{"id":67452,"date":"2021-02-02T06:25:40","date_gmt":"2021-02-02T06:25:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=67452"},"modified":"2021-02-02T06:25:42","modified_gmt":"2021-02-02T06:25:42","slug":"lelezione-e-la-coronazione-dei-dogi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=67452","title":{"rendered":"L&#8217;elezione e la coronazione dei dogi"},"content":{"rendered":"\n<h3>L&#8217;elezione e la coronazione dei dogi<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;elezione si faceva anticamente in <em>Eraclea<\/em> e sul <em>lido di Malamocco<\/em> quando in quei luoghi era la residenza dei dogi. Tradotta a Venezia, continu\u00f2 ancora a farsi per qualche tempo sul <em>lido di Malamocco<\/em> e nella chiesa particolarmente di <em>San Nicol\u00f2<\/em>, detta perci\u00f2 <em>del Lido<\/em>; da tutto il popolo insieme adunato, con la formula: <em>lo vogliamo<\/em>: <em>lo approviamo<\/em>. Coronato allora dal <em>patriarca di Grado<\/em> ed alzato in sugli omeri da alcuni astanti veniva il doge mostrato all&#8217;assemblea che faceva echeggiare le sue grida di approvazione per l&#8217;aere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tali cerimonie erano una imitazione di quelle usate per l&#8217;elezioni dei nuovi imperatori trai Greci e dei nuovi re tra i barbari; per\u00f2 e quelli e questi venivano alzati e portati in giro sopra quattro scudi alfine di essere mostrati al popolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino dal 1172, dopo il caso del doge <strong>Vital Michel<\/strong>, si mantenne il costume di eleggere il doge in piena assemblea. Per\u00f2, siccome tal foggia di elezione portava seco vari inconvenienti e disordini, si stim\u00f2 acconcio di escludere la moltitudine e di restringere ad un certo numero il supremo consiglio, stabilendo che undici soli esser dovessero i soggetti destinati ad eleggere il nuovo doge.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma siffatta innovazione soggiacque pure a cambiamento perch\u00e9, morto <strong>Sebastiano Ziani<\/strong>, si ridusse in costume la forma delle elezioni dei veneziani dogi. In luogo di undici si nominavano a pluralit\u00e0 di voti quattro elettori, i quali uniti, ne dovevano scegliere dieci per ciascheduno e quindi ne risultavano quaranta che per via di scrutinio venivano all&#8217;elezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non soddisfatta per altro la nazione di tale forma alla morte del doge <strong>Reniero Zeno<\/strong> (1268) prese un altro sistema, reputato di tanta perfezione che pi\u00f9 non and\u00f2 soggetto alla menoma alterazione, continuando sempre fino agli ultimi tempi della repubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Compiute adunque le pompe funebri del doge estinto si radunava il <em>Maggior consiglio<\/em>. Si ponevano in un&#8217;urna tante palle bianche quanti erano i votanti. Ad esse se ne frammischiavano trenta d&#8217;oro, che da un giovanetto, chiamato appunto <em>ballottino<\/em>, venivano estratte; e quei nobili, al nome dei quali era sortita dall&#8217;urna la palla d&#8217;oro, entravano in una sala vicina dove stava altra urna contenente nove palle dorate e ventuno bianche. Finita quella seconda estrazione, tutti coloro che non avevano estratta palla d&#8217;oro uscivano dal palazzo, e quei che rimanevano nominavano per via di scrutinio quaranta primi elettori, i quali, radunatisi un&#8217;altra volta nella medesima sala, restavano, secondo il metodo dei primi, a soli dodici che nominavano altri venticinque secondi elettori. In una nuova adunanza i venticinque si riducevano sempre per via di ballottazione a soli nove, i quali proponevano quarantacinque terzi elettori. Alla fine chiusi questi ultimi, ne sceglievano soli undici i quali eleggevano altri quarantuno veri elettori.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chiusi essi come in conclave, poich\u00e9 interdetta era loro ogni comunicazione al di fuori, venivano alla scelta di tre presidenti e due segretari che ricevevano il voto in iscritto degli altri elettori. I segretari aprivano i biglietti, e numeravano le nomine; dopo di che poste le schede in un&#8217;urna, una sola si estraeva a a sorte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se il patrizio sortito si trovava per avventura tra quell\u2019assemblea si faceva passare in un gabinetto vicino, ed i presidenti domandavano ad alta voce se vi era alcuno che avesse voluto dare opposizioni. Se gli elettori davano punti di accusa a carico dello scelto s&#8217;introduceva egli nell\u2019assemblea per offrire le proprie giustificazioni. Ci\u00f2 fatto, a ciascun elettore si consegnava una palla distinta in modo particolare, alfine di prevenire ogni frode, e successivamente l\u2019uno dopo l\u2019altro si approssimavano al tavoliere su cui stava un bossolo diviso in due parti, una per il si, e l\u2019altra per il no. Ognuno metteva la palla sulla parte che pi\u00f9 gli piaceva, e dopo quell\u2019operazione i presidenti, estraendo con una bacchetta coteste palle, le passavano ai segretari per numerarle. Se quelle favorevoli al personaggio proposto oltrepassavano il numero di venticinque l\u2019elezione era compiuta; se no, si passava nella maniera medesima allo scrutinio per un altro nome dei gi\u00e0 riposti nell\u2019urna, e cosi si continuava finch\u00e9 si trovava quello il quale avesse avuti venticinque suffragi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sciolto il conclave, sotto pene gravissime era proibito a quelli che avevano avuto parte nell\u2019elezione di favellare sopra quanto era passato nell\u2019adunanza, massimamente in proposito delle accuse a danno dei soggetti proposti, acciocch\u00e9 non provenissero odi e vendette a pregiudizio della tranquillit\u00e0 pubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il suono delle campane, le salve di artiglieria, i fuochi, le illuminazioni, seguite inoltre da pi\u00f9 giorni di festa e di generale gozzoviglia, manifestavano la esultanze del popolo per la elezione avvenuta. Nei tempi di mezzo tutte le citt\u00e0 dello stato spedivano deputati ad ossequiare il nuovo doge; ma tali uffici da ultimo si praticarono dai soli nunzi delle citt\u00e0 medesime. Ad essi si univano tutti i corpi delle arti e dei mestieri, i quali aggiungendo ai segni di omaggio e di devozione quelli dell\u2019amorevolezza, presentavano il doge di frutta, vini, vivande e confezioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se il personaggio eletto si trovava fuori della capitale, gli si spediva un corriere a fine di annunziargli la sua esaltazione e contemporaneamente si deputava un\u2019ambasciata di alcuni nobili, che sopra le galere della repubblica e con gran seguito di barche, si recava ad incontrarlo. Montava egli sopra una di quei legni, e giunto a certa distanza dalla capitale, la signoria spediva a riceverlo il bucintoro con due consiglieri e gran numero di patrizi. Che se l\u2019eletto era in Venezia gli si reputava il <em>magistrato dei Savi grandi<\/em>, il quale, giunto alla casa dell&#8217;eletto, gli partecipava l\u2019elezione e lo conduceva al palazzo e con grande corteggio veniva condotto in chiesa di San Marco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fattolo ivi salire sulla tribuna di marmo alla destra del coro, si mostrava al popolo. Anticamente non appena l\u2019eletto si mostrava sulla tribuna che un\u2019acclamazione universale; ne con fermava l&#8217;elezione; ma in seguito si destin\u00f2 il pi\u00f9 vecchio tra gli elettori perch\u00e9 a nome della nazione riconoscesse l\u2019eletto e gli promettesse obbedienza. Tuttavolta anche quella debole traccia dell\u2019antica influenza popolare, per le emanazioni dei correttori, fu abolita come superflua nel 1425, dopo la morte del doge <strong>Michele Steno<\/strong>. Da quell\u2019istante il popolo non assisteva alla cerimonia se non come semplice testimonio e come spettatore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da poi che il nuovo principe era stato mostrato dalla tribuna e aveva ascoltata la messa solenne, dava il giuramento di essere fedele ed esatto osservatore delle leggi. Allora il <em>primicerio di San Marco<\/em> gli presentava lo stendardo della repubblica, e vestito veniva del manto ducale. Subito dopo questa cerimonia il doge un tempo sedeva per entro ad un <em>pergamo<\/em> di legno (pozzetto) e veniva portato da circa 200 artefici dell\u2019Arsenale per tutta intorno la piazza. Tale funzione in seguito si pratic\u00f2 il secondo giorno dopo l\u2019elezione; e siccome la elezione di <strong>Sebastiano Ziani<\/strong> nel 1172 accadde in maniera diversa dalle altre, cosi a far cessare i tumulti che dall\u2019innovazione potevano provenire, introdusse quel doge il costume di gettare denaro al popolo durante il giro fatto per la piazza, a similitudine degli antichi imperatori. Per quel costume sempre mantenuto, due bacili stavano ai lati del pozzetto ripieni di monete appositamente coniate onde essere lanciate al popolo. Ad evitare a profusione fu stabilito per\u00f2 che la somma non dovesse essere minore di 100, n\u00e9 maggiore di 500 ducati.&nbsp;Insieme al doge in quel <em>pergamo<\/em> stava qualche pi\u00f9 stretto suo parente ed il <em>ballottino<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come il giro della piazza fosse stato compiuto, il doge era condotto in palazzo dove dall\u2019alto della <em>scala dei Giganti<\/em> si incoronava con il corno ducale. Quel corno gli era posto sulla testa dal pi\u00f9 giovane dei consiglieri che diceva: <em>Accipe coronam ducalem ducatus Venetiarum<\/em>. Di l\u00e0 era condotto nella <em>sala del P\u00ecovego<\/em> o del pubblico, nella quale si doveva esporre il suo corpo dopo la morte, e dove doveva ricevere dai cinque correttori il giudizio della sua vita: Cosi tacitamente si ricordava la sana condotta cui il doge era tenuto affine di ottenere favorevole il giudizio dopo la morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella <em>sala del Piovego<\/em> passava il doge a quella del maggior consiglio ed ivi faceva una parlata alla nobilt\u00e0; indi, introdotto nei suoi appartamenti, finiva la cerimonia con un banchetto che doveva dare agli elettori.(1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) ERMOLAO PAOLETTI. Il fiore di Venezia. I quadri, i monumenti, le vedute ed i costumi veneziani. Vol IV (Venezia, Tommaso Fontana Tipografico Edit., 1840).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L'elezione e la coronazione dei dogi L'elezione si faceva anticamente in Eraclea e sul lido di Malamocco quando in quei luoghi era la residenza dei dogi. 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