{"id":66670,"date":"2021-05-09T04:50:11","date_gmt":"2021-05-09T04:50:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=66670"},"modified":"2024-01-31T17:15:09","modified_gmt":"2024-01-31T17:15:09","slug":"il-trippaio-di-san-martino-di-castello-e-una-curiosa-legge-sui-pozzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=66670","title":{"rendered":"Il trippaio di San Martino di Castello e una curiosa legge sui pozzi"},"content":{"rendered":"\n<h3>Il trippaio di San Martino di Castello e una curiosa legge sui pozzi<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno fra i pi\u00f9 antichi campi di Venezia \u00e8 il <em>campo dei Due Pozzi<\/em> a <em>San Martino<\/em>. Oggi, per la verit\u00e0, dei due pozzi ne esiste uno solo, ma il <strong>Sabellico<\/strong> ci fa sapere che ai suoi tempi ne esistevano due gemelli e la <em>contrada di San Martino<\/em> ne andava superba e pagava la sua tassa sui pozzi senza alcuna protesta. Da questa contrada anzi ebbe origine la legge del 1536 con cui la Repubblica non volendo che si facesse guadagno sull&#8217;acqua del Comune escludeva dall&#8217;uso dei pozzi pubblici &#8220;<em>i tentori, i barbieri, i varottieri, i triperi, i lavanderi et i luganegheri<\/em>&#8220;. E l&#8217;origine fu un grande subbuglio di popolo contro un venditore di trippa che aveva bottega sul campo e che per il suo mestiere consumava una grande quantit\u00e0 di acqua attingendola dai due pozzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell&#8217;estate del 1535 una terribile siccit\u00e0 tormentava Venezia, il <em>Brenta<\/em> dal quale si traeva l&#8217;acqua era quasi all&#8217;asciutto, i serbatoi di <em>Lizza Fusina<\/em> non erano ancora costruiti e ci\u00f2 nonostante il trippaio di San Martino, tale <strong>Francesco<\/strong> da Murano, continuava spensieratamente e consumare l&#8217;acqua per le numerose lavande delle sue frattaglie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le prime a protestare furono le donne; ben presto si unirono i mariti, e un bel giorno, visto che l&#8217;ostinato continuava, si pens\u00f2 nientemeno di dar fuoco alla bottega e l&#8217;azione avrebbe seguito il pensiero se non fossero subito accorsi gli sbirri.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il patrizio <strong>Alvise Malipiero<\/strong> che abitava proprio sul campo, ricorse allora al <em>Magistrato delle Acque<\/em> e questi ricorse al Consiglio ed il Consiglio decret\u00f2 quella legge che ebbe una severa applicazione per molti e molti anni.&nbsp;Incaricati della sua esecuzione erano i capi contrada, i quali dovevano o sorvegliare di persona o mandare un incaricato di fiducia nelle ore in cui si aprivano i pozzi: la mattina a terza, cio\u00e8 verso le otto, e la sera al tocco della campana maggiore di ogni parrocchia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma come lavavano le loro mercanzie i <em>beccari, triperi, varotteri<\/em> se era loro proibito di provvedersi ai pozzi pubblici? Oltre all&#8217;acqua pubblica dei pozzi, vi erano barche di acqua che andavano in giro per la vendita o erano di stazio in pi\u00f9 punti della citt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 28 settembre 1924.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il trippaio di San Martino di Castello e una curiosa legge sui pozzi Uno fra i pi\u00f9 antichi campi di Venezia \u00e8 il campo dei Due Pozzi a San Martino. 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