{"id":66708,"date":"2021-03-29T06:13:18","date_gmt":"2021-03-29T06:13:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=66708"},"modified":"2024-02-01T07:06:58","modified_gmt":"2024-02-01T07:06:58","slug":"gli-inquisitori-di-stato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=66708","title":{"rendered":"Gli Inquisitori di Stato"},"content":{"rendered":"\n<h3>Gli Inquisitori di Stato<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli <em>Inquisitori di Stato<\/em> erano tre: due scelti dal <em>Consiglio dei Dieci<\/em> e si chiamavano &#8220;<em>i neri<\/em>&#8220;, il terzo proveniva dai <em>Consiglieri del Doge<\/em> e si diceva il &#8220;<em>rosso<\/em>&#8221; dal colore delle toghe nella loro carica precedente a quella inquisitoriale, che continuavano a portare nel nuovo importantissimo ufficio. Erano chiamati dal popolo i tre <em>Babai<\/em> perch\u00e9 il mistero regnava su loro li rendeva paurosi e terribili come gli antichi diavoli o <em>babai<\/em> delle leggende. Nei vecchi almanacchi veneti stampati nel 1700, mentre figuravano i nomi di tutti i patrizi che formavano le alte cariche, compresi quelli del <em>Consiglio dei Dieci<\/em>, erano invece sempre taciuti i nomi dei tre Inquisitori: il segreto su loro era assoluto e da ci\u00f2 nacquero tutte le favole raccolte, ampliate dai sedicenti storici della Repubblica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La loro definitiva istituzione risaliva al 1539 principalmente per vigilare sui delitti politici contro lo Stato e sulle violenze dei nobili: n\u00e9 illustri natali, n\u00e9 posti eminenti valevano a sottrarre il colpevole alla loro giustizia. Anche la morte da essi deliberata era sempre occulta, mistero e segretezza erano l&#8217;anima di quel Tribunale. Dalla <em>sala della Bussola<\/em> del Palazzo Ducale si entrava nel <em>gabinetto dei Tre<\/em>, di cui oggi rimane di antico il solo soffitto con il quadro allegorico &#8220;<em>Il ritorno del figliol prodigo<\/em>&#8221; e le &#8220;Quattro virt\u00f9&#8221; di <strong>Jacopo Tintoretto<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma quel gabinetto non aveva nulla di orribile come fu poi descritto da tanti romanzieri: tre sedili di legno di noce affissi al muro con cuscini di marocchino nero, una grande scrivania dinanzi, un piccolo tavolo a destra con uno sgabello per il segretario, le pareti erano coperte di cuoio a borchie d&#8217;oro, sopra le sedie degli <em>Inquisitori<\/em> pendeva una <em>Madonna <\/em>del <strong>Veronese<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I tre giudici quasi mai comunicavano con l&#8217;imputato: il segretario solo interrogava, sentiva le discolpe, riceveva le suppliche, formava il processo, annunziava la sentenza. Il Tribunale aveva anche alle sue dirette dipendenze &#8220;<em>un fante<\/em>&#8220;, educato secondo i riti del tribunale stesso, misterioso e solenne: citava le persone a comparire, intimava verbalmente i supremi decreti, portava ai luoghi di pena i delinquenti, faceva eseguire le sentenze di morte qualche volta coadiuvato dal <em>Missier grande<\/em>, da numerosi fanti e perfino dalla forza militare che il tribunale doveva richiedere al <em>Savio della Scrittura<\/em>, cio\u00e8 al <em>Ministero della Guerra<\/em>. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 27 luglio 1927.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Gli Inquisitori di Stato Gli Inquisitori di Stato erano tre: due scelti dal Consiglio dei Dieci e si chiamavano \"i neri\", il terzo proveniva dai Consiglieri del Doge e si diceva il \"rosso\" dal colore delle toghe nella loro carica precedente a quella inquisitoriale, che continuavano a portare nel nuovo importantissimo ufficio. 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