{"id":66548,"date":"2021-01-31T07:10:15","date_gmt":"2021-01-31T07:10:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=66548"},"modified":"2024-02-01T07:20:33","modified_gmt":"2024-02-01T07:20:33","slug":"bartolomeo-dalviano-capitano-generale-della-repubblica-di-venezia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.conoscerevenezia.it\/?p=66548","title":{"rendered":"Bartolomeo D&#8217;Alviano, Capitano Generale della Repubblica di Venezia"},"content":{"rendered":"\n<h3>Bartolomeo D&#8217;Alviano, Capitano Generale della Repubblica di Venezia<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si era in piena <em>Lega di Cambrai<\/em> contro la Repubblica, che mettendo a profitto la sua fine diplomazia e il valore delle sue truppe teneva arditamente testa a tutta l&#8217;Europa. I Francesi volevano conquistare le citt\u00e0 del milanese appartenenti ai Veneziani e mettevano al comando dell&#8217;esercito il famoso maresciallo <strong>Gian Jacopo Trivulzio<\/strong>, mentre la Serenissima dal canto suo assoldava <strong>Bartolomeo D&#8217;Alviano<\/strong>, tornato allora di Francia e accolto a Venezia con feste quasi trionfali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 15 maggio 1513 doveva aver luogo la solenne consegna del bastone di comando al signor <strong>Bartolomeo<\/strong>: andavano i gentiluomini destinati a levar l&#8217;<strong>Alviano<\/strong> nelle sue case vestiti sfarzosamente di drappi d&#8217;oro, di scarlatto e di seta, accompagnati dal lieto suono di venti trombe. Il capitano generale scese subito precedendo il corteo, vestito d&#8217;un robone di rizzo d&#8217;oro, la cui sola stoffa, racconta il <strong>Sanudo<\/strong> nei suoi <em>Diari<\/em> costava seicento ducati, seguito dai suoi domestici in ricca livrea, a scacchi bianche e rossi, e dai suoi paggi menati di Francia dai splendidi costumi di velluto bianco e rosso. Erano con lui i migliori capitani di allora: <strong>Teodoro Trivulzio<\/strong> in veste di damaschino paonazzo, con grossa catena al collo, domino <strong>Giampaolo Manfrone<\/strong>, <strong>Antonio de Pii<\/strong> e <strong>Giovanni da Fano<\/strong> con altri condottieri veneziani tra i quali il conte <strong>Collalto<\/strong> il figlio di <strong>Giano Campofregoso<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il doge <strong>Leonardo Loredan<\/strong> aspettava vestito di &#8220;<em>restagno d&#8217;oro<\/em>&#8221; in <em>sala dei Pregadi<\/em> circondato dai Senatori e dagli ambasciatori esteri e giunto l&#8217;<strong>Alviano<\/strong>, con grande accompagnamento di popolo si riunirono le due comitive, camminando sier <strong>Bartolomeo<\/strong> e fianco del doge, scesero nella chiesa ove il patriarca cant\u00f2 messa e benedisse bastone e stendardo. Il doge prese le insegne dalle mani del patriarca, volto all&#8217;<strong>Alviano<\/strong> gliele consegn\u00f2 con un breve discorso, l&#8217;<strong>Alviano<\/strong> giur\u00f2 solennemente sul Vangelo, e preceduto dallo stendardo e dalle trombe usc\u00ec di chiesa accompagnato dal doge, dal patriarca, dal Senato, da grande turba di popolo fino al <em>ponte de la Paglia<\/em>, dove si sciolse il corteo e il capitano generale ritorn\u00f2 con il magnifico seguito alle sue case dove diede uno splendido banchetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giorno dopo in casa <strong>Vendramin<\/strong> alla <em>Giudecca<\/em> ebbe luogo nella corte del palazzo una gande festa in suo onore, ma la suntuosa colazione fu fatta &#8220;<em>in pressa<\/em>&#8220;, poich\u00e9 messer <strong>Bartolomeo<\/strong> &#8220;<em>non perde tempo n\u00e9 mai sta fermo<\/em>&#8220;. Mangiava in piedi e diceva ai convitati sorridendo: &#8220;<em>Io non nacqui mai et per\u00f2 non morir\u00f2 mai. Et questo perch\u00e9 quando al nacque, la madre morite, et lui fu cavato dal corpo aperto della madre<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 17 maggio egli doveva partire per il campo, ma fece sapere alla Signoria che non poteva andare al campo se prima non gli venivano pagati i seimila ducati promessi. La Signoria invece nicchiava per timore &#8220;<em>non li spendi a pagar li soi creditori et perch\u00e9 conosceva la mania del lusso, delle spese pazze di messer Bartolomeo<\/em>&#8220;, ma visto che l&#8217;ostinato non voleva partire, glieli diede e l&#8217;<strong>Alviano<\/strong> non pag\u00f2 i creditori fece per\u00f2 grandi elemosine ai conventi e comper\u00f2 argenti, &#8220;<em>et molte altre cosse<\/em>&#8220;, tutte cose utili a un condottiero.&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla vigilia della partenza, narra il <strong>Sanudo<\/strong>, <strong>Bartolomeo d&#8217;Alviano<\/strong> passeggiava per la <em>Piazza di San Marco<\/em> insieme con il doge <strong>Loredan<\/strong>. In alto dal campanile si stava riparando la cupola &#8220;<em>et per mezo una ruoda di legno si tirava su le piere<\/em>&#8221; quando si ruppe il sostegno e cadde la ruota con le pietre e queste uccisero un puto che stava a guardare. La grossa ruota balz\u00f2 quasi ai piedi del doge &#8220;<em>et il signor Bartolomeo disse: Buon augurio, la ruoda di la fortuna si volta in ben de vostra Serenit\u00e0<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Difatti, &#8220;<em>la ruoda<\/em>&#8221; port\u00f2 fortuna e il d&#8217;<strong>Alviano<\/strong> ottenne prosperi successi nel Friuli e nel Polesine, ma purtroppo mentre il cuore dei Veneziani si apriva a belle speranze il capitano Generale di San Marco colto da grave infermit\u00e0 moriva il 7 ottobre 1515.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il suo corpo fu recato a Venezia ove gli si celebrarono con molta magnificenza i funerali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fu sepolto a <em>Santo Stefano<\/em> e alla vedova e al figlio, rimasti in povert\u00e0 per la sua mania del lusso e dello spreco, il <em>Senato<\/em> assegn\u00f2 sessanta ducati al mese, diede loro una comoda casa in citt\u00e0 e l&#8217;esenzione dei dazi per le cose loro occorrenti come assegn\u00f2 altres\u00ec alle sue tre figliole ducati tremila per ciascuna al loro maritare. (1)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il monumento alla memoria dell&#8217;<strong>Alviano<\/strong> nella <em>chiesa di Santo Sefano<\/em>, venne realizzato da <strong>Girolamo Paliari<\/strong>, <em>scultore a San Vidal<\/em>, su progetto di <strong>Baldassare Longhena<\/strong> (cfr. <em>Pertile e Capponi. Il monumento a Bartolomeo D&#8217;Alviano<\/em>). La lapide, posta ai&nbsp;piedi del condottiero, riporta la scritta:<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">&#8220;BARTOLOMEO LIVIANO IMPERATORI&nbsp;\/ PLURIMIS BELLIS SPECTATO&nbsp;\/ QUEM AD GAIDUM PRAEPROPERA MORS&nbsp;\/ FRACTUM LABORIBUS ABSTULIT \/ CI\u0186.I\u0186. XV NONIS OCTOBRIS \/ SENATUS DICATAM MEMORIAM RENOVAVIT \/ AD MERITA GLORIAE PERENNITATEM \/ .CI\u0186. I\u0186C. XXXIII.&#8221;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(1) Giovanni Malgarotto. IL GAZZETTINO, 5 agosto 1934<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Bartolomeo D'Alviano, Capitano Generale della Repubblica di Venezia Si era in piena Lega di Cambrai contro la Repubblica, che mettendo a profitto la sua fine diplomazia e il valore delle sue truppe teneva arditamente testa a tutta l'Europa. 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