste mobili, cosi dette perch\u00e9 non avevano un giorno determinato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella <strong><em>domenica delle Palme<\/em><\/strong> adunque sua serenit\u00e0 scendeva ad udir la messa con il senato nella chiesa di San Marco e nel dopo pranzo, udita la predica ed il vespero, portavasi a visitare le c<em>hiese della Piet\u00e0 e del Santo Sepolcro<\/em>. Come che il doge non scendesse pi\u00f9 sino al mercoled\u00ec santo, tuttavolta durante la settimana santa vestivano di <em>pavonazzo<\/em> tutti i consiglieri, i capi del consiglio dei dieci, gli <em>avvogadori<\/em>, i capi delle <em>quarantie<\/em> ed i censori, mentre i savi vestivano di nero ed il doge di seta <em>cremesina<\/em>. Il&nbsp; venerd\u00ec santo per altro tutti per divozione vestivano di nero, fuorch\u00e9 il doge il quale portava il manto di scarlatto, e dove egli non avesse potuto uscire per impedimento, vestiva a quel la foggia il vice-doge. Nel dopo pranzo del mercoled\u00ec santo trasferitosi prima il doge con la signoria in sui <em>peatoni<\/em> dorati a <em>San Giovanni di Rialto<\/em> all\u2019acquisto delle indulgenze accordate in tal giorno a quella chiesa, andava poi alla chiesa di San Marco ad udire gli uffici divini. Il gioved\u00ec santo, assisteva nella mattina agli uffici divini nella chiesa di San Marco, terminati i quali andava con il collegio all\u2019acquisto del cosi detto perdono in <em>San Giacomo di Rialto<\/em>, riducendosi nel dopo pranzo di nuovo nella Basilica ai divini uffici. Il doge il venerd\u00ec santo, andava a San Marco, udiva i divini uffici e la messa, adorava la Santissima Croce, e nel dopo pranzo, udiva la predica, e seguiva la processione che si faceva tutto intorno la piazza. Nel sabato, scendeva pure il doge nella chiesa di San Marco dove, uditi gli uffici e la Messa, andava con il clero al battistero. Fatta la benedizione delle acque e del fuoco si preparava per il doge apposita sedia al battistero ornata con spalliere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il <strong><em>giorno di Pasqua<\/em><\/strong> sua Serenit\u00e0 scendeva ancora a San Marco accompagnato al clero ducale che andava ad incontrar lo sino alla scala aurea del palazzo. Il vicario, avente tre candele in mano, ne offriva alla met\u00e0 della scala medesima una al doge ed una al procuratore addetto alla chiesa di San Marco, il quale precedendo tutti gli altri, se ne stava in quella processione presso il principe. Riservava la terza per lo <em>primicerio<\/em> che frattanto si andava apparando pontificalmente. Giunta la processione alla porta maggiore della basilica, il vicario vi picchiava ed i cantori cantando di dentro: <em>Quem quaeritis in sepulcro, Christicolae<\/em>? gli altri di fuori rispondevano: <em>Jesum Nazaraenum crucifixum<\/em>, o <em>Caolicolae<\/em>. Ripigliavano quelli di dentro: <em>Non est hic; surrexit, sicut praedixerat. &#8211; Ite, nunciate quia surrexit<\/em> ec. &#8211; Poi fermatisi alquanto, seguivano: <em>Venite et videte locum ubi positus erat Dominus. Alleluja<\/em>; nel che dire la porta si apriva, ed il doge con la signoria si portava a visitare il sepolcro. Verificata ivi dal vicario la risurrezione abbracciava il doge e tutto il suo corteggio; indi la comitiva si portava in coro ad udire la messa solenne. Nel dopo pranzo dello stesso giorno discendeva il doge ad udire la predica nella Basilica, e di poi passava a visitare la chiesa di San Zaccaria.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019<em><strong>ottava di Pasqua<\/strong><\/em>, o <strong><em>domenica degli Apostoli<\/em><\/strong>, si portava il doge trionfalmente a <em>San Giminiano<\/em>, in memoria della riedificazione di quella chiesa.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <em><strong>vigilia dell\u2019Ascensione<\/strong><\/em> o della <em><strong>Sensa<\/strong><\/em> sua serenit\u00e0 andava coi trionfi ad udire vespero in San Marco, e nel giorno appresso, Ascensione, andava con il <em>Bucintoro<\/em> al Lido per sposare il mare. Il primo movente di tale solennit\u00e0 era quello di ricordare la vittoria riportata dal doge <em>Pietro Orseolo II<\/em> sopra i <em>Narentani<\/em>. Guesto popolo barbaro, uscito dalla <em>Scizia<\/em> si trasfer\u00ec sulle sponde del Mar Nero, dove diviso in due porzioni, una si ferm\u00f2 nel VI secolo nell\u2019Illirio; indi acquistando sempre nuovo terreno s\u2019inoltro fin sulle spiagge dell\u2019Adriatico e vi eresse <em>Narenta<\/em>, citt\u00e0 che comunic\u00f2 il suo nome a tutta la nazione. Pigliando sempre maggior animo penetrarono i <em>Narentani<\/em> nell\u2019Istria, costruirono vascelli e si diedero ad esercitare la pirateria. Non tardarono i Veneziani a provarne i tristi effetti, per cui cominciarono quelle zuffe cos\u00ec frequenti e feroci e quella guerra si lunga ed ostinata che dur\u00f2 pi\u00f9 secoli. Di ci\u00f2 stanchi, nel 998, i popoli dell\u2019Istria e della Dalmazia si diedero spontanei ai Veneziani purch\u00e9 li salvassero dal comune nemico. A tale oggetto il doge <strong>Pietro Orseolo<\/strong> Il, allestita una forte squadra, percorreva prima l\u2019Istria e la Dalmazia ricevendo le pi\u00f9 vive acclamazioni e la dedizione di tutti quei paesi alla repubblica. Sole le due <em>isole di Curzola<\/em> e di <em>Lesina<\/em> si mostrarono restie alla sommissione. Fu cura quindi del doge ridurre con la forza delle armi quei luoghi che tornavano di vantaggioso ricovero ai <em>Narentani<\/em>. <em>Curzola<\/em>, pi\u00f9 facilmente che <em>Lesina<\/em>, si arrendeva; ma sconfitta pur essa, sterminati furono i <em>Narentani<\/em> in tutti i loro covi. Senza porre presidi, senza alterare le pratiche ed i costumi di quei paesi, <strong>Orseolo<\/strong> rivedeva trionfante quei luoghi, vi piantava l\u2019albero della conquista, e conchiudeva un trattato, per il quale ogni citt\u00e0 avesse a pagare un annuo tributo e fornire certo numero di marinari, di soldati e di vascelli, ricevendo gli Istriani e i Dalmati in ricambio in Venezia favore e privilegi. Tolto cosi dalla radice tanto male per la repubblica, resa essa affatto signora del Golfo, il doge da quell\u2019epoca s&#8217;intitol\u00f2 doge di Venezia e della Dalmazia, ed si ordin\u00f2 l&#8217;annua visita al mare affinch\u00e9 fosse perpetuata memoria del fatto che aveva dato ai Veneziani il dominio del golfo medesimo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Liberato poi nel 1177 dal doge <strong>Sebastiano Ziani<\/strong> dalle persecuzioni di <strong>Federico Barbarossa<\/strong> il Pontefice <strong>Alessandro III<\/strong> nell&#8217;accompagnare che fece quel pontefice sino in Ancona, in guiderdone da lui quasi di tanti utili servigi ricevette col\u00e0 oltre a molte indulgenze accordate alla chiesa di San Marco, un anello dicendo: con il quale e lui ed i successori avessero a sposare ogni anno il mare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu da allora che la cerimonia del <em><strong>giorno dell\u2019Ascensione<\/strong><\/em> o della <strong><em>Sensa<\/em> <\/strong>assunse un aspetto pi\u00f9 solenne, aggiungendosi al costume antico di visitare il mare quest\u2019altro della investitura sotto la immagine di uno sposalizio. Per la qual cosa, udita ogni anno dal doge la messa nella cappella del collegio, se ne scendeva e passando per le botteghe dei marciai e dei vetrai erette per la fiera dell&#8217;<em>Ascensione<\/em> che nel giorno innanzi aveva incominciamento si avviava alla piazzetta per montare in sul bucintoro. A mezza via incontrato veniva dal patriarca, che accompagnato dal capitolo dei suoi canonici, intanto che il doge entrava nel bucintoro, montava su un <em>peatone<\/em> che si attaccava alla poppa del bucintoro e che veniva rimorchiato. Non appena si movevano quelle banche che il patriarca mandava anticamente al bucintoro due o tre bacili ripieni di rose e di altri fiori da essere dispensati al doge ed a tutta la signoria. Giungeva finalmente il bucintoro ai castelli di Lido, comech\u00e8 altre volte affatto uscisse fuori in mare. Ivi girando la puppa del bucintoro verso il mare, e pigliato un anello d\u2019oro, che benedetto era in prima dal patriarca nel suo <em>peatone<\/em>, lo gettava in mare, dove poco innanzi il patriarca aveva fatto gettare un mastello d\u2019acqua benedetta, e diceva <em>Desponsamus te, mare, in signum veri, perpetuique dominii<\/em>. Indi passando alla <em>chiesa di San Nicol\u00f2 del Lido<\/em>, alla porta era incontrato dal patriarca, che l\u00e0 innanzi pervenuto, lo aspergeva con l\u2019acqua santa, lo incensava, e detta un\u2019orazione, entrava col doge in chiesa. Ivi udita la messa solennemente cantata, risaliva con tutta la signoria il bucintoro e se ne ritornava al palazzo ducale, trattenendo a banchetto quanti l\u2019avevano accompagnato in quell\u2019augusta cerimonia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La <strong><em>domenica delle Pentecoste<\/em><\/strong> era consacrata soltanto alla devozione e quindi il doge, sceso nella basilica, ascoltava soltanto la messa solenne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appena <strong>Urbano IV<\/strong> ordinava nel 1295 la funzione del <strong><em>Corpus Domini<\/em> <\/strong>emanava la repubblica un decreto che per tutto il Veneto dominio fosse religiosamente festeggiato un tal giorno. Cosiffatta festa in sul principio non consisteva che nella esposizione dell\u2019ostia consacrata; in seguito vi si aggiunse la processione alla quale faceva corteo il doge con tutto il corpo della repubblica. Ciascun gentiluomo vi compariva avendo alla destra uno dei tanti pellegrini che a quei giorni si trasferivano onde passare in Terra Santa; ma, cessato il concorso dei pellegrini, nel 1404 fu riformata la processione e si ordin\u00f2 che ogni nobile cedesse la destra invece ad un povero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultima delle andate trionfali del doge era nella <em><strong>terza domenica del mese di luglio<\/strong><\/em>, in cui si portava alla chiesa del Redentore a sciogliere l&#8217;annuo voto per la liberazione dalla peste nel 1577. Ritornava di poi a San Marco, ed ivi si tratteneva sin che fossero passate le processioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Usciva per\u00f2 il principe, oltre che nelle predette comparse, in diverse altre occasioni, come nei funerali degli ambasciatori, dei principi esteri, del Patriarca di Venezia, del cancelliere grande e di qualche segnalato condottiero di armate; non meno che per come nato lo stendardo ad un generale di mare che nuovamente fosse stato eletto. In ciascheduna di tali circostanze il nunzio pontificio e l&#8217;ambasciatore di Francia accompagnavano il doge sino alla scala dei giganti dove s\u2019accommiatavano da sua serenit\u00e0; ma in luogo di ritirarsi si fermavano alla destra e vi restavano, finch\u00e9 fossero passati tutti i senatori. Si furono cagione di quell&#8217;uso le sollecitazioni fatte una volta dal nunzio Pontificio ad ogni senatore alfine di sortire in un importante affare. La repubblica per\u00f2, traendone partito, convert\u00ec la circostanza in un costume pel quale i senatori al pari del doge, erano onorati dai ministri delle due principali potenze cristiane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il doge nelle private sue stanze portava e veste rossa lunga alla romana, foderata di pelli nell\u2019inverno, e pileo purpureo Per\u00f2 cos\u00ec vestito accoglieva visite, ed augurii da cospicui soggetti; sedeva talvolta ai pubblici banchetti e portavasi in barca a festeggiare qualche solennit\u00e0, specialmente di sponsalizie, tra suoi parenti. Nel caso di lutto, per la morte di alcun stretto congiunto, portava mantello e veste di scarlatto uguali a quello che usava nel venerd\u00ec santo, comparendo in tal foggia una sola volta, tanto nel collegio che nel <em>Pregadi<\/em>. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia. I quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi veneziani. Vol IV (Venezia, Tommaso Fontana Tipografico Edit., 1840).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Le Pubbliche andate del doge Di due specie erano le comparse pubbliche del doge; quelle trionfali e quelle private, occasionate, sia le une come le altre per celebrare alcune solennit\u00e0 ecclesiastiche e civili tendenti a mantenere nel popolo la memoria dei fasti della patria. Il corteggio ducale nelle trionfali comparse era il seguente: primi venivano [...]","protected":false},"author":2,"featured_media":67759,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_feature_clip_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2},"jetpack_post_was_ever_published":false},"categories":[1029,1735],"tags":[3517,3473,2623,2619],"class_list":["post-67456","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-dogi","category-ordinamento","tag-andate-del-doge","tag-https-www-conoscerevenezia-it-p67456","tag-venezia","tag-venice"],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/Andata-al-Redentore.jpg","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/67456","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=67456"}],"version-history":[{"count":24,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/67456\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":71363,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/67456\/revisions\/71363"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/67759"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=67456"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=67456"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=67456"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}